Amici e nemici
Nel 1980 Tommaso Buscetta uscì di prigione e, prima di raggiungere la giovane moglie in Sud America, passò qualche mese a Palermo. Fu ospite di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo, i due boss più ricchi e potenti della città. Dickie riporta le sue impressioni. Bontate e Inzerillo non badavano affatto a quello che succedeva intorno: erano completamente presi dal traffico di eroina, che allora era al massimo. Ogni giorno davanti al cancello della villa di Inzerillo si fermavano dai cinquanta ai cento camion. Bontate e Inzerillo, ricordava Buscetta, parlavano di ville al mare e in montagna, di milioni di lire, di yacht e di banche, e lo facevano con l’aria di chi parla della spesa per la colazione.
Intanto i corleonesi di Totò Riina, che i ricchi boss palermitani consideravano dei bifolchi, reclutavano in silenzio uomini dentro le loro stesse famiglie.
Buscetta, che ha sempre avuto un gran fiuto, capì da che parte tirava il vento, rifiutò di fermarsi a mettere da parte un po’ di soldi e nel gennaio 1981 volò in Brasile. Il ventitré aprile Bontate tornava dalla festa per il proprio compleanno su un’Alfa Romeo rossa nuova fiammante, da collezione. A un semaforo lo crivellarono di mitra. Due settimane e mezza dopo toccò a Inzerillo: anche lui girava in Alfa Romeo, ma blindata, e i killer lo aspettarono all’uscita dalla casa dell’amante, mentre andava alla macchina.
L’avversario debole
L’uomo più ricco della stanza non si accorse che nella stanza era cambiato il padrone. Questa è la prima lezione sui nemici: di deboli non ce ne sono, ci sono quelli che hai sottovalutato.
Bontate e Inzerillo si credevano più forti, e a giudicare da tutto quello che si vedeva lo erano: soldi, agganci in America, politici, eroina. I corleonesi sembravano gente di campagna. Ma la gente di campagna aveva una cosa che ai ricchi mancava: guardava l’avversario, non i propri yacht. Mentre gli uni contavano i milioni, gli altri contavano gli uomini delle famiglie altrui che si potevano tirare dalla propria parte.
In ufficio succede così. La grande ditta non si accorge di quella piccola che le porta via i clienti uno alla volta. Il capo esperto non si accorge del giovane vice che, zitto zitto, si raccoglie la gente intorno. Chi è sicuro della propria posizione smette di sorvegliare quelli a cui la sua posizione dà fastidio. Non considerare mai debole un nemico solo perché è più povero, più giovane o più semplice di te. Chiediti che cosa vuole e che cosa sta facendo per prenderselo.
Vedere non basta
Seconda lezione: vedere il pericolo non basta. Bisogna fare in tempo a muoversi.
Qualche anno prima di questi fatti il mafioso Giuseppe Di Cristina, alleato di Bontate, fece una cosa che la gente del suo ambiente non osava quasi mai: andò dai carabinieri e raccontò i piani dei corleonesi. Sapeva parecchio: dello «squadrone della morte» di quattordici uomini, del fatto che i corleonesi si erano infiltrati nelle altre famiglie, di dove era stato visto di recente Provenzano, che a quel punto era latitante da quindici anni buoni. Consigliò ai carabinieri di colpire per primi. E chiuse il discorso con una frase cupa: entro la fine della settimana dopo, disse in sostanza, gli dovevano portare una macchina blindata, così sarebbe stato più tranquillo.
Qualche settimana dopo Di Cristina fu ucciso alla periferia di Palermo, a Passo di Rigano, nel territorio di Inzerillo. Dickie osserva che è difficile immaginare un affronto più sfacciato di un omicidio su una terra notoriamente altrui: era un messaggio anche per il padrone di quella terra. Né i carabinieri né Inzerillo lo lessero.
Di Cristina vedeva il nemico meglio di tutti. Ma la macchina blindata l’aveva ordinata per la settimana dopo. Se vedi il pericolo, muoviti oggi. Anche il nemico, per domani, ha i suoi programmi.
Tienilo più vicino
La terza lezione è la più famosa. Nel Padrino, nella seconda parte, Michael Corleone dice, citando il padre, di tenersi vicini gli amici e i nemici ancora più vicini. È un film, ricordiamolo, ma l’idea è vecchia e giusta. Il nemico va conosciuto meglio dell’amico. L’amico non ti fa brutte sorprese. Il nemico sì, se non lo tieni d’occhio.
Sonny Black la capiva a modo suo. Dopo l’omicidio dei tre caporegime nella primavera del 1981 gli toccò il caporegime Sabella, che era stato dall’altra parte. Sonny raccontò a Pistone: «Pensava che l’avrei fatto fuori. Poi ci siamo visti, abbiamo parlato. Mi ha spiegato che l’avevano minacciato e per questo era rimasto dall’altra parte. Gli ho detto: adesso lavori per me. E si è calmato. Mi servirà come un cane fedele».
Il nemico battuto conviene prenderselo, piuttosto che finirlo. Sa cose che tu non sai. È grato di essere vivo. E ce l’hai sotto gli occhi. Ma non tutti. Tony Mirra, che alla vigilia di quegli omicidi aveva dichiarato di restare con l’altra parte, da Sonny non ricevette un’offerta ma un avvertimento, tramite lo zio. Come annota poi seccamente Pistone nell’elenco dei destini, Mirra fu ucciso a New York nel 1982.
In ufficio non ammazzi i rivali, ma la scelta è la stessa. Chi ti ha conteso un posto può diventare il tuo vice migliore, se gli dai spazio e rispetto. Oppure può restarti nemico, se ti metti a finirlo. Chi avvicinare decidilo da una cosa sola: se è pronto a lavorare con te, non se ti era contro.
Il nemico più pericoloso è l’alleato di ieri
E l’ultima lezione, la più amara. Il nemico più pericoloso non è quello che conosci, ma quello che consideri dei tuoi.
Nel 2004 a Napoli, nel pieno della guerra di Secondigliano, uno dei primi bersagli del clan Di Lauro fu Ferdinando Bizzarro, detto Zio Fester. Prima era stato il capozona esecutivo del clan a Melito, poi aveva voluto gestire da solo soldi e decisioni. Saviano descrive come gli diedero la caccia. Usciva solo il martedì e il sabato, con quattro macchine. I vertici del clan mandavano perfino fax con le istruzioni ai propri uomini. Ma le indicazioni precise su Bizzarro, come ha poi accertato l’inchiesta, il clan le ebbe dal suo stesso socio d’affari, un politico del posto, ex sindaco di Melito, che curava gli interessi di Bizzarro negli uffici di ogni genere. Saviano lo chiama l’angelo della morte di Zio Fester.
Quattro macchine di scorta ti proteggono da quelli che temi. Da chi conosce i tuoi orari perché glieli hai raccontati tu, non ti proteggono. Sta’ attento agli alleati i cui interessi un giorno possono separarsi dai tuoi. Non perché tutti tradiscano. Ma perché gli interessi cambiano, e il socio di ieri domani può decidere che senza di te gli conviene di più.
Tirando le somme
Non farti nemici senza bisogno, e quelli che hai non considerarli innocui. Bontate e Inzerillo non sono morti perché avevano pochi amici. Sono morti perché non si erano accorti che la loro stanza era cambiata.
