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Capitolo 10. Una squadra tutta tua

Il titolo e i soldi

Una volta, nella banda di Jilly, quella con cui Pistone aveva cominciato il suo lavoro a Brooklyn, ci fu una festa: Jilly era stato affiliato alla famiglia Colombo. Era raggiante. «È stato una figata pazzesca!», raccontava. Pistone scrive che quella sera stessa tutti cominciarono a trattare Jilly con più rispetto, senza la confidenza di prima. La banda aveva il suo uomo affiliato.

Che cosa aveva ottenuto Jilly? Non un aumento di stipendio: nella mafia lo stipendio non esiste. Aveva ottenuto un titolo. E in quel mondo il titolo contava parecchio. Gli affiliati, spiega Pistone, sono rispettati, a difenderli è la mafia stessa, le altre famiglie non hanno il diritto di mettere il naso nei loro affari senza permesso. Immunità totale. In confronto ai comuni mortali, scrive, gli affiliati sono di sangue reale.

Anche il titolo è una moneta

Questa è la prima cosa da sapere sui titoli: sono anche loro una moneta, e a volte valgono più dei soldi. Chi ha ricevuto una carica, un grado, il diritto di firma, un posto a tavola, ha avuto una cosa che in negozio non si compra: il riconoscimento. Per molti conta più dell’aumento.

A chi lo dà, il titolo costa meno di un aumento, ma non è gratis. Ogni volta che nomini qualcuno responsabile, cambi i rapporti in tutta la squadra. Qualcuno è contento, qualcuno si offende, qualcuno comincia ad aspettare il suo turno. E il titolo dato alla persona sbagliata svaluta tutti gli altri. Se in ufficio uno su due è «specialista senior», la parola non significa più niente.

Don Vincenzo i titoli li distribuiva con il contagocce. Quando Anna cominciò a cavarsela bene all’accettazione, prima la fece capoturno, e l’aumento glielo diede solo sei mesi dopo, quando vide che teneva il turno bene quanto aveva tenuto l’accettazione. Diceva: il titolo è un anticipo, i soldi sono il saldo. L’anticipo si dà quando ci credi. Il saldo, quando vedi il risultato.

A chi il titolo non serve

Seconda cosa: il titolo non serve a tutti. Ad alcuni dà solo fastidio.

Gambetta racconta dei fratelli Costanzo, i più grandi costruttori di Catania. Nessuno di loro era formalmente membro della mafia, anche se ci lavoravano a strettissimo contatto. Antonino Calderone spiegava perché: suo fratello diceva che Enzo Costanzo aveva tutte le qualità necessarie e per un po’ ci aveva pensato su. Ma se Costanzo fosse diventato uomo d’onore, avrebbero dovuto presentarlo a tutti gli altri uomini d’onore, e quelli si sarebbero sentiti in diritto di andare direttamente da lui a chiedere lavori e favori. E se avesse detto di no a qualcuno, avrebbe rischiato di essere «posato» e di sicuro avrebbe perso la pace.

Il titolo dà diritti, ma anche doveri. A volte conviene restarne senza. Uno a cui offri il posto di capo può rifiutare non per modestia, ma perché non vuole che gli telefonino nel fine settimana. Non offenderti. Forse di titoli ne capisce più di te.

E capita che a uno del titolo proprio non importi. Il contrabbandiere Spadaro, proprio quello detto «l’Agnelli del contrabbando», era membro di una famiglia, ma per delle scorrettezze nel contrabbando il suo protettore lo degradò a semplice soldato. Buscetta testimoniò che, anche se una cosa del genere avrebbe dovuto provocare un conflitto, Spadaro non sembrava essersela presa per niente, e continuò come se nulla fosse. Gambetta spiega: se Spadaro avesse tenuto al suo status di mafioso, avrebbe reagito con più forza. A lui interessavano i soldi e gli affari, non il grado. La retrocessione non è una punizione per chi non vive della sua carica.

Guarda che cosa muove ognuno dei tuoi uomini. A uno serve il titolo, a un altro i soldi, a un terzo un lavoro interessante, a un quarto la libertà. Se dai a tutti la stessa cosa, metà saranno scontenti.

«La prossima volta tocca a te»

Terza cosa: le promesse di titoli vanno mantenute, e la fila dev’essere onesta. Altrimenti la promessa diventa veleno.

Una sera, in un ristorante di Brooklyn, Sonny Black fece i complimenti a Pistone: mi piace come gestisci le cose in Florida, sei uno che si arrangia, non c’è bisogno di starti dietro, non stai sempre a chiedere soldi come gli altri. E aggiunse: a fine anno dovrebbero aprirsi le liste per entrare nella famiglia, io posso proporre cinque nomi, e la mia lista ce l’ho già. Il primo posto è già preso. Gli altri quattro sono parenti di affiliati, quindi passano avanti. Ma la prossima volta tocca a te, il primo sei tu. Speriamo l’anno prossimo.

«La prossima volta» e «i parenti passano avanti» sono le formule più vecchie nella storia delle promozioni. A Pistone non importava, gli interessava altro. Ma immagina un associato vero, che per anni ha lavorato, ha rischiato e si è sentito dire questo ogni anno.

Ce n’erano parecchi. Guido, della banda di Brooklyn, secondo Pistone brontolava di continuo sui nuovi affiliati della famiglia Colombo, soprattutto sul figlio del boss: «Io sgobbo il doppio di questi ragazzi, ma affiliano sempre loro. Che affiliazione si merita quello? L’hanno preso solo per il padre». Jilly lo zittì: chiudi il becco, il negozio è pieno di gente, ci sotterrano se parliamo male del figlio del capo. Ma l’offesa non se ne andò da nessuna parte.

In Quei bravi ragazzi, che è un film, ricordiamolo, c’è una scena che si ricorda chiunque l’abbia vista. Tommy, irascibile e pericoloso, si mette il vestito migliore: oggi lo devono affiliare. Lo portano in una casa, lui entra in una stanza, e lo ammazzano. Non per il lavoro fatto male, ma per un vecchio omicidio di un uomo che non si poteva toccare. Il titolo promesso in cambio della fedeltà si è rivelato una trappola.

In ufficio l’attesa delusa di un titolo raramente finisce in modo così terribile, ma finisce sempre allo stesso modo: i migliori se ne vanno, quelli che restano smettono di impegnarsi. Se prometti una promozione, mantienila. Se non puoi, non prometterla. Se fai passare avanti un parente, preparati: tutti gli altri se lo ricorderanno per sempre.

L’aumento si dà per i risultati

Un’ultima cosa, sui soldi. Gli aumenti dalli per i risultati, non per l’anzianità, non per le lamentele e non per la devozione. Se aumenti lo stipendio a chi chiede più forte di tutti, insegni a tutta la squadra a chiedere forte. Se lo aumenti a chi è lì da più tempo, insegni a scaldare la sedia. Se lo aumenti a chi ha reso di più, insegni a rendere.

Sonny, nota bene, lodava Pistone non per la devozione e non perché gli stava accanto da tanto. Ma perché guadagnava da solo, non chiedeva soldi e non c’era bisogno di stargli dietro. Sono i motivi giusti, anche se escono dalla bocca di un uomo che non prenderesti come maestro.

Tirando le somme

Il titolo è un anticipo, i soldi sono il saldo. E non chiamare mai un uomo «per l’affiliazione», se in realtà hai per lui tutt’altri programmi. Anche in ufficio si nota.

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