La pensione del soldato
Nel 1977, davanti all’ingresso del club Toyland, in Hester Street, Joe Pistone fu fermato da Jimmy Capasso, detto Fort Lee, caporegime della famiglia Bonanno. Avrà avuto una cinquantina d’anni e, come dice Pistone, ragionava sempre in modo assennato. Capasso lo prese in disparte. E gli diede un consiglio che Pistone riporta quasi parola per parola.
Donnie, gli disse, la testa mi pare che ce l’hai a posto, perciò ascoltami. Nel nostro mestiere s’invecchia in fretta e non servi più a nessuno. Prima fai un mucchio di soldi, poi ti arrivano i cinquanta o i sessanta e ti ritrovi con niente: noialtri mettere da parte non lo sappiamo fare, e soldi nuovi non ne fai più, non hai più lo scatto di prima. Il mio consiglio: trovati un amico fidato e da ogni lavoro dagli un po’ da tenere. E mettiti d’accordo che non ti dia un centesimo finché non ti ritiri. Ma d’accordo sul serio, sennò il giorno dopo corri a chiedergli mille o duemila. Se resisti fino alla vecchiaia, vivrai da signore e non morirai in miseria come tanti dei nostri ragazzi.
Pistone aggiunge: eravamo nel 1977, e Jimmy aveva già inventato il conto pensionistico individuale per quelli della mafia.
Legarsi le mani
Guarda che cosa si era inventato Capasso. Non il rendimento. Non gli investimenti furbi. Un lucchetto: i soldi non si possono prendere prima del tempo. Il lucchetto, da solo, non ne fa ancora una pensione. Non ti dice se quei soldi basteranno né per quanti anni. Ma senza lucchetto, alla vecchiaia di solito non ci arriva niente.
Se i soldi stanno a portata di mano, uno li spende. Non perché è stupido. Il bisogno di oggi sembra sempre più importante della vecchiaia di domani. Capasso lo sapeva e proponeva di legarsi le mani: dare i soldi a uno che non te li ridà, nemmeno se lo implori.
Le pensioni legali funzionano allo stesso modo. Nel 1978 in America è nato un conto pensionistico che hanno chiamato col numero dell’articolo del codice fiscale, «401(k)». Chi versa paga meno tasse. Chi ritira prima dei cinquantanove anni e mezzo, di solito, oltre alle tasse paga anche una penale, anche se per i casi gravi la legge fa eccezioni. Lo Stato, in sostanza, fa la parte dell’«amico fidato» di Capasso, solo un po’ più morbido: ti dà un’agevolazione finché i soldi non li tocchi, e ti punisce se li hai toccati.
Se l’amico non è affidabile
Dov’è il punto debole del piano di Capasso? Nella parola «fidato». E se l’amico ti spende i soldi? O muore? O finisce dentro?
La mafia americana una volta ha mostrato da sola che cosa succede quando i soldi delle pensioni finiscono in mani poco affidabili. Tra gli anni Cinquanta e Settanta i camionisti versavano per la vecchiaia in una cassa enorme, il Fondo pensioni centrale del loro sindacato. E il fondo, per mano del suo amministratore Allen Dorfman, prestava soldi a chi costruiva e comprava casinò a Las Vegas. Secondo il museo della mafia di Las Vegas, i soldi andavano all’Hacienda, al Fremont, al Desert Inn, al Caesars Palace, allo Stardust e ad altri. Molti debiti non venivano restituiti in tempo. O non venivano restituiti per niente. E dai casinò stessi, secondo i calcoli delle autorità federali, la mafia portò via circa trecento milioni di dollari in contanti, scavalcando la cassa e il fisco. Dorfman dava una mano. Gli spararono nel 1983, prima che il tribunale leggesse la sentenza. Nel film Casinò, che è un’invenzione, il personaggio ispirato a lui lo interpretò il comico Alan King.
Il fondo pensione è la cassa più lunga e più silenziosa del mondo. I soldi ci restano per decenni, e i padroni controllano di rado dove stanno. Per questo chi li gestisce, più di chiunque altro, è tentato di investirli negli «amici». La tentazione c’è, e non di rado ci casca. Dopo di che, per più di venticinque anni, sul sindacato dei camionisti ha vigilato un tribunale.
La pensione che non c’era
Anche le aziende normali sapevano lasciare la gente senza pensione. Senza bisogno di sparare.
Nel 1963, nella città di South Bend, chiuse la fabbrica di automobili Studebaker. Per il piano pensionistico l’azienda aveva messo da parte così poco che non poteva pagare tutti. A quelli che avevano passato i sessanta, ed erano tremilaseicento, pagarono tutto. A quelli tra i quaranta e i cinquantanove anni che avevano dieci anni di anzianità, quattromila persone, diedero in un colpo solo circa il quindici per cento di quello che spettava. Gli altri duemilanovecento non ebbero niente. Neanche un centesimo.
Undici anni dopo in America passò una legge che obbligava chi gestisce i piani pensionistici ad agire nell’interesse dei lavoratori, creava un ente pubblico che assicurasse le pensioni promesse dall’azienda se il datore di lavoro falliva, e vietava a un piano pensionistico di tenere più del dieci per cento dei soldi in titoli del datore di lavoro stesso. Quest’ultima regola l’avevano scritta pensando alla Studebaker. Ma ai conti pensionistici personali dei lavoratori non si applicava, e alla Enron, come abbiamo visto, più della metà di quei risparmi stava comunque in azioni della società stessa.
Nota che qui le pensioni sono due, e sono diverse. Alla Studebaker l’azienda prometteva: prenderai tanto fino alla fine della vita. Se i soldi li investivano male o tu campavi fino a novant’anni, pagava lei, finché era viva lei. Dopo la legge, promesse del genere le copre in più anche l’ente pubblico, anche se non per qualunque cifra. Su un conto personale come il 401(k) nessuno ti promette niente. Accumuli da solo e rispondi da solo, se il mercato crolla o se campi troppo. Quei conti l’ente pubblico non li assicura. Capasso, tra l’altro, aveva inventato il secondo tipo.
Un fondo da cui si può uscire
E l’ultima cosa che si sono inventati, e senza la quale oggi non stanno in piedi le pensioni di tanta gente, almeno in America: il fondo comune d’investimento. Nel 1924 a Boston aprì il primo fondo d’America da cui qualunque risparmiatore poteva, in qualunque momento, ritirare la sua quota, a seconda di quanto valevano gli attivi quel giorno. Prima chi aveva pochi soldi non poteva quasi mai distribuirli su cento società diverse. Adesso anche chi guadagnava poco si comprava un pezzetto di tutto il mercato. E lo vendeva quando serviva.
Il fondo comune e il conto pensionistico, insieme, hanno fatto quello che consigliava Capasso. Solo che per legge, sotto vigilanza e con un tribunale alle spalle. Adesso una persona normale può mettere da parte un po’ da ogni stipendio, non consegnare tutto a un unico «amico fidato» e arrivare alla vecchiaia con possibilità migliori di quelle dei ragazzi di Capasso. Possibilità, non garanzie. Quanto ci troverai dipende da quanto hai versato, da quanto ti hanno preso per la gestione, da come si è comportato il mercato e da quanto vivrai.
I libretti delle stiratrici
Quando Don Vincenzo era già vecchio, a un funerale vide una delle sue prime stiratrici. Se n’era andata da noi vent’anni prima. Aveva attraversato tutta la città a piedi. Per il tram non le bastavano i soldi. La pensione che le dava lo Stato era una miseria.
Una settimana dopo il Don aprì in banca, per ogni stiratrice e ogni autista, un conto separato intestato a loro. Ogni anno, prima di Natale, ci metteva quanto quella persona guadagnava in due settimane. Si poteva ritirare solo quando uno compiva sessant’anni, oppure quando se ne andava dopo aver lavorato da noi vent’anni. I libretti li teneva in cassaforte la signora Lucia.
Una stiratrice, Maria, dopo cinque anni venne a chiedere i suoi soldi prima del tempo: le si sposava il figlio. Il Don disse di no. Poi le diede i soldi per il matrimonio di tasca sua, in prestito, senza interessi. «Il libretto non toccarlo», le disse. «Il matrimonio capita una volta nella vita, la vecchiaia dura a lungo.» Maria restituì tutto in un anno. Quando andò in pensione, il libretto insieme alla pensione dello Stato la mantenne fino alla fine.
Tirando le somme
Il lucchetto sui soldi non è ancora una pensione, ma senza lucchetto di solito la pensione non c’è. Poi chiediti chi ti promette i pagamenti e chi paga se il mercato crolla o se vivi più a lungo di quanto pensavi: l’azienda, l’assicuratore o tu stesso.
