I soldi degli altri
L’ultimo giorno del 1902 a New York fu registrata un’impresa edile con un bel nome: Ignatz Florio Co-operative Association. Ignazio Florio era uno degli uomini più ricchi di Sicilia, e con ogni probabilità non seppe mai che dall’altra parte dell’oceano qualcuno faceva commercio del suo buon nome. Come tesoriere della società fu registrato Giuseppe Morello. L’idea era di suo cognato, Ignazio Lupo: arricchirsi con l’edilizia in una città dove ogni anno arrivava un milione di immigrati.
Si cominciò in piccolo: capitale sociale di milleduecento dollari, azioni da due e da cinque dollari. Qualche centinaio di piccoli investitori, per lo più compaesani poveri di Corleone, comprarono una o due azioni a testa. Costringere qualcuno, scrive Dash, non fu necessario: il fiuto per gli affari di Morello era rispettato. Le case si costruivano in periferia, dove la terra costava meno, e si vendevano appena finite. Nel febbraio del 1907 la vendita di tre case sulla 138ª strada portò quindicimila di utile, altre tre sulla 140ª novemila. I dividendi si pagavano dopo ogni casa, e la maggior parte degli azionisti preferiva reinvestirli nel progetto successivo.
L’affare andava così bene che si decise di allargarlo. Il capitale fu aumentato di quasi duecento volte, fino a duecentomila dollari, le azioni adesso costavano cento l’una, e bisognò venderle ben oltre Little Italy, in tutto il paese, in buona parte ai soci criminali della famiglia. Solo nel 1905-1906 Morello e Lupo presero mutui ipotecari per trecentotrentaseimila dollari su una decina di cantieri. Ne mandavano avanti tre o quattro alla volta. Una riserva di contante, scrive Dash, praticamente non c’era. Morello, per giunta, secondo le informazioni del Secret Service, aveva preso l’abitudine di spendere i soldi rimasti dell’associazione.
Poi arrivò il 1907. Panico finanziario, recessione, solo a Little Italy fallirono venticinque banche, e dodicimila dei loro clienti persero tutti i risparmi. I prezzi della terra e delle case crollarono. Per l’estate del 1908 i soldi della cooperativa erano finiti, e i fornitori fecero causa. Morello dovette andare dagli azionisti, annunciare che dividendi non ce ne sarebbero stati e chiedere soldi per salvare la baracca. I poveri corleonesi, a quanto si sa, persero i loro cinque dollari in silenzio. Invece i nuovi azionisti, quelli che avevano pagato cento a testa, si rivelarono, come scrive Dash, molto meno pazienti. Meno pazienti e più pericolosi. Minacciarono di ammazzare il tesoriere.
La leva alza in tutte e due le direzioni
Ti racconto questa storia per intero perché dentro c’è tutto sui soldi degli altri.
I soldi degli altri sono una leva. Quando costruisci una casa con i tuoi venticinquemila e la vendi con un utile di cinque, hai guadagnato il venti per cento. Quando la costruisci con cinquemila tuoi e ventimila di mutuo, gli stessi cinquemila di utile ti danno il cento per cento sui tuoi soldi. Ecco perché la leva fa tanta gola. Quando le cose salgono, moltiplica l’utile.
Ma moltiplica anche la perdita. Se la casa ha perso cinquemila di valore, chi ci aveva messo i suoi soldi ha perso il venti per cento ed è andato avanti. Chi aveva il mutuo ha perso tutto quello che aveva, e deve pure gli interessi alla banca. La cooperativa di Morello era un affare splendido negli anni buoni e mortale in quelli cattivi, perché stava in piedi sul credito senza riserva. La leva non fa l’affare migliore o peggiore. Lo fa più rumoroso. Quello buono più rumorosamente buono, quello cattivo più rumorosamente cattivo.
Da qui la regola che Don Vincenzo ripeteva così spesso che la sento ancora. Prendi in prestito solo per una cosa che ti restituirà i soldi anche se va tutto male. Non per una che te li restituirà se va tutto bene.
Duemila per dieci giorni
C’è anche un secondo pericolo: i soldi degli altri costano, e a volte si mangiano tutto l’utile.
Pistone descrive l’ennesimo affare di Lefty, eternamente al verde. Gli avevano offerto una partita di videoregistratori per quindicimila dollari, e la si poteva rivendere a diciotto. Soldi suoi Lefty, come al solito, non ne aveva. Un conoscente gli prestò cinquemila per dieci giorni e per questo pretese duemila di interessi. Gli altri dieci Lefty voleva averli da Tony Conte, quell’agente di Milwaukee. Un agente non poteva dare soldi a un mafioso, e lui, per guadagnare tempo, decise di simulare un infarto. Si fece ricoverare, rimase un po’ attaccato alle flebo, e una volta dimesso annunciò di aver speso seimila in esami, quindi di prestiti non se ne parlava. Lefty era fuori di sé: un infarto qualsiasi, tre giorni a letto, e seimila?
Fai i conti dell’affare di Lefty. Tremila di utile lordo, di cui duemila sono interessi per dieci giorni, e questo solo per un terzo della somma che serviva. L’altro terzo dell’utile, a quanto pare, doveva mangiarselo l’investitore malato di cuore. I soldi degli altri costavano così cari che l’affare perdeva senso prima ancora di cominciare. Prima di farti prestare, calcola quanto ti resta dopo aver pagato i soldi. A volte restano solo le seccature.
Chi dà i soldi, e in cambio di che cosa
I soldi per un affare arrivano da fonti diverse, e ognuna ha il suo prezzo.
I più economici e i più sicuri sono i tuoi: l’utile dell’affare stesso e i tuoi risparmi. Non costano niente, tranne quello che ci avresti potuto fare d’altro. Poi vengono i soldi delle persone vicine: parenti, amici, gente che ti conosce. Poi il prestito della banca, che rivuole indietro i suoi soldi con l’interesse e alla scadenza, comunque ti vadano gli affari. E i più cari di tutti sono i soldi dei soci, che avranno una parte di tutto quello che costruirai, per sempre.
Nel nostro mondo quest’ordine si vedeva benissimo. Gambetta scrive che il primo ostacolo al contrabbando di sigarette è il capitale: bisogna comprare il carico di una nave intera, da mille a tremila casse, e per questo nel 1971 servivano dagli ottanta ai duecentoquaranta milioni di lire, e nessuna ditta di contrabbando aveva da sola soldi del genere. Le banche, per affari così, non prestano. I soldi li raccoglievano i mafiosi: dalle loro famiglie, da altri mafiosi, dai clienti e dai compaesani, che sapevano solo di avere a che fare con persone rispettabili. A don Mariano Marsala, che ormai conosci, quando si lamentò che nel suo paese si guadagnava poco, proposero di entrare nell’affare del tabacco al quaranta per cento ogni tre mesi. Ci mise cinque milioni di lire.
Il quaranta per cento a trimestre: ecco il prezzo dei soldi dove non ci sono banche e non c’è fiducia. I mafiosi vendevano agli investitori non solo la speranza di un utile, ma anche la loro garanzia, e se la facevano pagare di conseguenza. In ufficio è tutto più morbido, ma funziona uguale: meno si fidano di te, più ti costano i soldi degli altri. Una buona reputazione è anche credito a buon mercato.
E Tommaso Buscetta, il più famoso dei mafiosi che poi si misero a parlare, aprì la sua prima pizzeria in America nel 1966, come scrive Dickie, a credito del clan Gambino di New York. Soldi «dei nostri»: costano meno della banca, ma con condizioni che nel contratto non si scrivono. Che cosa ne sia venuto poi per le pizzerie americane lo racconteranno gli storici della «Pizza Connection». A te basta ricordare che anche i soldi a buon mercato «dei nostri» hanno un prezzo, solo che te lo dicono più tardi.
Crescere coi soldi propri
C’è poi un’altra strada, quella da cui sono partiti quasi tutti gli affari buoni: crescere con i soldi propri, senza quelli degli altri. Più piano, però nessuno ti viene a minacciare nell’anno cattivo.
Ti ricordi come Don Vincenzo aveva cominciato il commercio dell’olio siciliano? Gli anticipi dei ristoranti, le prime forniture tramite un importatore, il frantoio solo quando l’affare si era dimostrato buono. Neanche un prestito. Erano i clienti stessi a finanziare l’affare che serviva a loro. Ogni passo successivo lo pagava l’utile di quello prima. Non fa la stessa figura di un mutuo su una decina di case, ma vent’anni dopo il Don era vivo, ricco e dormiva tranquillo, mentre la cooperativa di Morello, anche se tirò avanti fino al 1913, le perdite non le ripagò mai.
Per farla breve. I soldi degli altri sono un attrezzo, non un regalo. Prendili per un affare che te li renderà anche nell’anno cattivo. Calcola quanto ti resta dopo gli interessi. Ricordati l’ordine delle fonti e il prezzo di ognuna. E se puoi crescere coi soldi tuoi, cresci coi soldi tuoi. Più pazienti ci sono solo i compaesani con le azioni da cinque dollari, e quelli, come vedi, non bastano per tutti.
