Come decide il Don
D’estate, nel pieno dell’operazione a Milwaukee, Frank Balistrieri, il capo della famiglia locale, invitò Lefty e Pistone a una cena di riguardo e poi al ristorante. Al banco si parlava di spie, e tra una cosa e l’altra Frank si lamentò di non avere un uomo fidato a cui affidare le scommesse. Lefty ci si infilò subito: Donnie è proprio della pasta giusta, mi ha aiutato con le scommesse, la testa gli funziona. Frank guardò Pistone: «Te la senti?» «Eccome».
Pistone poi scrive che era un’occasione che capita una volta nella vita. Una rete di sale scommesse, e da lì a un passo i sistemi con cui i casinò mafiosi di Las Vegas nascondevano una parte degli incassi. Per l’FBI, una miniera d’oro. E capì subito che non avrebbe potuto approfittarne. Le sale di Frank vivevano di scommesse sul football. La stagione durava cinque mesi, si scommetteva giorno e notte, senza giorni di riposo. Era agosto. «Non potevo lasciare la mia famiglia per quasi sei mesi».
Peggio ancora, Frank annunciò che doveva telefonare a New York per mettere in chiaro, ufficialmente, che Lefty rispondeva di Donnie con la testa. E rifiutare un’offerta del genere dopo una telefonata a New York, scrive Pistone, è una cosa che fanno o gli sbirri o le spie. Quindi bisognava decidere in una notte, prima della chiacchierata del mattino con Lefty. Di notte vide i suoi capi dell’FBI, disse che la famiglia veniva prima, e la mattina presentò a Lefty il rifiuto come se non avesse voglia di passare l’inverno nell’umida Milwaukee. Il rifiuto gli rafforzò perfino la copertura: quale poliziotto avrebbe rinunciato a un’occasione così?
Decidere vuol dire tagliare
La parola «decidere» viene dal latino e vuol dire «tagliare via». Decidere vuol dire tagliare tutte le strade tranne una. Finché non hai tagliato, non hai deciso, stai solo pensando ad alta voce.
Quasi tutti hanno paura di decidere non perché non sappiano la risposta, ma perché non vogliono perdere le altre possibilità. Si capisce: e se l’altra fosse migliore? Ma finché tieni aperte tutte le porte, non ne attraversi nessuna. E il tempo, come a Milwaukee, decide al posto tuo.
Guarda come ha deciso Pistone. Ha visto qual era il nocciolo: sei mesi lontano dalla famiglia. Ha messo insieme i fatti: la stagione, le scommesse, la telefonata a New York, il tempo fino al mattino. Ha pesato le strade e le conseguenze di ognuna: accettare voleva dire perdere la famiglia; tirarla per le lunghe, bruciare la copertura; rifiutare, perdere l’occasione ma salvare sia la famiglia sia la copertura, se trovava il pretesto giusto. Ha scelto. E ha fissato subito la mossa successiva: la chiacchierata con Lefty la mattina, prima di colazione.
Don Vincenzo decideva allo stesso modo, solo senza dramma. Quando andavano da lui con una domanda, lui ne faceva altre tre. Di che cosa si tratta davvero? Che cosa sappiamo di sicuro e che cosa pensiamo soltanto? Che strade abbiamo e dove porta ciascuna? Finché a queste tre domande non c’era risposta, non decideva. Quando c’era, decideva in cinque minuti e non ci tornava più sopra.
Perché e come
Ci sono due attrezzi che aiutano ad arrivare al nocciolo.
Il primo è chiedere «perché» più volte di fila. Non una volta: cinque, se serve. Perché cala l’incasso? Perché ci sono meno ordini. Perché ci sono meno ordini? Perché se ne sono andati due ristoranti. Perché se ne sono andati? Perché le consegne arrivavano in ritardo. Perché arrivavano in ritardo? Perché il nuovo autista non conosce il giro. Perché non lo conosce? Perché nessuno gliel’ha insegnato. Siamo partiti dall’incasso e siamo arrivati al fatto che all’autista bisogna far vedere il giro. La soluzione stava al quinto «perché», non al primo.
William Flynn del Secret Service ragionava proprio così. Un suo contemporaneo lo descriveva come un uomo che pensa in grande, butta via le minuzie, va dritto alla radice ed è testardo come un bulldog. Quando nel 1909 per il paese cominciarono a girare banconote false nuove, le portavano i banchieri di Filadelfia, i bottegai di Pittsburgh, di Buffalo, di Chicago, di Boston. Flynn si chiese: dove le spacciano? Risposta: nei quartieri italiani di ogni città. E allora chi le fabbrica? A New York la risposta era chiara in partenza: prima di tutto, tenere d’occhio Morello. Una catena di poche domande portò da un mucchio di falsi in città diverse a un uomo solo.
Il secondo attrezzo è chiedere «come», quando l’obiettivo è chiaro e la strada no. Come ci riprendiamo i due ristoranti? Chiedendo scusa e rimettendo in ordine le consegne. Come le rimettiamo in ordine? Istruendo l’autista e facendo un orario. Come lo istruiamo? Per una settimana gira con quello vecchio. Così da un grande obiettivo arrivi a un’azione che puoi fare domattina.
La prossima mossa
La parola più utile per chi comanda è «prossima». Non «bisogna sistemare le consegne», ma «domani alle otto salgo in macchina con il vecchio autista». Non «bisogna parlare con Lefty», ma «domattina, prima di colazione». Finché un compito non ha una prossima mossa, ti resta appeso in testa e ti succhia le forze. Appena ha il suo prossimo passo, si muove da solo.
Scrivere o ricordare
La testa conserva male, ma pensa bene. Perciò tutto quello che devi ricordare è meglio portarlo fuori dalla testa, sulla carta, e lasciare la testa ai pensieri. È una delle regole più semplici e più forti.
Solo che nel nostro mondo con la carta era tutto complicato. Bernardo Provenzano, il «capo dei capi», è stato latitante per più di quarant’anni e comandava l’organizzazione dal suo covo segreto con dei bigliettini, quelli che in Sicilia chiamano pizzini. Dickie ne cita alcuni: pieni di benedizioni, di invocazioni al Signore e di assicurazioni di rispetto. Il sistema funzionava benissimo: niente telefoni, niente incontri, solo biglietti di mano in mano. Poi i pizzini cominciarono a saltare fuori. Nel 2003 li trovarono nel nascondiglio dell’uomo che si occupava della sicurezza dello stesso Provenzano. E nell’estate del 2006, dopo l’arresto del boss, la polizia in una sola mattina arrestò quarantacinque persone, in gran parte con il rango di capo, e, come scrive Dickie, la maggior parte delle informazioni veniva dai pizzini decifrati.
Pistone, come ricordi, faceva il contrario: teneva tutto a memoria, e le targhe delle macchine e i numeri delle armi li ricordava a gruppi di tre cifre. Uno scriveva, e si è fatto prendere. L’altro non scriveva, e ha mandato gente dentro.
Per te, per fortuna, la scelta è più semplice: non hai vicini che vogliono decifrare i tuoi biglietti. Scrivi. Scrivi i compiti, le promesse, i pensieri, le domande. Una testa liberata dal magazzino pensa meglio. Solo ricordati la lezione di Provenzano: tutto quello che è scritto, un giorno lo leggerà qualcun altro. Scrivi in modo da non vergognarti, se lo leggono.
Chiedilo a te stesso
E l’ultimo attrezzo: fare domande a te stesso. A volte la risposta ce l’hai già, solo che non te la sei ancora chiesta. Che cosa penso davvero di quest’uomo? Di che cosa ho paura in questa decisione? Che cosa farei, se non avessi paura? Che cosa consiglierei a un amico al mio posto? Una domanda fatta ad alta voce o sulla carta tira fuori dalla testa quello che c’era dentro ma non si vedeva.
Tommaso Buscetta prese la decisione più dura della sua vita quando i corleonesi gli uccisero due figli, il fratello, il nipote, il cognato e il genero. Lo arrestarono in Brasile, lo estradarono in Italia, e lì ingoiò la stricnina che portava sempre con sé. Sopravvisse per un pelo. E quando si rimise, decise di raccontare alle autorità tutto della società segreta in cui era entrato a diciassette anni. E mise una sola condizione: avrebbe parlato soltanto con Giovanni Falcone. Ha tagliato tutte le strade tranne una e ha scelto l’unico uomo di cui poteva fidarsi. Una decisione terribile, ma una decisione.
