A che cosa è disposto
A Napoli una volta la polizia mise una microspia nella macchina dove stava seduto, con la musica a tutto volume, il giovanissimo Antonio Galeota Lanza. Era uno di quei ragazzini che, dopo la riforma di Cosimo Di Lauro, erano stati messi a capo di intere piazze di spaccio: sotto i quindicenni lavoravano i quarantenni. Il ragazzo raccontava la sua vita a un amico, e la microspia registrava. Ogni domenica sera, diceva più o meno, si prendeva ottocento-novecento euro, anche se quel lavoro aveva a che fare con il crack e la cocaina, anche se per quel lavoro ti toccavano cinquecento anni di galera.
Ottocento euro ogni domenica. Cinquecento anni di galera, un giorno. Il ragazzo conosceva benissimo tutti e due i numeri. E sceglieva il primo.
Puoi chiamarlo stupido. Io lo chiamo umano. Perché ognuno di noi, molte volte nella vita, ha fatto proprio questa scelta, solo con numeri più piccoli.
Che cosa muove la gente
La gente la muovono due forze: la voglia di ottenere e la paura di perdere. Vuoi soldi, rispetto, piacere, sicurezza, e ci vai incontro. Hai paura di perdere quello che hai, e fai di tutto per non perderlo. Tutto quello che chiamiamo motivazione è un misto di queste due forze.
Ma hanno una proprietà che spiega il ragazzo di Napoli. Tutte e due sono molto più forti quando il premio o la minaccia sono vicini, concreti e visibili. Ottocento euro la domenica sono il rotolo di banconote in mano, le scarpe da ginnastica, il motorino, il rispetto nel cortile. Cinquecento anni sono chissà quando, chissà come, forse a qualcun altro. Il cavernicolo di cui abbiamo parlato sceglie quello che si vede la domenica.
Da qui la prima regola per chi comanda la gente. Vuoi che uno faccia una cosa? Rendi il premio vicino e tangibile. Il premio di fine anno motiva meno di un complimento oggi e di un piccolo extra a fine mese. Vuoi che uno non faccia una cosa? Rendi la conseguenza vicina e chiara. La minaccia vaga del «prima o poi va a finire male» non ferma nessuno. Né i ragazzini di Napoli, né i contabili del tuo ufficio.
Tenersi a freno
La seconda cosa è il controllo di sé. Uno può volere una cosa e non farla. Può arrabbiarsi e stare zitto. Può volersene andare e restare. Questa capacità è una delle cose principali che ci distinguono dai cacciatori con la lancia. E una delle più costose.
Pistone scrive che per lavorare sotto copertura ci vuole un carattere di ferro: disciplina, autocontrollo, sicurezza, calma, sangue freddo. Solo così si regge la pressione psicologica e si resiste alle tentazioni di tutti i giorni. Nascondere i propri pensieri, i sentimenti e le paure così come nascondi il tuo vero nome. Giorno dopo giorno. Ridere alle battute dei delinquenti. Confidarsi non si può nemmeno con gli amici e con la famiglia. Solo con il contatto: una telefonata un paio di volte alla settimana, di pochi minuti, e un incontro al mese, anche quello di pochi minuti, per ritirare i soldi delle spese.
Quasi cinque anni così. Trattenere tutto: la rabbia per Mirra, l’irritazione per Lefty, la paura di essere scoperto, la voglia di dire la verità. E questo con un sangue freddo, quello di Pistone, che era fuori dal comune.
Quando la tenuta cede
E adesso guarda che cosa succede quando il sangue freddo finisce. È la terza cosa, e quasi nessuno se la ricorda.
A giugno di uno degli ultimi anni dell’operazione, Pistone riuscì a fare un salto a casa per il diploma della figlia maggiore. Non era a casa da quasi due mesi. A casa scoprì che un mese prima la moglie, mentre tagliava l’erba, era caduta e si era aperta la caviglia, le avevano dato sei punti, e a lui nessuno l’aveva detto. Le figlie avevano preso qualche cattiva abitudine, come scrive lui, niente di speciale, ma lui non c’era stato nel momento giusto. E quando finalmente rimase solo in camera da letto, non si trattenne e tirò un pugno con tutta la forza contro la porta. La sfondò da parte a parte.
Un uomo che per anni era stato zitto mentre i mafiosi gli promettevano di sgozzarlo sfondò una porta di casa, in camera da letto, senza testimoni. Non è una contraddizione. Trattenersi è un lavoro, e dopo un lungo lavoro uno si stanca. Per un periodo gli scienziati hanno pensato che la volontà avesse un serbatoio unico, che si svuota a ogni sforzo. Poi più di trenta laboratori l’hanno verificato seguendo lo stesso piano, e il serbatoio non l’hanno trovato. Quindi il serbatoio è una mia immagine, non fisiologia. La stanchezza e la paura lunga, per questo, non sono diventate un’invenzione. Perché sia crollato proprio quella sera e proprio contro la porta, non lo dirà nessuno. Io credo che a casa, semplicemente, non ci fosse nessuno davanti a cui tenere duro. La moglie poi gli disse: era la festa di tua figlia, potevi staccare dal lavoro almeno per una sera, o almeno sorridere. Rimase a casa tre giorni. Martedì tre giugno la moglie lo accompagnò all’aeroporto. Era il diciannovesimo anniversario del loro matrimonio.
Pistone scrive anche di come andavano in generale le cose in famiglia in quegli anni. A volte passava a casa un giorno solo e se ne andava la mattina presto, mentre tutti dormivano. Se veniva fuori un problema, lo risolveva all’istante, al volo, si inventava regole nuove, e le figlie gli urlavano che non aveva il diritto di comandare, lui che arrivava per un giorno. Alla fine, scrive, la famiglia arrivò a odiare il suo lavoro, e già che c’era tutto l’FBI.
Che farne
Non sprecare il sangue freddo dove se ne può fare a meno. Quanto ce n’è in una persona e come funziona, non lo so. So un’altra cosa: la lite con la tentazione che fai tutti i giorni, un giorno la perdi. Per questo la gente intelligente si organizza la vita in modo che le tentazioni non vadano vinte, ma semplicemente non siano a portata di mano.
Nello studio di Don Vincenzo non c’erano mai né grappa né dolci, anche se gli piacevano tutti e due. Diceva che non voleva vincere ogni giorno la stessa lite con se stesso. Le decisioni importanti le prendeva la mattina, non la sera, quando la pazienza della giornata l’aveva già spesa con i fornitori e i reclami. Le conversazioni sgradevoli le fissava all’inizio della settimana. E la domenica di affari non parlava proprio, anche quando ne aveva una gran voglia: la domenica, diceva, è il giorno in cui il serbatoio si riempie, non quello in cui si brucia.
Per te ne vengono fuori alcune cose. Togli le tentazioni dalla vista, invece di combatterle. Le cose più difficili falle quando le forze sono fresche. Non aspettarti, né da te né dagli altri, che si regga all’infinito: ogni sangue freddo ha un fondo. Dopo una giornata dura non prendere decisioni che non si possono annullare. E lascia una parte del serbatoio per casa. Alle persone che ami non devono toccare i tuoi avanzi.
E quando vedi qualcuno che sceglie ottocento euro la domenica contro cinquecento anni dopo, non affrettarti a giudicarlo. Chiediti quali domeniche scegli tu. E che cosa ti promettono i cinquecento anni a cui non hai voglia di pensare.
