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Capitolo 10. Una squadra tutta tua

Chi prendere

Nel 1945, poco dopo la guerra, al giovane Tommaso Buscetta cominciarono ad avvicinarsi, come raccontò poi, uomini cortesi e misteriosi, che esprimevano i loro pensieri con mezze frasi e allusioni sottili. Sentiva di essere osservato e valutato. Uno di loro, un lucidatore di mobili, sondava con prudenza come la pensasse Buscetta sui poliziotti e sui giudici, sui valori della famiglia, sulla lealtà verso gli amici.

Alla fine quel lucidatore, Giovanni Andronico, gli propose di entrare nella cosca di Porta Nuova. Ed ecco come andò dopo, secondo il racconto di Dickie. Appena il capo della cosca approvò la candidatura, a tutte le altre cosche di Palermo furono mandati biglietti con il nome di Buscetta, perché ognuna, per i suoi canali, si informasse sulla sua affidabilità e controllasse che né lui né i suoi parenti avessero legami con la polizia. Solo quando tutti i controlli furono finiti ci fu l’affiliazione, e a pungere il dito di Buscetta fu lo stesso Andronico.

Guarda com’è fatta questa assunzione. Il candidato viene osservato a lungo, prima di fargli la proposta. Lo si mette alla prova con conversazioni in cui lui non sa di essere messo alla prova. Poi le informazioni non si chiedono a un garante solo, ma a tutti quelli che possono sapere qualcosa. E chi ha portato il candidato celebra di persona il rito: risponde di lui.

Il curriculum non vale niente

La prima regola sulle assunzioni che ho imparato in quarant’anni: il curriculum non vale niente. Un foglio lo può scrivere chiunque. Vale quello che dicono di un uomo le persone di cui ti fidi, e quello che hai visto tu stesso di come lavora.

Perciò raccogli referenze, e non una sola. Un garante può sbagliarsi, può essere amico del candidato, può essergli debitore. Diversi garanti indipendenti, quello sì che è un quadro. Non chiedere «è un buon lavoratore?»: a questa domanda tutti rispondono di sì. Chiedi: come si è comportato quando qualcosa è andato storto? Che cosa faceva quando nessuno lo guardava? Lo riprenderebbe?

E guarda con i tuoi occhi. Il modo migliore per conoscere un uomo è lavorarci insieme. Una settimana di prova, un piccolo incarico, un viaggio fatto insieme. Don Vincenzo non prendeva mai nessuno dopo un solo colloquio. Diceva: vieni, lavora una settimana all’accettazione, ci guardiamo un po’. In una settimana si vedeva tutto: se uno arriva tardi, come parla con i clienti, che cosa fa quando l’addetta all’accettazione si è allontanata. Questo il curriculum non te lo dirà mai.

Regole ed eccezioni

Seconda cosa: ogni assunzione ha le sue regole, e per la gente utile le regole diventano elastiche. È pericoloso, e bisogna saperlo.

In Cosa nostra la regola era rigida: il candidato non doveva avere parenti tra poliziotti, carabinieri, giudici. Il motivo si capisce. Eppure Gambetta riporta delle eccezioni. Aurelio Ocelli fu accolto nella famiglia di Vicari anche se era figlio di un carabiniere. Si vantava di agganci con politici importanti, e quell’utilità, a quanto pare, pesò più delle origini sfortunate. Anche Antonino Rotolo fu accolto, benché suo cognato fosse in polizia. Ma, osserva Gambetta, la sua carriera non andò veloce come avrebbe potuto.

Ogni eccezione alle regole di assunzione è una scommessa. A volte vincente. Ma ricordati che chi è stato preso scavalcando le regole per i suoi agganci lo sa. E sa che di lui si apprezzano gli agganci, non lui. Se gli agganci spariscono, sparisce anche il motivo per tenerlo. Lo capisce anche lui, e si comporta di conseguenza. Le eccezioni falle di rado, a ragion veduta, e non nasconderti perché le fai.

Non prendere gente difficile

Terza cosa: non prendere gente difficile contando di cambiarla. Non la cambierai.

Vincenzo Marsala, il figlio proprio di quel don Mariano, raccontò al processo chi lo aveva affiliato e che gente in generale si affiliava. Affiliano ragazzi con la testa non proprio a posto, che fanno sciocchezze e possono finire a rubare. E Antonino Calderone spiegava che due uomini erano stati accolti nella famiglia di Catania per tenerli sotto controllo, perché tutti e due ammazzavano un numero incredibile di persone per puro capriccio.

È proprio l’assunzione che sembra furba e si rivela uno sbaglio. Prendere il violento per tenerlo vicino. Prendere l’inaffidabile perché può tornare utile. Prendere uno dal brutto carattere perché sa fare tante cose. Ho visto come va a finire, nel nostro mondo e negli uffici. Una persona difficile avvelena la squadra più in fretta di quanto le sia utile. Litiga, intriga, dà il cattivo esempio, e la gente buona comincia ad andarsene, perché non vuole lavorargli accanto. Il carattere conta più delle capacità. Le capacità si possono insegnare. Il carattere, quasi mai.

Il periodo di prova

Quarta cosa: anche con le referenze migliori, dai a un uomo il tempo di dimostrare quanto vale al posto nuovo.

Nel 1974 la polizia canadese registrò di nascosto, in un bar di Montréal, una conversazione tra due mafiosi. Paolo Violi, membro della famiglia del posto, spiegava a un ospite venuto dalla Sicilia che un mafioso che si trasferisce in Canada deve accettare cinque anni di apprendistato in una delle famiglie, durante i quali lo valutano. L’ospite obiettava: ma se arrivo dall’Italia con una lettera e voi sapete che sono un amico, non ho gli stessi diritti? Violi rispondeva di no, era un’altra cosa. Se vive qui, con noi, e lo abbiamo riconosciuto qui, allora, quando sarà il momento, sarà tutto a posto.

Cinque anni di prova, perfino per uno che ha la raccomandazione dal paese d’origine. La raccomandazione apre la porta. Il lavoro al posto nuovo non lo sostituisce. In ufficio cinque anni non servono, ma l’idea è giusta: l’esperienza di prima e le referenze altrui non garantiscono niente nella tua squadra. Dai a un uomo un periodo, dagli dei compiti, guarda come li risolve, e solo dopo fidati del tutto.

Dopo un fiasco

Un’ultima cosa. Quando una volta hai sbagliato un’assunzione, inasprisci le regole. È normale, purché non esageri.

Dopo che Pistone ebbe vissuto quasi cinque anni nella famiglia Bonanno, la mafia, secondo lui, rivide le regole di ammissione. Tornò la vecchia regola: il candidato doveva «sporcarsi le mani di sangue», cioè eseguire un omicidio su commissione; i boss contavano sul fatto che nessun agente ci sarebbe arrivato. E a garantire per il candidato adesso dovevano essere due mafiosi di lungo corso, non uno, e possibilmente che lo conoscessero fin da bambino, o almeno da quindici-vent’anni.

Un solo agente dell’FBI ha raddoppiato il numero di garanti richiesti in tutto il settore. Anche il tuo errore di assunzione ti insegnerà qualcosa. Solo, non fare di un errore una regola che taglia fuori tutta la gente buona. La regola deve prendere l’errore, non punire chi non l’ha commesso.

Tirando le somme

Metti alla prova un uomo sul lavoro prima di prenderlo, e dai un periodo di prova anche a chi ti viene raccomandato. Chi oggi viene a lavorare da te, fra dieci anni deciderà chi prendere dopo di te.

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