Il tuo capo
Lefty Ruggiero era il maestro che ogni novellino sogna, e il maestro di cui ogni novellino sogna di liberarsi. Lo stesso uomo.
Da una parte, scrive Pistone, Lefty gli voleva bene sinceramente. Gli insegnava tutto: come vestirsi, come parlare, davanti a chi stare zitto, come presentare la gente. Gli prometteva sempre un grande futuro: pazienza, Donnie, fai soldi, stai lontano dai guai, non trattare male la gente, e ti prendono. Aveva garantito per lui con la sua testa.
Dall’altra, Lefty poteva umiliarlo in quattro e quattr’otto, e davanti a tutti. Una volta, in un ristorante cinese, Pistone ordinò un piatto che non era della cucina cinese, e Lefty si mise a ragionare ad alta voce che solo i mezzi scemi vanno al ristorante cinese e non mangiano cinese. Non ce l’aveva con lui in particolare, scrive Pistone: era abituato a parlare così con la gente. Ma la pazienza finiva. Alla fine del 1979 scoppiò: «Non sono il tuo schiavo. Smettila di umiliarmi davanti alla gente». Lefty rispose: «Donnie, calmati. Sto cercando di fare di te un uomo. Mi hai mai sentito parlare con quel tono a Mike Sabella? Ce l’hai in mente di essere affiliato o no?»
Qualche tempo dopo, all’aeroporto di Tampa, Pistone per la prima volta non tirò giù dal nastro la borsa di Lefty, come facevano di solito. Tutti presero la loro roba, e la borsa di Lefty girava da sola in tondo, finché lui non capì e allungò la mano a prendersela da sé. Il tutto sotto gli occhi degli altri. Lefty, scrive Pistone, fumava dall’offesa.
Prima obbedire
Comincio il capitolo sul tuo capo con questa storia perché dentro c’è tutto: perché un maestro serve, perché con lui è dura, e dove finisce la pazienza.
La prima regola è semplice e antipatica: prima di comandare, impara a obbedire. Non perché il capo abbia sempre ragione. Ma perché solo eseguendo gli ordini di un altro impari come sono fatti gli ordini da dentro: quali si capiscono e quali no, quali si possono eseguire, quali sono stupidi, cosa prova l’uomo che li riceve. Chi non ha mai obbedito comanda male. Non sa com’è dall’altra parte.
Lefty non insegnava a Pistone solo le regole. Gli insegnava a stare nella gerarchia: qual è il tuo posto, con chi parli tu, e da chi ci vai attraverso chi sta sopra. Pistone ha sopportato per anni. Non per debolezza — aveva un compito —, ma anche perché capiva che Lefty aveva la sua posizione, i suoi capi, la sua responsabilità per lui. Finché sei allievo, il tuo mestiere è imparare, non dimostrare che il maestro sbaglia.
Solo non esagerare col rispetto. Il capo circondato da gente che gli dà sempre ragione diventa cieco. Un buon capo apprezza chi esegue l’ordine ma sa anche dirgli che l’ordine non funzionerà. Uno cattivo no. Se il tuo capo è cattivo, è un motivo in più per imparare da lui come non si fa.
Chiedi di nuovo
La seconda regola: se l’ordine non è chiaro, chiedi di nuovo. Non vergognarti. Ci si vergogna di fare la cosa sbagliata.
Nel nostro mondo gli ordini spesso si davano per allusioni, ed era un guaio continuo. Gambetta riporta un caso: quando il vecchio don Mariano Marsala chiese al capo della sua zona della scomparsa di un membro della famiglia, quello rispose con una storiella: una volta a Misilmeri era sparita una pecora, e da allora non se n’era saputo più niente. Don Mariano capì che l’uomo l’aveva tolto di mezzo la famiglia stessa: altrimenti non gli avrebbero risposto con una parabola, ma avrebbero organizzato le ricerche.
Ha capito: bene. E se non avesse capito? Antonino Calderone diceva che nella mafia la cosa principale sono le informazioni esatte, altrimenti nessuno capisce niente e comincia la confusione. Verso il 1975 suo fratello per poco non fu ammazzato da tre catanesi scappati a Milano: il loro boss si era messo in testa, per errore, che il fratello di Calderone fosse diventato il capo di una banda nemica. Lo salvò un uomo capitato lì per caso, che fece finta di unirsi agli assassini e per strada ne ammazzò due. La conclusione di Calderone: un’informazione sbagliata può costare la vita a un uomo.
In ufficio un ordine capito male costa soldi, tempo e fiducia. Perciò, quando ricevi un compito, ripetilo con parole tue: ho capito bene che bisogna fare questo e questo entro tale data, e a questo scopo? Un buon capo lo apprezzerà. Uno cattivo storcerà il naso, ma poi lo storcerà di più quando riceverà la cosa sbagliata. E quando gli ordini li dai tu, chiedi alla gente di ripeterli. Ti stupirai di quanti ordini diversi ci stanno in una sola frase tua.
Quando cambia il capo
La terza: i capi cambiano, e spesso all’improvviso. Bisogna saper passare tra il vecchio e il nuovo.
Nell’estate del 1979, dopo l’omicidio di Galante, di cui parleremo più avanti, nella famiglia Bonanno rimescolarono tutto. Lefty disse a Pistone: «Adesso tu e io stiamo sotto Sonny Black, è un caporegime affiliato. Gli hanno passato tutta la banda di Mike». Il vecchio caporegime, Sabella, lo avevano retrocesso a soldato. Sonny Black, che fino ad allora Pistone conosceva appena, diventò il loro nuovo capo.
Poi successe quello che succede in qualunque ufficio. Piano piano Pistone cominciò a rivolgersi a Sonny direttamente, senza Lefty. E Lefty cominciò a essere geloso. Una volta al telefono si lamentava che Sonny non gli avesse riferito un messaggio di Donnie: «Perché si crede re Artù. Con le sue fisime ha già stufato tutti». E aggiungeva, come una moglie gelosa: «Io non ti avrei mai fatto un bidone così».
Il vecchio maestro a cui il nuovo capo porta via l’allievo è una figura triste e pericolosa insieme. Perde il monopolio su di te e può cominciare a metterti i bastoni tra le ruote. Che fare? Rispetta il nuovo capo: è lui il tuo capo, i suoi ordini vengono prima. Ma non tradire il vecchio: non raccontare al nuovo quello che il vecchio dice di lui, non scavalcare il vecchio per farti vedere, ringrazialo per quello che ti ha insegnato. Pistone si è comportato proprio così: «Sonny è il mio boss, e io il boss lo rispetto». Ma Lefty non l’ha mollato fino alla fine.
Quando il maestro ti sbarra la strada
E la cosa più difficile. A volte il maestro che ti ha cresciuto diventa quello che ti trattiene. Non ti lascia andare avanti, si prende i tuoi meriti, ha paura che lo superi. E allora?
Allora ricordati che lui ha il suo destino e tu il tuo. Gli sei grato, ma non gli appartieni. Prima parlagli chiaro, senza testimoni, come Pistone parlò con Lefty: apprezzo quello che hai fatto per me, ma così non si può andare avanti. Se non serve, cerca strade che non ti costringano a passare da lui: un altro reparto, un altro capo, un altro affare. Solo non fargli la guerra apertamente. Nel nostro mondo per questo ammazzavano. Nel tuo se lo ricordano, e il tuo prossimo capo saprà come hai trattato il precedente.
A volte ti tocca obbedire persino a chi ieri stava sotto di te. Giuseppe Morello fu il primo «capo dei capi» di New York. Mentre lui era in prigione, il suo posto se lo prese Totò D’Aquila, più giovane e molto meno esperto, che fino ad allora aveva riconosciuto Morello come capo. Quando Morello uscì, D’Aquila lo condannò a morte, e Morello scappò in Sicilia. All’inizio del 1922, con la mediazione di un boss rispettato di Pittsburgh, si arrivò a un compromesso. Con ogni probabilità, scrive Dash, Morello rinunciò a pretendere il posto di prima e perfino la guida della sua stessa famiglia, e dovette riconoscere formalmente D’Aquila come suo boss. Il fondatore della ditta firmò l’ordine della propria retrocessione. E restò vivo, mentre D’Aquila nell’ottobre del 1928 lo ammazzarono.
Tirando le somme
Rispetto sì, leccapiedi no. E ricordati della borsa sul nastro. A volte, perché comincino a rispettarti, basta una volta non fare quello che per abitudine si aspettano da te. Una volta. Non tutti i giorni.
