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Parte prima. Come funzionano i soldi · Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

Una ditta col timbro

Nell’agosto del 1926, nel Bronx, registrarono una società dal nome senza pretese: United Lathing Company. Listelli, intonaco, cantieri. Una noia. Statuto, timbro, sette amministratori. Niente di speciale. Se non leggi chi c’è tra gli amministratori. E lì sedevano l’impresario Tommaso Gagliano, il suo compaesano Antonio Cecala, che un tempo stampava soldi falsi per Morello, e Giuseppe Morello in persona, ex «capo dei capi» della mafia newyorkese, uscito da un carcere federale qualche anno prima.

Gli azionisti, scrive Critchley, venivano quasi tutti da Corleone. I compaesani misero insieme i soldi, presero le quote ed elessero il consiglio. Tutto come si deve.

Comincio da questa carta non per dire che ogni società è roba da banditi. Al contrario. La società è un’invenzione geniale, e per questo la usano tutti: benefattori, truffatori, corleonesi e fondi pensione. Il timbro è uno. Il ripieno cambia.

La persona che non muore

Che cos’è una società? Una persona che non esiste. Ha un nome, un indirizzo, un conto in banca, debiti e beni. Compra, vende, prende a prestito. La puoi portare in tribunale, e lei può portarci te. Ma non si ammala, non invecchia e non muore quando muore il fondatore. La tagliano a quote e la vendono a pezzetti. E se fallisce, i padroni perdono solo quello che ci hanno messo. La casa e l’ultima camicia gli restano.

Ognuna di queste proprietà qualcuno, una volta, se l’è inventata.

A mettere soldi in comune per quote si cominciò già a Roma. I publicani prendevano appalti dalla repubblica: riscuotere le tasse, rifornire l’esercito. Per farlo si mettevano in società. Gli studiosi ci trovano quote, soci e perfino accenni al fatto che le quote si vendevano ed erano «allora molto care», cioè il prezzo andava su e giù. Lo storico Polibio scriveva che nel secondo secolo avanti Cristo quasi ogni cittadino partecipava in un modo o nell’altro agli appalti pubblici. Una città intera aveva le azioni.

Ma immortale per davvero la società lo diventò in Olanda. Il 20 marzo 1602 la Compagnia olandese delle Indie orientali ricevette uno statuto per ventun anni e il diritto esclusivo di commerciare in Asia. I soldi li raccolsero per sottoscrizione, e ci misero dentro più di millecento persone. Fecero la colletta e si misero ad aspettare. Secondo il primo piano, dopo dieci anni la compagnia andava liquidata e ai soci si dava la loro parte. Ma nel 1612 le autorità permisero di non farlo. Così nacque una società che vive finché non la chiudono. Al socio servono i soldi? Vende la quota a un altro, e basta. La compagnia visse quasi duecento anni. La sciolsero l’ultimo giorno del 1799.

La responsabilità limitata in Inghilterra la fissò la legge nel 1855. Prima, se mettevi soldi in una società, rischiavi tutto: quella falliva, e i creditori potevano venirti a bussare a casa. Dopo, potevi rischiare cento sterline e sapere che la casa restava tua.

Quello che da noi non c’è mai stato

Gambetta ha studiato la mafia siciliana da economista e si è fatto una domanda inaspettata: si può vendere un’«impresa» mafiosa? E si è risposto che non conosce nemmeno un caso in cui un’impresa del genere sia stata venduta davvero.

La spiegazione è da uomo d’affari. Immagina: arriva un compratore dal boss e gli dice che vuole comprargli tutta l’attività, con i clienti, gli uomini e le conoscenze. Il boss dice sì, si mettono d’accordo sul prezzo. È solo l’inizio. Tutti i clienti e tutti gli uomini vanno avvisati, e tutti devono essere d’accordo, perché non sono legati all’impresa, sono legati di persona al padrone di adesso. Qualcuno del nuovo non si fida e se ne va, dietro di lui altri, e dopo un mese non c’è più niente da vendere. La reputazione non la intesti al nuovo proprietario come una casa. Te la guadagni da te.

Altrove Gambetta si rifà agli storici della Sicilia: se sull’isola si fondava una società a responsabilità limitata, era solo con i parenti. La fiducia finiva con i parenti.

Vedi dov’è il punto? Tutto quello che l’impresa mafiosa non ha, l’hanno inventato apposta nella società. Lei vive per sempre, il boss una volta sola. La quota la vendi a uno sconosciuto, la fedeltà personale no. Al posto della parola, lo statuto e il tribunale. La società insegna a fidarsi degli estranei. La Famiglia sa fidarsi solo dei suoi, e per questo resta sempre piccola.

Il timbro è neutrale

Torniamo nel Bronx. Due anni dopo la registrazione della United Lathing, Gagliano e Monforte aprirono anche un «Ufficio informazioni degli intonacatori». Ufficialmente comunicava ai soci le tariffe. In pratica, secondo gli atti del processo, mise in piedi un cartello di tutto il settore: prezzi fissati, clienti spartiti, e l’ufficio prendeva dall’uno al due per cento su ogni contratto. Nel 1929 cominciarono gli incendi, morì un intonacatore. Monforte finì dentro. Nel 1932 i procuratori federali contarono un milione duecentosettantamila dollari di tasse societarie e sul reddito non pagate. Nel 1935 Gagliano chiese il fallimento: aveva debiti per più di trecentocinquantamila dollari e beni per meno di ottantamila. Fatti il conto da solo.

Però Critchley fa una precisazione importante. Non ha trovato prove che queste società fossero nate con i soldi della mafia o servissero da lavanderia per i guadagni dei suoi altri traffici. E nemmeno che la mafia «mettesse ordine» nel settore. Gagliano prima era un impresario e solo dopo un boss. Erano gli affari di un mafioso, non un affare mafioso. La società non l’ha reso più onesto. E nemmeno più disonesto. Gli ha dato solo una forma.

Che cosa ne ricavi sulla persona giuridica? Non averne paura e non farne un idolo. Avere il timbro non vuol dire essere per bene. Non averlo non vuol dire essere un imbroglione. Il timbro promette un’altra cosa: l’affare ha un indirizzo dove si può andare con una causa, con un controllo del fisco e con delle domande. La mafia ha passato la vita a scappare dagli indirizzi. Il mondo legale ci ha costruito sopra una civiltà.

Il Don mette tutto su carta

Don Vincenzo per quarant’anni ha tenuto tutto a nome suo. Lavanderie, contratti, macchinari, tutto. Diceva che di firma ne aveva una e che quella mentire non sapeva. Quando cominciammo a vendere olio all’ingrosso, gli proposi di metterlo in una società a parte e di dare una quota al padrone del frantoio. Il Don disse di no. Tre anni dopo un ristorante a cui avevamo consegnato una partita avvelenò un matrimonio con del pesce andato a male e cercò di dare la colpa all’olio. La causa arrivò al Don di persona, con tutte le lavanderie per giunta. Ce la cavammo, l’olio non c’entrava. Ma per un mese il Don dormì male.

Una settimana dopo il processo, il commercio dell’olio lo misero in una società. Il Don firmava lo statuto con la faccia di uno a cui leggono il testamento. Poi disse: «Prima dell’olio rispondevo con le lavanderie. Adesso l’olio risponde per conto suo». Della responsabilità limitata, davanti a me, nessuno ha mai parlato meglio.

Tirando le somme

Il timbro è neutrale: sotto ci si nascondono tanto il fondo pensione quanto il cartello degli intonacatori. Prima di credere a una carta, leggi chi c’è tra gli amministratori.

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Soldi di Famiglia

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    Parte prima. Come funzionano i soldi

    Capitolo 1. L'invenzione della protezione

    1. Come hanno rotto la macchina
    2. Una protezione onesta

    Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

    1. Una ditta col timbro
    2. Le piramidi dei re

    Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

    1. Chi gestisce i soldi
    2. Banche e timbri

    Capitolo 4. Vendere una quota della Famiglia

    1. Il voto e la quota
    2. Andare in Borsa

    Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

    1. Come funziona un mercato
    2. I giocatori al tavolo

    Parte seconda. Il rischio

    Capitolo 9. L'allibratore vince sempre

    1. Calcolare le probabilità
    2. Code grasse e cigni neri

    Capitolo 11. L'aritmetica del contabile

    1. L’aritmetica del contabile

    Capitolo 12. Paura e avidità

    1. La testa degli altri
    2. Quando si ha paura

    Capitolo 13. Non tenere tutto nella stessa cantina

    1. Le uova e il paniere
    2. Azioni contro obbligazioni

    Capitolo 14. Un mercato che non si compra facilmente

    1. Il prezzo sa tutto
    2. Il passo dell’ubriaco
    3. Codice d’onore

    Parte terza. La partita grossa

    Capitolo 15. Chi lo sa prima

    1. Chi lo sa prima

    Capitolo 18. A chi affidare i soldi della Famiglia

    1. Il consulente coi soldi degli altri
    2. La pensione del soldato

    Capitolo 19. Un accordo sul raccolto

    1. Forward e future
    2. Grano e petrolio

    Capitolo 20. Il diritto, non l'obbligo

    1. Call e put
    2. Quanto vale un diritto

    Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

    1. Soldi per i secoli
    2. Come scegliere e quando entrare

    Capitolo 22. Le trappole nella testa del giocatore

    1. Troppo sicuro di sé
    2. La magia e i soldi già spesi

    Capitolo 23. I vecchi Don del mercato

    1. I vecchi Don del mercato
    2. Codice d’onore

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