A chi guardare
Tommaso Buscetta, quand’era giovane e ancora un membro sconosciuto di una piccola cosca palermitana, conobbe un giorno Salvatore Giuliano, il famoso bandito di cui ti ho parlato. Era il 1947. Dickie scrive che la presenza di Giuliano riempiva il giovane Buscetta di un timore reverenziale: gli sembrava che dal bandito emanasse una luce tutta particolare.
Più o meno nello stesso periodo Buscetta conobbe Giuseppe Genco Russo, il boss di Mussomeli. Alle spalle i mafiosi chiamavano Russo Gina Lollobrigida, per il suo amore inguaribile per i giornali. A quel tempo Russo era già un proprietario terriero benestante e un politico democristiano, ma in casa teneva ancora un mulo, e come gabinetto aveva una buca in cortile con una pietra per sedile, senza muri e senza porta. Buscetta, uomo di città, ricordava poi con orrore come Russo, nel bel mezzo di una conversazione, si sedesse su quella pietra e usasse il «gabinetto» per quello a cui serviva.
Dieci anni dopo, nel 1957, al ristorante Spanò, sul mare di Palermo, Buscetta, a sentir lui, passò cinque ore a pranzo con Joe Bonanno, il boss di una delle cinque famiglie di New York, venuto in Sicilia in vacanza. Per tutta la vita Buscetta ricordò con ammirazione quell’uomo straordinario, raffinato, di un’intelligenza tutta speciale. Dickie ne trae la conclusione: Buscetta si era trovato un modello da imitare. E aggiunge un dettaglio che adoro: nelle sue memorie su quel viaggio, Bonanno il pranzo allo Spanò non lo nomina nemmeno.
Scegli un modello
Ogni ragazzo prende qualcuno a modello, che lo voglia o no. La questione è solo se il modello se lo sceglie lui o se è il modello a scegliere lui.
Buscetta passò per tre modelli, e ognuno gli insegnò qualcosa. Giuliano lo abbagliò con la luce della fama, e Buscetta vide come finisce la fama senza un appoggio: ti ricordi come finì Giuliano. Genco Russo gli mostrò che soldi e cariche non fanno di un uomo quello che vorrebbe essere. Bonanno gli mostrò quello che voleva diventare: raffinato, intelligente, un uomo di due continenti. E infatti Buscetta diventò poi il «boss dei due mondi».
Io ti consiglio di scegliertelo apposta, il modello. Trova uno che sa fare quello che tu ancora non sai e che vive come tu vorresti vivere fra vent’anni. Guarda come parla, come decide, come si comporta nei momenti difficili, come tratta la gente che sta sotto di lui. Non imitarlo in tutto: ognuno ha le sue debolezze, e copiarle è da stupidi. Prendi quello che funziona.
E non aspettarti che il modello si ricordi di te. Per Buscetta il pranzo allo Spanò fu l’avvenimento di una vita. Per Bonanno, una riga che si era scordato di mettere nelle memorie. Va quasi sempre così. Quello a cui ti ispiri non è tenuto a sapere che esisti. Da un uomo si può imparare anche da lontano.
Guarda la sostanza, non la luce
Seconda cosa: un modello lo puoi trovare anche dove non te l’aspetti. Perfino dall’altra parte.
L’agente Pistone, che visse quasi cinque anni in mezzo alla gente che poi fece mettere dentro, ha lasciato di Sonny Black un ritratto sorprendente. Se si considera la mafia un lavoro, scrive, Sonny era un vero professionista. Non un chiacchierone, non un despota. Un uomo di principio. «Può sembrare strano, ma lo rispettavo davvero». E Sonny una volta gli disse dei suoi progetti: «Voglio mettere su una squadra solida, con gente affidabile, gente a cui puoi voltare le spalle».
Il ritratto migliore del boss l’ha fatto l’agente dell’FBI che l’ha fatto condannare. Pistone sapeva tenere separato il mestiere dalle qualità. Non condivideva quello per cui viveva Sonny, ma vedeva come manteneva la parola, come non parlava a vanvera, come non umiliava la gente, come metteva insieme la squadra. E queste qualità le rispettava, da qualunque parte stessero.
Impara anche tu. Da un concorrente si può avere qualcosa da imparare. Da un capo che non ti piace, pure. Uno di cui non condividi le idee può avere un talento straordinario per mettersi d’accordo. Non guardare da che parte sta un uomo, guarda che cosa sa fare bene. E prenditelo.
Dolcezza e fermezza
Terza cosa: i modelli migliori tengono quasi sempre insieme cose che sembrano inconciliabili.
Nicola Gentile, proprio quello che raccontava la parabola del professorino, era un paciere famoso, che aiutò a chiudere più di una guerra tra famiglie. Nel 1922 fu lui a convocare l’assemblea generale e a strappare il compromesso che salvò la vita a Morello. Ma Dash lo sottolinea: Gentile non era affatto solo un diplomatico. Era un boss temibile. Diceva che non si può essere capomafia senza essere feroci. Il suo nome se l’era fatto a Pittsburgh nel 1915, come uomo non di parole ma di fatti.
Il paciere migliore è quello dopo la cui parola non viene voglia di fare ricorso. La dolcezza senza fermezza è debolezza, la fermezza senza dolcezza è rozzezza. L’uomo che vale la pena prendere a modello sa essere l’una e l’altra cosa, ogni volta a ragion veduta. Cerca gente così. E da loro impara prima di tutto quando usare l’una e quando l’altra.
Un uomo del genere lo conobbe anche l’America. Nel maggio 1929, dopo la strage di San Valentino a Chicago, i capi delle bande di Chicago, Capone e i suoi nemici, si riunirono nella località balneare di Atlantic City. Capone spiegò poi al commissario di polizia di Filadelfia che si erano riuniti per seppellire il passato e dimenticare la guerra per il bene comune. Il Literary Digest scrisse che questa «conferenza di pace» l’aveva diretta da arbitro Johnny Torrio, un uomo più anziano e molto più silenzioso di Capone. Capone era il più rumoroso. Come arbitro avevano chiamato il più calmo.
Chi imitano i ragazzini
Un’ultima cosa. Ricordati che anche tu sei il modello di qualcuno, che ti piaccia o no.
Lo storico Critchley, esaminando le biografie dei mafiosi americani, nota che due uomini della famiglia di Filadelfia, Nicholas Caramandi e Thomas DelGiorno, erano cresciuti in un quartiere dove la famiglia del posto era forte, e fin da piccoli cercavano di imitare i «bravi ragazzi» del vicinato. I ragazzini in cortile guardavano gli adulti con i bei vestiti e volevano essere come loro. Non i maestri, non i preti: quelli che in strada erano rispettati.
La tua gente ti guarda allo stesso modo. Se arrivi tardi, arriveranno tardi. Se menti ai clienti, mentiranno a te. Se mantieni la parola, la manterranno. Non puoi non essere un modello. Puoi solo scegliere quale.
Tirando le somme
Scegliti il modello da solo, non per caso, e guarda le qualità, non la parte. E ricordati che guardano anche te. Da qualche parte, in questo momento, un ragazzino sta decidendo chi diventare guardando te. Fai in modo che poi non si ricordi di te come Buscetta si ricordava di Genco Russo.
