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Capitolo 10. Una squadra tutta tua

Il piagnone, il pettegolo e compagnia

Nicola Gentile, il nostro vecchio amico, ricordava con disprezzo le riunioni generali della mafia americana di inizio secolo. Secondo lui l’assemblea generale era fatta di gente quasi analfabeta. Quello che più colpiva la sala era il saper parlare con eloquenza. Più l’oratore sapeva esprimersi, più lo ascoltavano, e più facilmente poteva portare l’opinione di quei bifolchi dove voleva lui.

Sono passati cent’anni, e io sono stato a riunioni dove era esattamente lo stesso. Solo che lì sedeva gente con bei vestiti e con la laurea.

In ogni squadra, di qualunque tipo sia, ci sono i suoi personaggi. L’oratore, il piagnone, il pettegolo, l’attaccabrighe, quello che non apre bocca, l’eterno offeso. Bisogna conoscerli di vista, perché ognuno di loro, a modo suo, pesa sull’affare, e non sempre come sembra. Passiamoli in rassegna.

L’oratore

L’oratore parla meglio di tutti. Alle riunioni lo ascoltano, le sue idee sembrano le più brillanti, le sue relazioni le più convincenti. A volte dietro c’è della sostanza. Più spesso, solo parole.

Il pericolo dell’oratore non è che mente. Spesso crede lui per primo a quello che dice. Il pericolo è che la squadra comincia a giudicare le persone da come parlano, non da quello che fanno. E allora il lavoratore silenzioso, che fa più di tutti, prende di meno, e l’oratore, che fa meno di tutti, prende di più. Dopo un anno hai una squadra di oratori, e non lavora nessuno.

La medicina è una sola: giudica dai risultati. Non da come uno ha raccontato il lavoro, ma da quello che resta dopo quel lavoro. Salvatore Contorno diceva ai giudici che nel suo mondo meno si parla e meglio è, e mezza frase basta per capire se uno è dei nostri o no. Le risposte troppo lunghe, secondo lui, rovinano la reputazione di un uomo d’onore. In ufficio il mondo non è così severo, ma l’idea funziona: uno che ha bisogno di tante parole per spiegare che cosa ha fatto, molto probabilmente ha fatto poco.

Il piagnone

Il piagnone è sempre nei guai. Gli è sempre successo qualcosa, gli mancano sempre soldi, tempo, gente, la colpa è sempre degli altri. E il piagnone ha uno scopo, di cui spesso non si rende conto nemmeno lui: scaricare i suoi problemi su di te.

Una volta, mentre Lefty era ospite di Pistone in California, gli telefonò la figlia: suo figlio Tommy era stato arrestato per rapina a mano armata a Manhattan. Aveva cercato di rapinare un tizio che portava dei diamanti e, scappando dalla polizia, aveva aperto il fuoco. Di per sé, in quel mondo, non era una tragedia. Il guaio era che il rapinato era un affiliato di un’altra famiglia. Lefty si afflosciò subito: «Hai capito? Ma che razza di testa di cazzo! Adesso ci sarà una riunione, Donnie. Mi servirebbero mille verdoni. Hai qualche idea?». Pistone osserva che Lefty gli spillava soldi, anche se lui ne aveva di sicuro. Questa gente è fatta così: anche quando il figlio rischia la vita, prima cercano i soldi fuori, non nelle proprie tasche.

Il piagnone va ascoltato: a volte dietro la lamentela c’è un guaio vero, e va risolto. Ma poi fagli una domanda sola: tu che cosa proponi di fare? Il piagnone a cui chiedi una soluzione o la trova, o smette di piagnucolare davanti a te. Ti va bene in tutti e due i casi.

Il pettegolo

Il pettegolo sa tutto di tutti e lo racconta a tutti. Disgrega la squadra: la gente smette di fidarsi l’uno dell’altro, perché non sa che cosa si dirà di lei. Il consiglio solito è liberarsi del pettegolo. Ma c’è anche un’altra strada, che ho copiato da Pistone.

Una volta stava aiutando un collega, l’agente Larry, a infilarsi in una banda di Los Angeles. La cosa andava a rilento. Ed ecco che nel ristorante dove sedeva la banda capitò Johnny, un barista di New York che conosceva Pistone come uomo di Lefty. Pistone si avvicinò, salutò, disse che Larry era un suo amico. E scrive di sapere benissimo che Johnny avrebbe raccontato a tutta la banda dell’associato di New York con cui Larry era in confidenza, e quindi che anche Larry era dei nostri. Gli affari di Larry presero subito il volo.

Il pettegolo è un canale. Porta in giro tutto quello che sente. Se sai che è un pettegolo, puoi decidere tu che cosa farci passare. Una buona notizia che vuoi far sapere a tutti. Un elogio a qualcuno che è meglio non fargli arrivare direttamente. Solo, non dire mai davanti al pettegolo quello che non deve girare. E se il pettegolo comincia a spargere bugie che avvelenano la squadra, allora il discorso cambia: a quattr’occhi, breve, e per l’ultima volta.

L’attaccabrighe

L’attaccabrighe cerca un pretesto per litigare. Mette alla prova la resistenza di tutti quelli che ha intorno, soprattutto dei nuovi. In Quei bravi ragazzi, che è un film, ricordiamolo, c’è una scena famosa: Henry Hill dice a Tommy che è buffo, e Tommy all’improvviso gli chiede in che senso buffo, buffo come un pagliaccio, se lo fa ridere. Tutto il tavolo resta di ghiaccio finché Tommy non scoppia a ridere. È uno scherzo, ma un minuto dopo si capisce che con quell’uomo gli scherzi non sono mai scherzi.

Ti ricordi Mirra, che davanti a tutti aveva promesso a Pistone di sgozzarlo. È lo stesso tipo, solo vero. L’attaccabrighe tiene la squadra nella paura, e la paura è una colla cattiva: tiene finché l’attaccabrighe è lì vicino, e si sbriciola appena si gira. L’attaccabrighe non va assunto. E se ce l’hai già, va rimesso al suo posto subito e di persona, come ha fatto Pistone durante la passeggiata in Madison Street. Se non basta, ci si separa.

Quello che ascolta

E l’ultimo tipo, il più sottovalutato. L’uomo che sa ascoltare e non promettere niente.

Saviano descrive i «fantasmi» napoletani che portano lo stipendio del clan alle famiglie dei camorristi in carcere. Di lamentele dalle mogli ne sentono di ogni genere: sull’affitto, sui figli bocciati agli esami, sulle altre mogli, i cui mariti sono stati più furbi e sono saliti più in alto. Mentre le donne si lamentano, i «fantasmi», come racconta Saviano, ripetono monotoni che capiscono, che capiscono. Le lasciano sfogare e alla fine dicono, a grandi linee, che non dipende da loro, che loro portano solo i soldi e non decidono niente.

È un’arte alta, e in ogni squadra serve almeno una persona così. Uno che sa ascoltare lo scontento senza gonfiargli l’offesa, senza promettere quello che non può mantenere e senza passare la lamentela più su storpiata. Uno così spegne più incendi di qualunque capo. Tienilo da conto.

Tirando le somme

Il piagnone ascoltalo e chiedigli che cosa propone, e chi sa ascoltare senza promettere tienilo da conto. In fin dei conti, a qualunque riunione, come ha notato Gentile, si ascolta chi parla meglio. Il tuo compito è pagare chi fa meglio.

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