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Capitolo 10. Una squadra tutta tua

Una lite nella squadra

Sei mesi dopo che Pistone si era aggregato alla banda di Jilly a Brooklyn, uscirono di prigione due vecchi membri, Patsy e Frankie. Il nuovo arrivato non gli piacque fin da subito. Un giorno Pistone entrò nel negozio e trovò tutta la banda in silenzio assoluto. Jilly lo prese sottobraccio e gli propose di fare due passi.

In strada Jilly glielo disse chiaro: niente di personale, Don, ma hai un problema con Patsy e Frankie. Non si fidano di te e vogliono chiedere informazioni su di te alla tua gente di Miami. Pistone chiese: e tu, non ti fidi di me? Jilly si agitò: certo che mi fido, ma con quei ragazzi ci sono cresciuto, abbiamo lavorato insieme molto prima che li mettessero dentro, non posso andargli contro. Torniamo dentro, ci sediamo e ne parliamo.

Pistone poi analizza questo episodio con rispetto professionale. Quei due avevano fatto tutto secondo le regole: erano andati dal più anziano e avevano messo sul tavolo le loro lagnanze. Jilly, il capo della banda, non poteva liquidarli con un’alzata di spalle, perché li conosceva da molto più tempo. Il conflitto era diventato affar suo, e anche lui si comportò secondo le regole: prima parlò con Pistone a quattr’occhi, in strada. E quando quello si impuntò, propose di sedersi tutti insieme. Al tavolo, scrive Pistone, tutti scoprono le carte e si dicono in faccia le loro lagnanze.

La discussione al tavolo fu dura, con una pistola sul tavolo, e finì con Pistone che diede loro un nome per il controllo, e il controllo, con suo grande sollievo, andò bene. Ma di questa storia a me non interessa la pistola, interessa il procedimento. Va bene per qualunque ufficio.

Come si giudica una lite

Guarda di nuovo questo procedimento, senza il colore da banditi. Gli scontenti non vanno l’uno dall’altro, vanno dal più anziano. Il più anziano non decide sentendo una parte sola: prima parla con l’altra, separatamente e senza testimoni. Se a quattr’occhi non si risolve, ci si siede tutti allo stesso tavolo e ci si parla in faccia. Il più anziano guida la discussione. La decisione si prende lì.

Perché così? Perché una lite lasciata crescere avvelena tutti. Se due hanno litigato e ognuno si lamenta con i suoi, dopo una settimana la squadra è divisa in due partiti, e nessuno si ricorda più da dove è cominciata. Se il più anziano lo sa e sta zitto, tutti concludono che non gli importa, e litigano con più coraggio. Se il più anziano si è schierato con uno senza ascoltare l’altro, il secondo si ricorderà per sempre che lì la giustizia non si trova.

Separali in fretta. Parla con ciascuno di persona. Se non basta, tavolo comune, davanti a te, in faccia. E decidi. Una decisione cattiva presa in fretta è meglio di una buona che arriva dopo un mese, quando ormai si sono detti l’irreparabile.

Come non si fa

Ed ecco che aspetto ha una lite quando la si tira per le lunghe.

Nella primavera del 1981 Tony Mirra, con cui Pistone aveva bazzicato i primi mesi a Little Italy, decise di strapparlo a Lefty. Andò dal capo della famiglia e dichiarò che Donnie lavorava per lui fin dall’inizio, e quindi gli apparteneva. Cominciarono le riunioni nel club del consigliere della famiglia Bonanno, in Prince Street, a Little Italy. Gli informatori dell’FBI segnalavano uno strano picco di attività: lì arrivavano mafiosi noti.

Lefty telefonava a Pistone allo stremo: «Non puoi nemmeno immaginare com’è. È l’ottavo giorno che ci battiamo con questo Mirra per te. Oggi sono stato quattro ore e mezza a tirarti fuori dai guai!». Alla faccenda si aggiunsero nuove accuse: un altro sosteneva che Donnie aveva fatto soldi con lui per conto suo e non aveva diviso. E poi Lefty perse le staffe: proprio davanti a tutti i boss si mise a urlare contro il suo caporegime, Sonny, poi contro gli altri caporegime, e disse cose di troppo. «E così mi hanno cacciato dal tavolo».

Cinque giorni dopo, a sentire Lefty, le riunioni decisero a favore di Donnie. Ma guarda quanto è costata questa disputa. Quasi due settimane di riunioni per un solo associato, a cui nessuno aveva nemmeno chiesto niente. La lite tra due persone si era gonfiata fino a diventare una disputa in cui erano coinvolti caporegime, consigliere, boss e perfino il capo della famiglia in prigione. E quello che aveva perso le staffe aveva perso il posto al tavolo, anche se alla fine aveva ragione lui.

Due errori di questa storia vale la pena ricordarli. Primo: una disputa che non si risolve subito si carica di nuove accuse, come una palla di neve. Secondo: chi in una disputa perde il controllo perde, anche se ha ragione. Lefty è stato fortunato che altri hanno preso le sue difese. Tu potresti non esserlo.

Dentro o fuori

E un’altra regola. Una lite dentro la squadra si risolve dentro la squadra. Portarla fuori, da estranei, da concorrenti, dai capi più in alto scavalcando il tuo, vuol dire ammettere che non ce l’hai fatta.

Joe Bonanno, spiegando come funzionava la Commissione americana, diceva che in caso di ribellione interna la questione di solito si risolveva dentro la famiglia. La Commissione interveniva solo se glielo chiedevano, e solo se entrambe le parti accettavano di rispettarne la decisione. Perfino in un mondo dove si litigava con le armi, si cercava di non trascinare le proprie liti dai vicini.

In ufficio è lo stesso. Se due dei tuoi uomini hanno litigato, è affar tuo, non del tuo capo, e di sicuro non dei clienti. Se hai litigato tu con un collega, prima parla con lui, non con il suo capo. Andare più in alto conviene solo quando dentro si è provato tutto. E ricordati: ognuno che hai tirato dentro una lite non sua si ricorderà poi che da solo non ce l’hai fatta.

Tirando le somme

Hai saputo di una lite? Occupatene subito: prima con ciascuno a quattr’occhi, poi, se serve, allo stesso tavolo, in faccia. E ricordati di Lefty, che hanno cacciato dal tavolo. Avere ragione non è un motivo per urlare contro i boss. Anche se se lo meritano.

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