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Parte terza. La partita grossa · Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

Come scegliere e quando entrare

Pistone racconta una storia che gli avevano raccontato i ladri di una banda di Brooklyn che frequentava a quel tempo. Degli amici della Florida gli avevano passato una soffiata: in una villa di Fort Lauderdale viveva un’anziana signora con una cassaforte piena di contanti e diamanti, circa un quarto di milione. Partirono in quattro, in aereo, per fare il colpo. Comprarono gli attrezzi per scassinare la cassaforte. Entrarono in casa sventolando dei falsi distintivi della polizia.

In casa la cassaforte non c’era. E nemmeno i soldi. Trovarono solo dei buchi di proiettile nel soffitto, un po’ di contanti e le carte della banca per l’apertura di una cassetta di sicurezza il giorno prima. Tolti i biglietti d’aereo, gli attrezzi e le altre spese, scrive Pistone, a testa guadagnarono seicento dollari.

Poi vennero fuori i dettagli. Il marito della signora era morto da poco e le aveva lasciato un quarto di milione, promettendone una parte al nipote. La vedova il nipote non lo poteva soffrire e non voleva dargli niente. Il nipote si presentò, litigò con lei e sparò al soffitto. La mattina dopo la vedova portò tutto in banca. La soffiata, conclude Pistone asciutto, era giusta, ma arrivata tardi.

E uno dei ladri, Guido, disse una frase che secondo me è la migliore formula di tutta la sapienza finanziaria sui tempi: «Se qualcuno ce l’avesse detto prima, restavamo a casa.»

L’idea giusta, ma tardi

Ecco il guaio principale col tempo. Sapere che cosa fare non basta. Bisogna sapere quando. E quando scopri che è il momento, di solito è già tardi: chi l’ha saputo prima ha già comprato, il prezzo è già salito, i soldi sono già in banca.

Sui mercati finanziari lo sa chiunque abbia provato a comprare seguendo le notizie dei giornali. È uscita una bella notizia su una società? Il prezzo è già salito. Un buon fondo con un rendimento splendido negli ultimi tre anni è finito nelle classifiche? Ci sono già entrati tutti, e nei tre anni successivi, con ogni probabilità, sarà un fondo qualunque. Soffiata giusta, ma arrivata tardi.

E la cosa più pericolosa è quella che Guido ha formulato senza volerlo. Dopo che tutto è successo, sembra che lo si potesse sapere prima. Col senno di poi è tutto evidente: che la vedova avrebbe portato i soldi in banca, che il mercato sarebbe crollato nel 2008, che proprio quell’azione sarebbe salita di dieci volte. Gli psicologi lo chiamano bias del senno di poi. È pericoloso perché insegna la cosa sbagliata: che la prossima volta indovineremo di sicuro. Non indovineremo.

Il pagliaio contro l’ago

La seconda domanda è che cosa scegliere. Trovare quell’unica azione, quell’unico gestore che batterà il mercato? O comprarsi il mercato tutto intero?

Nel dicembre del 2007 Warren Buffett fece una scommessa da un milione di dollari con una società d’investimento di New York. Sosteneva che in dieci anni un semplice fondo che compra tutte le azioni delle maggiori società americane secondo l’indice S&P 500 e chiede una commissione minima avrebbe battuto un gruppo di fondi scelti dai professionisti. La società scelse cinque fondi, ognuno dei quali investiva in decine di hedge fund con i migliori gestori.

Dieci anni dopo il fondo indicizzato era cresciuto del centoventicinque per cento, circa l’otto e mezzo per cento l’anno. Il migliore dei cinque fondi dei professionisti, dell’ottantasette per cento. Il peggiore, di meno del tre. Buffett vinse, e un’organizzazione di beneficenza per ragazze di Omaha ricevette più di due milioni e duecentomila dollari.

I professionisti non erano più stupidi. Semplicemente si facevano pagare per la loro scelta, e in media sceglievano non meglio del mercato. La commissione si mangiava la differenza. Uno dei grandi investitori, di cui parleremo nell’ultimo capitolo, l’ha detta così: non cercare l’ago nel pagliaio, compra tutto il pagliaio.

Quando entrare

E allora, quando entrare? La risposta onesta: non lo sa quasi nessuno. Ma qualche cosa la so io.

Se hai già in mano una grossa somma, le strade sono due, e ognuna ha il suo prezzo. Investire tutto subito: in passato più spesso ha reso di più. I ricercatori di Vanguard l’hanno verificato sulla storia di diversi mercati: la somma investita in un colpo batteva quella investita a rate più o meno due volte su tre. È storia, non garanzia: il terzo caso può capitare proprio a te. Il mercato sale più spesso di quanto scenda, e i soldi che aspettano il loro turno non guadagnano quasi niente. Però, se sei entrato sul picco, la discesa te la prendi tutta. Investire a rate, nel giro di qualche mese, in media costa di più. In compenso compri un po’ caro e un po’ a buon mercato, e non ti mangi le mani per essere entrato proprio in cima. Scegli in base a quello che riesci a reggere senza vendere tutto nel panico. E quello che metti da parte da ogni stipendio entra già a rate per conto suo. Lì non c’è niente da scegliere.

Non entrare perché entrano tutti. Se di un investimento hanno cominciato a parlare i tassisti e i barbieri, vuol dire che tutti quelli che volevano comprare hanno già comprato. A comprare sei rimasto solo tu.

E non uscire per paura. I giorni di rialzo più forti di solito capitano vicino ai giorni di crollo più spaventosi. Chi scappa nel panico di solito si perde anche il rimbalzo.

Come il Don comprava le presse

Don Vincenzo non ha mai provato a indovinare quando i macchinari costassero meno. Aveva una regola: mettere da parte ogni mese un po’ per una pressa nuova, e comprarla quando la vecchia cominciava a rompersi più di una volta al mese. Né prima né dopo.

Una volta, è vero, gli andò bene. Un concorrente nella strada accanto fallì, e i suoi macchinari andarono all’asta a un terzo del prezzo. Gli dissi che stavolta, finalmente, aveva colto il momento. Il Don scosse la testa. «Non ho colto il momento», disse. «Ero solo pronto quando è arrivato. I soldi li avevo perché mettevo da parte. Il posto ce l’avevo perché mi ero tenuto il cortile. E indovinare quando qualcuno fallirà è roba da avvoltoi, non da lavandai.»

Tirando le somme

Il momento lo indovinano in pochi e per poco. Agli altri conviene decidere prima come entrare e con quale ribasso non uscire, e tenersi la decisione quando arriva la paura.

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Soldi di Famiglia

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    Parte prima. Come funzionano i soldi

    Capitolo 1. L'invenzione della protezione

    1. Come hanno rotto la macchina
    2. Una protezione onesta

    Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

    1. Una ditta col timbro
    2. Le piramidi dei re

    Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

    1. Chi gestisce i soldi
    2. Banche e timbri

    Capitolo 4. Vendere una quota della Famiglia

    1. Il voto e la quota
    2. Andare in Borsa

    Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

    1. Come funziona un mercato
    2. I giocatori al tavolo

    Parte seconda. Il rischio

    Capitolo 9. L'allibratore vince sempre

    1. Calcolare le probabilità
    2. Code grasse e cigni neri

    Capitolo 11. L'aritmetica del contabile

    1. L’aritmetica del contabile

    Capitolo 12. Paura e avidità

    1. La testa degli altri
    2. Quando si ha paura

    Capitolo 13. Non tenere tutto nella stessa cantina

    1. Le uova e il paniere
    2. Azioni contro obbligazioni

    Capitolo 14. Un mercato che non si compra facilmente

    1. Il prezzo sa tutto
    2. Il passo dell’ubriaco
    3. Codice d’onore

    Parte terza. La partita grossa

    Capitolo 15. Chi lo sa prima

    1. Chi lo sa prima

    Capitolo 18. A chi affidare i soldi della Famiglia

    1. Il consulente coi soldi degli altri
    2. La pensione del soldato

    Capitolo 19. Un accordo sul raccolto

    1. Forward e future
    2. Grano e petrolio

    Capitolo 20. Il diritto, non l'obbligo

    1. Call e put
    2. Quanto vale un diritto

    Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

    1. Soldi per i secoli
    2. Come scegliere e quando entrare

    Capitolo 22. Le trappole nella testa del giocatore

    1. Troppo sicuro di sé
    2. La magia e i soldi già spesi

    Capitolo 23. I vecchi Don del mercato

    1. I vecchi Don del mercato
    2. Codice d’onore

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