Il Consigliere

Il Consigliere

Il vocabolario della Famiglia

Una parola, un solo significato in tutti e tre i libri. Nei capitoli queste parole sono sottolineate a puntini: passaci sopra o toccale e compare la spiegazione.

Affare
Con la maiuscola è ciò per cui la Famiglia esiste e per cui la pagano: la camicia per stasera, l’olio nuovo, un servizio che la gente aspetta. L’affare con la minuscola è un’occupazione qualsiasi; l’Affare con la maiuscola è una promessa che qualcuno vuole comprare. Se il cliente non sa dire per che cosa ti paga, non hai un Affare, hai delle faccende. Anche le faccende costano, solo che le paghi tu.
affiliazione
L’affiliazione si aspetta per anni: rispetta le regole, porta la tua quota, stai zitto davanti ai più anziani, e un giorno ti proporranno. Nel 1990 l’FBI registrò per la prima volta un rito del genere, a Medford, Massachusetts, nella famiglia Patriarca: il giuramento, il santino che brucia tra le mani, la promessa di uscire dall’organizzazione solo da morto. In ufficio si fa a meno del fuoco, ma la regola è la stessa: il titolo è un anticipo, non il saldo. E non promettere a nessuno l’affiliazione se in realtà hai altri piani per lui.
anni di magra
Ogni attività ha i suoi anni di magra. La regola della Famiglia: taglia dall’alto e comincia da te. Quando al porto lo sciopero durò a lungo e l’olio non arrivava, il Don per prima cosa dimezzò la propria quota, poi quella del Consigliere, e solo dopo ridusse l’orario in una delle lavanderie, senza licenziare nessuno. Un anno dopo se ne andò una sola stiratrice, e per sposarsi.
camorra
La camorra non è una piramide sola ma una folla di clan che ora si accordano, ora si fanno la guerra, come a Secondigliano, dove all’inizio degli anni Duemila si combatté per il potere. I suoi la chiamano «il Sistema»; ragazzini napoletani del clan dicevano alla cassa «Sono del Sistema di Secondigliano», e il commesso non osava parlare di soldi. Il Consigliere dalla camorra prende lezioni cupe ma chiarissime: sulla segmentazione, sul potere e su quanto ingannano i numeri.
Capisci?
Capisci? è una domanda che non aspetta risposta. Il Consigliere la mette in fondo al paragrafo, da sola, quando ha detto la cosa principale e vuole che tu non ci passi sopra. Se non hai capito, rileggi il paragrafo: nel nostro mondo far ripetere i più anziani non usa.
capo
Il destinatario dei libri è un giovane capo a cui il Consigliere dà del tu. Il capo risponde già delle persone e dei risultati, ma non decide ancora per tutta la Famiglia: sotto i soldati, sopra il Don, ai lati gli altri capi. Il posto più scomodo e quello da cui si impara di più. Se in ufficio hai sia dei sottoposti sia un capo sopra di te, si parla di te.
cassa della Famiglia
Tutto quello che la Famiglia ha in denaro vivo: nel cassetto, in banca, sui conti. Dalla cassa si pagano i soldati, i fornitori e gli sbagli; nella cassa si mette da parte per l’anno di magra. È una parola del Consigliere, non il gergo storico della mafia, anche se una cassa comune, da cui si pagavano le famiglie dei detenuti e gli avvocati, la descrisse già il questore di Palermo Ermanno Sangiorgi a cavallo tra Otto e Novecento. A ogni affare il Don arrivava con una sola domanda: «Quanto di questo è nostro?»
cliente
Il cliente non è quello che hai convinto, ma quello che paga e torna. Gli alberghi del Don potevano passare a un’altra lavanderia in qualsiasi mese, e questo teneva la lavanderia in forma meglio di qualsiasi sorvegliante. La strada guarda soltanto, il cliente si è già fidato; il soldato lavora, il cliente paga. Un cliente lo perdi in un giorno, lo riconquisti in anni.
Codice d’onore
Con il Codice d’onore il Consigliere chiude un capitolo o una parte: qualche massima, senza spiegazioni e senza morale. Se hai letto il capitolo, verificati sul Codice; se non hai fatto in tempo, leggi almeno quello. Con i giuramenti degli uomini d’onore non ha niente a che fare: qui non si promette di tacere fino alla morte, si consiglia come non andare in rovina.
Commissione
La leggenda attribuisce l’invenzione della Commissione a Charles «Lucky» Luciano, ma gli storici non hanno trovato tracce documentali della «rivoluzione»: di un consiglio dei boss si parlava già prima di lui. La Commissione siciliana, secondo il racconto di Tommaso Buscetta, la propose Joe Bonanno nell’ottobre del 1957, durante un lungo pranzo al ristorante Spano di Palermo. Nell’estate del 1963, dopo gli arresti di massa, si riunì per l’ultima volta e decise di sciogliersi. Il Consigliere non ci vede un’invenzione geniale, ma una toppa ben riuscita su regole vecchie.
consigliere
Quello che le cose sgradevoli al Don le dice a quattr’occhi e davanti alla gente sta dalla sua parte. Il narratore di tutti e tre i libri: senza nome, ma con quarant’anni di servizio accanto a Don Vincenzo. Il consigliere c’era anche nelle famiglie vere: nel 1990, al rito di affiliazione nella famiglia Patriarca registrato dall’FBI, le domande al nuovo arrivato le faceva proprio lui. Per te il Consigliere non è un capo né un maestro, ma uno più vecchio che ha visto come finiscono le buone idee.
contabile
Il Don aveva un vecchio contabile, «senza gusto, ma con l’aritmetica». Le offerte più belle il Don le passava proprio a lui, e lui sapeva quanto costava ognuna e quanto ne sarebbe rimasto. Il contabile non decide, ma decidere senza di lui è pericoloso. Meglio se anche il tuo direttore finanziario non ha paura di rovinare l’umore a una riunione.
Cosa nostra
Cosa nostra è un’organizzazione fatta di famiglie, di uomini d’onore e di regole d’ingresso rigide. Salvatore Contorno non diceva «entrare nell’organizzazione», ma «diventare Cosa nostra», cioè diventarla. Secondo Antonino Calderone, al nuovo arrivato dicevano che in Cosa nostra si entra col sangue e si esce solo col sangue. Il Consigliere ne parla molto e senza ammirazione: nella sua storia si vede bene che cosa tiene in piedi un’organizzazione e quanto si paga per questo.
Don
Nei libri è prima di tutto Don Vincenzo Carmuso, padrone di tre lavanderie e di un commercio all’ingrosso di olio d’oliva. Il narratore lo dice chiaro: il Don non era un mafioso, era un padrone di lavanderie. I libri non li leggeva, e ogni lezione che altri avevano messo per iscritto da tempo l’ha pagata di tasca sua. I don veri della storia della mafia gli stanno accanto per confronto, non come modello.
Famiglia
Così il Consigliere chiama qualsiasi azienda, dalle tre lavanderie del Don alla tua ditta. Con la maiuscola: non è la parentela e non è una banda, ma un affare comune in cui ognuno risponde degli sbagli degli altri. Le famiglie vere della mafia nei libri vanno con la minuscola — la famiglia Bonanno, la famiglia Patriarca — e confonderle con la nostra Famiglia non conviene. Da noi, se non altro, nessuno giura su un santino che brucia.
garante
Nella mafia un estraneo non lo si prende sulla parola: garantisce per lui chi l’ha portato. L’agente dell’FBI Joseph Pistone, che per alcuni anni visse tra gli uomini della famiglia Bonanno col nome di Donnie Brasco, fu portato dentro e protetto da un soldato, Benjamin Ruggiero detto Lefty, che restò fedele alla sua garanzia finché Donnie non salì sul banco dei testimoni. Nel nostro mondo per uno sbaglio così si ammazzano tutti e due; in ufficio smettono solo di credere a tutti e due, il che a volte è peggio. Perciò fa’ da garante solo per chi sei pronto a pagare.
Mano Nera
Con la «Mano Nera» si firmavano lettere di minaccia con richiesta di soldi; era più un metodo che una banda sola. Nel 1903 lettere così arrivarono alla famiglia del medico Salvatore Romano, e come mediatore si offrì Giuseppe Morello: «sistemò» la faccenda per cento dollari e si prese le lettere, a suo dire per studiarne la calligrafia. Le aveva scritte lui, naturalmente. Più tardi il Servizio segreto riferì che dopo che Morello finì in prigione le estorsioni erano calate di tre quarti, eppure nel 1911 le bombe della Mano Nera esplose furono il doppio del 1910: un buon motivo per controllare le relazioni prima di festeggiare.
offerta
Nel «Padrino» — è un film, ricordiamolo — c’è la famosa battuta sull’offerta che non si può rifiutare. Il Consigliere intende l’esatto contrario: un’offerta che non viene voglia di rifiutare, perché conviene. Tempi, quote, condizioni d’uscita: tutto detto ad alta voce. Se uno accetta per paura non è più un’offerta, e resterà tuo cliente solo fino alla prima occasione di andarsene.
omertà
Omertà è il nome della legge del silenzio. Secondo una delle versioni la parola viene da umiltà, e allora all’origine l’omertà era un codice di sottomissione, non solo di silenzio. Nel giuramento che l’FBI registrò nel 1990 in Massachusetts, il nuovo arrivato prometteva di obbedire «con amore e omertà». Il Consigliere non la celebra: il silenzio è utile finché non diventa complicità.
parola
Nella Famiglia la parola è la promessa e anche quello che fai dopo. «Lo promette la lavanderia»: la camicia per stasera, e se facciamo tardi il lavaggio è gratis. Il Don la vedeva semplice: «La perdita è una volta sola. La parola è per sempre». Una parola mancata costa più di qualsiasi multa, perché la strada la racconta in giro.
pizzo
Pizzo è la parola siciliana per il pagamento fisso estorto ai commercianti. «Bagnarsi il becco» suona quasi amichevole: nessuno dice «dare soldi per paura». Gli storici hanno trovato che nel dizionario del 1857 la parola vuol dire solo «becco», e in quello del 1868 già anche l’estorsione. Il Consigliere la cita come esempio del nostro talento per le parole; nemmeno nella tua ditta, quel talento, manca.
protezione
La protezione è quando paghi un po’ alla volta perché, se succede qualcosa, qualcuno venga a sistemare. Joe Valachi ricordava che suo padre, un povero venditore di verdura di East Harlem, pagava un dollaro a settimana per la «protezione», se no gli rompevano il carretto: in sostanza pagava perché non lo toccasse l’esattore stesso. Una compagnia di assicurazioni, dice il Consigliere, è una protezione che ha imparato a fare i conti. Se ti offrono protezione senza riserve, senza tabelle e senza tribunale, non è un’assicurazione: funziona fino alla prima estate calda.
«Questo è un amico nostro»
In Sicilia un uomo d’onore non poteva dichiararsi da solo a un altro uomo d’onore: ci voleva un garante che li conoscesse tutti e due e la formula «Questo è un amico nostro». La regola sembra strana finché non fai i conti: a un impostore mentire costa poco, mettere in gioco il nome di un altro è molto più difficile. A uno sconosciuto si crede esattamente quanto si crede a chi l’ha portato. La lettera di referenze nella tua ditta è la stessa formula, solo su carta intestata.
reputazione
La reputazione non è quello che racconti di te, ma quello che gli altri raccontano di te quando non ci sei. Si accumula in anni e si perde in una serata. Il Consigliere insiste: paura, rispetto, fiducia e notorietà sono cose diverse, e una non si fa passare per l’altra. Il Don, del resto, le interviste non le dava: «Si fanno fotografare solo le spose e i morti».
retrobottega
Il retrobottega è il posto per i discorsi che non si fanno davanti alla gente. In quarant’anni Don Vincenzo licenziò una decina di persone, non di più, e ognuna la chiamava lì, versava il caffè, diceva tutto in cinque minuti e pagava un mese in anticipo. Lì stesso, ogni novembre, quando arrivava l’olio nuovo, riuniva i giovani cuochi e mostrava a che calore l’olio comincia a fumare. In ufficio è la sala riunioni a porta chiusa, se la usi allo stesso modo.
soldati
La stiratrice, l’autista, l’addetta all’accettazione: nei libri sono i soldati della Famiglia. Il capo che in un anno di magra taglia ai soldati e non tocca il suo stipendio perde i soldati, e con loro l’attività, quando l’anno finisce. Nelle famiglie americane vere il soldato era il membro semplice; tale era Benjamin Ruggiero detto Lefty, garante dell’agente dell’FBI noto come Donnie Brasco. Confondere i soldati con i clienti è vietato: i primi lavorano per la Famiglia, i secondi la pagano.
strada
La strada non è un indirizzo, è gente: chi non ha ancora comprato, chi ha già comprato e chi ci ha ripensato. Decide da sola cosa vuole e sparge quello che pensa di te più in fretta di qualsiasi annuncio. Ascoltare la strada è il primo mestiere di un capo; litigarci, l’ultimo. In ufficio sulla strada si scrivono relazioni; il Don preferiva restare un po’ al banco.
territorio
I quartieri dove le lavanderie del Don ritirano la biancheria e i ristoranti dove porta l’olio: quello è il suo territorio. Non basta prenderlo, bisogna tenerlo: con la qualità, con la parola e facendo in modo che al vicino non convenga entrarci. Il muro migliore è quello che nessuno prova a scavalcare. In ufficio il territorio è il tuo mercato, e i suoi confini conviene conoscerli prima che li mettano alla prova i concorrenti.
ufficio, ditta
L’ufficio è il tuo mondo, e il Consigliere ci entra senza avvisare: da noi andava così, nella tua ditta va così. In ufficio per gli sbagli non ti ammazzano, ma nemmeno ti perdonano: lo fanno solo con più educazione. In compenso lì le parole abbondano: nessuno viene licenziato, si «ottimizza l’organico». Le lezioni della Famiglia in ufficio valgono quasi tutte, tranne i metodi di riscossione.
uomo d’onore
Così in Cosa nostra si chiamano i membri affiliati. Secondo una delle regole più note di quel mondo, un uomo d’onore non poteva presentarsi da solo a un altro uomo d’onore: ci voleva un terzo che li conoscesse tutti e due. Il Consigliere usa questa parola solo per i mafiosi veri della storia. L’onore in ufficio lo misura in modo più semplice: mantieni la parola o no.