Dodici mestieri
Una volta chiesi a Don Vincenzo quanti modi ci sono al mondo per guadagnare. Ci pensò e disse: «Il modo di guadagnare è uno solo. Dare a uno quello per cui pagherà. Le forme, invece, sono tante». Poi restammo seduti fino a notte a contare le forme. Ne contammo una dozzina. Più tardi ho saputo che anche le persone istruite ne hanno contate più o meno altrettante. A noi è costato una bottiglia di grappa, a loro qualche anno di lavoro.
Passiamole in rassegna. Per ognuna ti darò un esempio dalla nostra vita e ti dirò dove l’esempio smette di essere onesto. È importante, perché nel nostro mondo molte cose si spacciano per una forma e in realtà sono un’altra.
La cosa
Il prodotto: fai una cosa una volta e la vendi tante volte. La birra del proibizionismo, il vino, il formaggio, i mattoni. Il bello del prodotto è che è staccato da te: hai fatto una partita, vendi anche mentre dormi. Il brutto sono le scorte, il deperimento e il fatto che una cosa si falsifica facilmente. Giuseppe Morello, che gli storici chiamano il capo della prima famiglia di New York, falsificava proprio un prodotto: i soldi. Nel 1910 il tribunale gli diede venticinque anni. La falsificazione, come vedi, è la via più breve dal prodotto tuo all’alloggio a spese dello Stato.
La rivendita: comprare a poco e rivendere più caro, prendendosi il rischio e il fastidio. Agli inizi del secolo Ignazio Lupo, detto il Lupo, parente e braccio destro di Morello, aveva a New York un grosso commercio all’ingrosso di prodotti e vini italiani. Come scrive lo storico Mike Dash, attraverso questa rete all’ingrosso i droghieri venivano costretti a comprare a prezzi alti, e capivano in fretta quanto fosse pericoloso passare a un fornitore più economico. Ecco dove la rivendita smette di essere un mestiere: il rivenditore onesto guadagna perché ha portato la cosa giusta nel posto giusto, non perché ha proibito di andare da un altro.
Il lavoro
Il servizio: fai per una persona quello che lei non può o non vuole fare da sola. Lavi la biancheria, ripari la macchina, segui una causa in tribunale. Un servizio non lo puoi fare in anticipo e mettere sullo scaffale, vive finché lavori, e per questo il suo prezzo è il tuo tempo e la tua bravura.
La mediazione: far incontrare due persone che hanno bisogno di trovarsi e prendersi una percentuale. Ti ricordi Peppe, che metteva d’accordo l’allevatore e il macellaio? Questa è mediazione pura. Il broker, l’agente, il mediatore, il sensale di matrimoni: sempre lo stesso lavoro, conoscere le due parti meglio di quanto si conoscano tra loro.
L’assicurazione: prendersi il rischio di un altro in cambio di un pagamento regolare. Gambetta, che studiava la mafia palermitana da economista, pensava che la sua merce principale fosse proprio la protezione, parente stretta dell’assicurazione. Ma la differenza è enorme. L’assicuratore si prende un rischio che esiste anche senza di lui. Chi appicca il fuoco da sé e poi ti vende l’assicurazione contro gli incendi non è un assicuratore. È un incendiario con le buone maniere.
L’accesso
La risorsa comune: una cosa che usano in tanti, ognuno un pochino. La palestra, la piscina, il circolo. Lefty Ruggiero, di cui ti ho già parlato, aveva il suo circolo al 43 di Madison Street a New York, e ci andavano i suoi: a parlare, a giocare, a mettersi d’accordo. La risorsa comune conviene quando da solo non te la puoi permettere, e tutti insieme invece sì.
Il noleggio: dare una cosa in uso per un po’ e riaverla indietro. L’agente dell’FBI Pistone ha descritto come funzionava il giro di distributori automatici e di macchinette da gioco di Anthony Mirra, della famiglia Bonanno. Le macchinette stavano in tutta la città, nelle botteghe, nelle tavole calde e nei circoli. Mirra faceva il giro dei punti, apriva le macchinette con la chiave, dava al padrone del locale la sua parte, una venticinquina di dollari, e dal giro tirava su circa duemila dollari a settimana. La forma di questo affare è legale: piazzare un’apparecchiatura in cambio di una quota dell’incasso. Il modo in cui trovava i punti nuovi, invece, no. Si presentava e basta, e proponeva al padrone di informarsi in ventiquattr’ore su chi fosse Tony. Alla seconda visita dicevano tutti di sì. Questo non è noleggio, è noleggio con la pistola puntata.
L’abbonamento: uno paga regolarmente e in cambio riceve regolarmente. Il giornale, l’acqua, il ritiro dei rifiuti. Don Vincenzo aveva un contratto con alcuni alberghi: ogni settimana ritiravamo e riportavamo la biancheria a un prezzo fisso. Gli alberghi potevano passare a un’altra lavanderia in qualunque mese, e questo ci teneva svegli meglio di qualsiasi sorvegliante. Invece la quota mensile del bottegaio «per stare tranquillo», che in Sicilia chiamano pizzo, non è un abbonamento, anche se arriva pure quella ogni mese. L’abbonamento il cliente lo può disdire. Dal pizzo no.
I soldi
Il prestito: dare dei soldi adesso e riceverne di più dopo. Pistone, quando si avvicinò per la prima volta alle famiglie Bonanno e Colombo, rimase persino un po’ deluso: venne fuori che facevano della normalissima usura. Niente di misterioso, solo soldi a interesse a gente a cui la banca non presta. Il creditore onesto guadagna perché si prende un rischio che gli altri hanno rifiutato. Lo strozzino, perché il debitore non ha dove andare.
L’opzione: vendere il diritto di fare qualcosa più avanti. Il biglietto del teatro, la prenotazione, l’anticipo sul raccolto. Nel Padrino c’è la scena in cui il Don accetta di aiutare l’impresario di pompe funebri Bonasera e dice che un giorno gli chiederà un servizio in cambio. Di fatto si compra un’opzione: il diritto di esigere qualcosa in futuro, senza che siano detti né l’importo né la scadenza. Una forma potentissima, e pericolosissima per chi l’ha concessa: non sa che cosa gli chiederanno.
Il capitale: mettere soldi in un affare e diventarne comproprietario. Meyer Lansky, negli anni Cinquanta, mise la maggior parte dei quattordici milioni di dollari che costò la costruzione dell’albergo Riviera all’Avana. Lo inaugurarono nel dicembre del 1957. Poco più di un anno dopo arrivò la rivoluzione, Lansky se ne andò e l’albergo fu nazionalizzato. Il capitale ti dà una quota del futuro, ma anche delle sue catastrofi.
La raccolta dell’attenzione: radunare gente e vendere l’accesso a lei. Il giornale, la rivista, la stazione radio, qualunque sala dove la gente arriva in massa. Nella nostra lavanderia c’era una bacheca appesa al muro, e i bottegai della nostra strada pagavano il Don per attaccarci un avviso: il sabato da noi aspettavano la biancheria quaranta persone, e ognuna si annoiava.
Che farne
Dodici forme non sono un menù da cui si sceglie un piatto solo. Un buon affare spesso ne mette insieme parecchie. La lavanderia di Don Vincenzo era un servizio per i passanti, un abbonamento per gli alberghi, un noleggio di tovaglie per i ristoranti e, come vedi, un po’ anche un giornale. Ogni forma aveva i suoi soldi, il suo rischio e i suoi clienti.
Quando arrivi con un’idea, chiediti: in che forma prendo i soldi? E non potrei prenderli anche in un’altra? Se vendi una cosa, forse conviene noleggiarla. Se fai un servizio, forse alla gente è più comodo un abbonamento. A volte cambiare forma trasforma un affare magro in uno grasso, senza toccare niente del lavoro.
E l’ultima domanda, che nel nostro mondo va fatta ad alta voce. È davvero la forma di cui porta il nome? O è un abbonamento che non si può disdire, un prestito da cui non si può uscire, un noleggio che non si può rifiutare? Se il cliente non può andarsene, non vendi un mestiere, vendi paura. E la paura, come vedrai, regge male il tempo.
