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Parte prima. Come funzionano i soldi · Capitolo 5. Una fetta dei profitti

Soldi vecchi

Nel 1891 Ignazio Florio junior, a ventitré anni, ereditò, come scrive Dickie, il più grande patrimonio d’Italia. Si diceva che nella sola Palermo sedicimila persone mangiassero il suo pane. Che cosa non possedeva: zolfo, tonno, ceramiche, vino marsala, assicurazioni, banche e, soprattutto, il pacchetto più grosso della principale compagnia di navigazione del paese. I giornali chiamavano Palermo «Floriopoli».

Ignazio si vestiva dai sarti londinesi che cucivano per il principe di Galles, la mattina si metteva all’occhiello un garofano rosa, la sera una gardenia. Sposò una delle più belle donne d’Europa e, qualche mese dopo, partì per un safari in Tunisia. Sua moglie Franca, secondo Dickie, era convinta che i soldi servissero a farsi vedere. E fino alla vecchiaia non si accorse che il patrimonio si scioglieva.

E si scioglieva in fretta. La compagnia di navigazione si era arricchita con le commesse e le sovvenzioni statali che il padre di Ignazio si era procurato grazie alle sue conoscenze. Il padre morì, e venne fuori che senza conoscenze la compagnia non reggeva la concorrenza. Intanto gli affari del paese si spostavano al nord: a Genova, a Torino, a Milano. Prima ancora di compiere quarant’anni Ignazio si era lasciato sfuggire del tutto il patrimonio costruito da tre generazioni. Nel 1908 la famiglia vendette la sua quota della compagnia di navigazione.

Il giardiniere

Ma questa storia te la racconto per un dettaglio solo.

All’inizio del 1897, scrive Dickie basandosi sul rapporto del questore Sangiorgi, i servitori svegliarono i coniugi Florio molto presto. Di notte la loro villa all’Olivuzza era stata svaligiata, erano spariti degli oggetti d’arte. Ignazio andò su tutte le furie. Ma non se la prese con la polizia. Chiamò il suo giardiniere, Francesco Noto, e gli ordinò di sistemare la faccenda.

Il giardiniere dei Florio era il capo della cosca mafiosa dell’Olivuzza. Suo fratello faceva il guardiano alla villa. Ignazio sapeva chi gli potava le siepi? Lo sapeva benissimo.

Eccoti tutta l’economia dei soldi vecchi in una scena sola. La famiglia più ricca dell’isola non sa difendersi e tiene a fare il giardiniere uno che invece sa. I soldi vecchi combattono male. In compenso, sono i clienti migliori.

Perché sono cattivi combattenti

I soldi nuovi li fa chi sa fare soldi. Sennò non ci sarebbero. Sa da dove è arrivato ogni dollaro: se l’è procurato lui. È sospettoso, affamato di lavoro e si ricorda com’è vivere senza soldi.

I soldi vecchi toccano a chi sa spendere. È cresciuto quando i soldi c’erano già. Sa come farli vedere, ma sa poco di come si fanno. Il padre si faceva le conoscenze. Il figlio porta il garofano. Le conoscenze spariscono, il mondo cambia, e il figlio non si accorge di niente, perché non ha mai visto come si fanno i soldi.

Dei Vanderbilt americani si racconta una storia simile. Il Commodoro Cornelius Vanderbilt nel 1877 lasciò circa cento milioni di dollari, e il figlio in pochi anni raddoppiò il patrimonio. E quando nel 1973 si riunirono i discendenti, fra centoventi persone, a quanto si scrive, non c’era nemmeno un milionario. Questi numeri vengono da un libro scritto da qualcuno della famiglia, e non mi metto a discuterli uno per uno. Ma un proverbio sulle tre generazioni, del tipo «il nonno fa, il padre mantiene, il nipote distrugge», ce l’hanno quasi tutte le lingue. Difficile che sia un caso.

Quello che non si eredita

Gambetta mostra perché nella mafia questa regola è ancora più dura. I soldi a un figlio li lasci. La reputazione no.

L’attività mafiosa si tramanda, scrive, ma non rigorosamente in famiglia. Nel 1943 il boss di Corleone Calogero Lo Bue, sul letto di morte, annunciò che quando i suoi occhi si fossero chiusi avrebbe visto con gli occhi di Michele Navarra. Navarra non era suo figlio. Era il suo erede. All’inizio degli anni Sessanta il giovane Stefano Bontate prese il posto del padre malato di diabete, ma solo perché era riuscito a dimostrare di non valere meno di lui. Il successore deve provare di meritare l’eredità prima di riceverla. Altrimenti crolla tutto in una notte. I clienti pagavano il padre per il nome. Il figlio, per il cognome, non lo pagheranno.

Il mondo legale risolve la cosa in un altro modo. Separa il capitale dalla gestione: l’erede riceve le azioni, e la società la guida un direttore assunto. Anche se l’erede non sa fare altro che portare garofani, i dividendi li prende lo stesso. I Florio non fecero così. Tenevano in mano sia i soldi sia il timone. Persero l’uno e l’altro.

Il mito dei milioni della mafia

E da noi, con i soldi nuovi, come va? Si pensa che i mafiosi stiano seduti su sacchi d’oro e nascondano conti segreti in Svizzera. Un autore americano ha perfino scritto che la criminalità organizzata ha fatto più milionari della Harvard Business School.

Critchley, che per tutta la vita ha verificato affermazioni del genere sui documenti, non ci crede. Droga a parte, scrive, non conosce un solo caso documentato di mafiosi passati dai contanti a portafogli milionari nelle banche svizzere. John Gotti, che era a capo della più grande famiglia del paese, viveva da ceto medio. Non più ricco.

Riporta il divorzio di Vito Genovese. Nel 1953 l’ex moglie Anna gli chiese trecentocinquanta dollari a settimana di alimenti e dichiarò che Vito aveva depositi a New York, nel New Jersey, a Napoli e in Svizzera. Vito rispose che tutto il suo reddito erano centosette dollari a settimana da una ditta commerciale. Al controinterrogatorio Anna ammise di aver mentito sotto giuramento in passato. Il tribunale le assegnò ottocento dollari dalla vendita della casa, e il fisco poi controllò le sue parole. E non trovò niente. E quando si studiarono i testamenti dei mafiosi morti nel New Jersey e in Pennsylvania, venne fuori che di solito lasciavano poco o niente.

I mafiosi i soldi li nascondevano bene? Su questo altri autori discutono. Ma la conclusione, per noi, è una. Se i soldi nuovi non li trasformi in un’istituzione (una società, un fondo, un capitale messo da parte con giudizio), vecchi non diventeranno. Finiranno e basta.

Nel Padrino — è un film, ricordiamolo — c’è la scena in giardino. Il vecchio Don Vito dice a Michael che non ha mai voluto per lui una vita così: pensava che Michael sarebbe diventato il senatore Corleone, il governatore Corleone. Don Vito voleva trasformare i soldi nuovi in soldi vecchi, e la forza in posizione. Non gli è riuscito. Nei film non riesce quasi mai. Nella vita riesce a chi ci si mette finché i soldi ci sono ancora.

Il Don e la contessa

Tra i clienti di Don Vincenzo c’era una vecchia contessa a cui apparteneva mezzo isolato. Pagava sempre in ritardo, però sempre per intero, e non tirava mai sul prezzo. Il Don la rispettava molto. «Il cliente migliore», diceva, «è quello che si vergogna di chiedere il prezzo».

La contessa morì, e le case andarono al nipote. Quattro anni dopo lui vendette l’ultima. Il Don in tutto quel tempo non provò una volta a vendergli qualcosa di troppo, anche se avrebbe potuto. Gli chiesi perché. «Perché presto sarà povero», disse il Don, «e un povero si ricorda chi non lo ha spennato quando era ricco».

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Soldi di Famiglia

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    Parte prima. Come funzionano i soldi

    Capitolo 1. L'invenzione della protezione

    1. Come hanno rotto la macchina
    2. Una protezione onesta

    Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

    1. Una ditta col timbro
    2. Le piramidi dei re

    Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

    1. Chi gestisce i soldi
    2. Banche e timbri

    Capitolo 4. Vendere una quota della Famiglia

    1. Il voto e la quota
    2. Andare in Borsa

    Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

    1. Come funziona un mercato
    2. I giocatori al tavolo

    Parte seconda. Il rischio

    Capitolo 9. L'allibratore vince sempre

    1. Calcolare le probabilità
    2. Code grasse e cigni neri

    Capitolo 11. L'aritmetica del contabile

    1. L’aritmetica del contabile

    Capitolo 12. Paura e avidità

    1. La testa degli altri
    2. Quando si ha paura

    Capitolo 13. Non tenere tutto nella stessa cantina

    1. Le uova e il paniere
    2. Azioni contro obbligazioni

    Capitolo 14. Un mercato che non si compra facilmente

    1. Il prezzo sa tutto
    2. Il passo dell’ubriaco
    3. Codice d’onore

    Parte terza. La partita grossa

    Capitolo 15. Chi lo sa prima

    1. Chi lo sa prima

    Capitolo 18. A chi affidare i soldi della Famiglia

    1. Il consulente coi soldi degli altri
    2. La pensione del soldato

    Capitolo 19. Un accordo sul raccolto

    1. Forward e future
    2. Grano e petrolio

    Capitolo 20. Il diritto, non l'obbligo

    1. Call e put
    2. Quanto vale un diritto

    Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

    1. Soldi per i secoli
    2. Come scegliere e quando entrare

    Capitolo 22. Le trappole nella testa del giocatore

    1. Troppo sicuro di sé
    2. La magia e i soldi già spesi

    Capitolo 23. I vecchi Don del mercato

    1. I vecchi Don del mercato
    2. Codice d’onore

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