Come scegliere e quando entrare
Pistone racconta una storia che gli avevano raccontato i ladri di una banda di Brooklyn che frequentava a quel tempo. Degli amici della Florida gli avevano passato una soffiata: in una villa di Fort Lauderdale viveva un’anziana signora con una cassaforte piena di contanti e diamanti, circa un quarto di milione. Partirono in quattro, in aereo, per fare il colpo. Comprarono gli attrezzi per scassinare la cassaforte. Entrarono in casa sventolando dei falsi distintivi della polizia.
In casa la cassaforte non c’era. E nemmeno i soldi. Trovarono solo dei buchi di proiettile nel soffitto, un po’ di contanti e le carte della banca per l’apertura di una cassetta di sicurezza il giorno prima. Tolti i biglietti d’aereo, gli attrezzi e le altre spese, scrive Pistone, a testa guadagnarono seicento dollari.
Poi vennero fuori i dettagli. Il marito della signora era morto da poco e le aveva lasciato un quarto di milione, promettendone una parte al nipote. La vedova il nipote non lo poteva soffrire e non voleva dargli niente. Il nipote si presentò, litigò con lei e sparò al soffitto. La mattina dopo la vedova portò tutto in banca. La soffiata, conclude Pistone asciutto, era giusta, ma arrivata tardi.
E uno dei ladri, Guido, disse una frase che secondo me è la migliore formula di tutta la sapienza finanziaria sui tempi: «Se qualcuno ce l’avesse detto prima, restavamo a casa.»
L’idea giusta, ma tardi
Ecco il guaio principale col tempo. Sapere che cosa fare non basta. Bisogna sapere quando. E quando scopri che è il momento, di solito è già tardi: chi l’ha saputo prima ha già comprato, il prezzo è già salito, i soldi sono già in banca.
Sui mercati finanziari lo sa chiunque abbia provato a comprare seguendo le notizie dei giornali. È uscita una bella notizia su una società? Il prezzo è già salito. Un buon fondo con un rendimento splendido negli ultimi tre anni è finito nelle classifiche? Ci sono già entrati tutti, e nei tre anni successivi, con ogni probabilità, sarà un fondo qualunque. Soffiata giusta, ma arrivata tardi.
E la cosa più pericolosa è quella che Guido ha formulato senza volerlo. Dopo che tutto è successo, sembra che lo si potesse sapere prima. Col senno di poi è tutto evidente: che la vedova avrebbe portato i soldi in banca, che il mercato sarebbe crollato nel 2008, che proprio quell’azione sarebbe salita di dieci volte. Gli psicologi lo chiamano bias del senno di poi. È pericoloso perché insegna la cosa sbagliata: che la prossima volta indovineremo di sicuro. Non indovineremo.
Il pagliaio contro l’ago
La seconda domanda è che cosa scegliere. Trovare quell’unica azione, quell’unico gestore che batterà il mercato? O comprarsi il mercato tutto intero?
Nel dicembre del 2007 Warren Buffett fece una scommessa da un milione di dollari con una società d’investimento di New York. Sosteneva che in dieci anni un semplice fondo che compra tutte le azioni delle maggiori società americane secondo l’indice S&P 500 e chiede una commissione minima avrebbe battuto un gruppo di fondi scelti dai professionisti. La società scelse cinque fondi, ognuno dei quali investiva in decine di hedge fund con i migliori gestori.
Dieci anni dopo il fondo indicizzato era cresciuto del centoventicinque per cento, circa l’otto e mezzo per cento l’anno. Il migliore dei cinque fondi dei professionisti, dell’ottantasette per cento. Il peggiore, di meno del tre. Buffett vinse, e un’organizzazione di beneficenza per ragazze di Omaha ricevette più di due milioni e duecentomila dollari.
I professionisti non erano più stupidi. Semplicemente si facevano pagare per la loro scelta, e in media sceglievano non meglio del mercato. La commissione si mangiava la differenza. Uno dei grandi investitori, di cui parleremo nell’ultimo capitolo, l’ha detta così: non cercare l’ago nel pagliaio, compra tutto il pagliaio.
Quando entrare
E allora, quando entrare? La risposta onesta: non lo sa quasi nessuno. Ma qualche cosa la so io.
Se hai già in mano una grossa somma, le strade sono due, e ognuna ha il suo prezzo. Investire tutto subito: in passato più spesso ha reso di più. I ricercatori di Vanguard l’hanno verificato sulla storia di diversi mercati: la somma investita in un colpo batteva quella investita a rate più o meno due volte su tre. È storia, non garanzia: il terzo caso può capitare proprio a te. Il mercato sale più spesso di quanto scenda, e i soldi che aspettano il loro turno non guadagnano quasi niente. Però, se sei entrato sul picco, la discesa te la prendi tutta. Investire a rate, nel giro di qualche mese, in media costa di più. In compenso compri un po’ caro e un po’ a buon mercato, e non ti mangi le mani per essere entrato proprio in cima. Scegli in base a quello che riesci a reggere senza vendere tutto nel panico. E quello che metti da parte da ogni stipendio entra già a rate per conto suo. Lì non c’è niente da scegliere.
Non entrare perché entrano tutti. Se di un investimento hanno cominciato a parlare i tassisti e i barbieri, vuol dire che tutti quelli che volevano comprare hanno già comprato. A comprare sei rimasto solo tu.
E non uscire per paura. I giorni di rialzo più forti di solito capitano vicino ai giorni di crollo più spaventosi. Chi scappa nel panico di solito si perde anche il rimbalzo.
Come il Don comprava le presse
Don Vincenzo non ha mai provato a indovinare quando i macchinari costassero meno. Aveva una regola: mettere da parte ogni mese un po’ per una pressa nuova, e comprarla quando la vecchia cominciava a rompersi più di una volta al mese. Né prima né dopo.
Una volta, è vero, gli andò bene. Un concorrente nella strada accanto fallì, e i suoi macchinari andarono all’asta a un terzo del prezzo. Gli dissi che stavolta, finalmente, aveva colto il momento. Il Don scosse la testa. «Non ho colto il momento», disse. «Ero solo pronto quando è arrivato. I soldi li avevo perché mettevo da parte. Il posto ce l’avevo perché mi ero tenuto il cortile. E indovinare quando qualcuno fallirà è roba da avvoltoi, non da lavandai.»
Tirando le somme
Il momento lo indovinano in pochi e per poco. Agli altri conviene decidere prima come entrare e con quale ribasso non uscire, e tenersi la decisione quando arriva la paura.
