Non giocare col baro
Nella primavera del 1893, nella cittadina siciliana di Corleone, c’era un caffè socialista. Lo gestiva Bernardino Verro, un capo contadino che proprio allora era entrato nella mafia del posto, quella che si faceva chiamare Fratuzzi, «fratellini». Dash scrive che il caffè era pieno zeppo di «fratellini» che scommettevano con banconote false. Il locale si fece una fama tale che Verro ritenne prudente stare alla larga dal suo stesso caffè. Il padrone aveva paura di entrare a casa sua. Che ne dici?
Immagina di esserti seduto lì a giocare. Puoi giocare benissimo. Puoi perfino vincere. E ti porterai a casa un mazzo di cartacce che non ti prende nessuna bottega su tutta l’isola. In qualunque gioco la cosa principale non si decide al tavolo, ma prima che tu ti ci sieda. Con chi stai giocando?
Chi è il pollo qui
Al club di Lefty Ruggiero, scrive Pistone, si parlava di scommesse, quote, debiti e partite in arrivo. Tutti si lamentavano sempre di non avere un soldo, anche quando vincevano, e tutti pensavano solo a come spennare il prossimo pollo. Polli lì chiamavano i fessi coi soldi, quelli che praticamente ti pregano di derubarli.
Ricordatelo quando ti siedi a un tavolo qualsiasi: da gioco, di Borsa, di trattativa. A ogni tavolo c’è qualcuno che dà da mangiare agli altri. Non vedi chi? Forse sei tu. I professionisti che hai di fronte, di solito, sulle regole, sulle commissioni e sui tranelli ne sanno molto più di te, e non sono venuti a divertirsi.
Il baro che vende sfiducia
Gambetta spiega perché barare non conviene solo al baro.
Un vetturino napoletano raccontava di come un mafioso del posto una volta lo avesse aiutato a vendere un cavallo cieco spacciandolo per sano. Il compratore era uno di passaggio, il mafioso non lo proteggeva, e Gambetta lo spiega con finezza. «Garantendo» la vendita di un cavallo cieco a uno che non sta sotto la sua protezione, il mafioso fa vedere a tutti: senza di me, ti fregano di sicuro. Il mafioso, scrive Gambetta, vuole lui stesso iniettare nel mercato sfiducia a piccole dosi, perché cresca la domanda per la sua merce: la protezione. Se la gente imparasse a fidarsi gli uni degli altri, lui resterebbe senza lavoro.
L’intermediario che campa sulla tua ignoranza vuole che tu continui a non sapere niente. E non solo il mafioso al mercato dei cavalli. Il venditore di prodotti finanziari che guadagna perché il suo prodotto è complicato non si metterà a semplificarlo. Il broker che prende una commissione su ogni operazione non si metterà a dissuaderti dal comprare e vendere tutti i giorni. Chiediti: a chi conviene che io non ci capisca niente?
Il baro che non ha mai carte cattive
Ed ecco il baro nella sua veste più rispettabile.
Bernard Madoff a Wall Street era un uomo rispettato, un tempo aveva presieduto il consiglio di una delle Borse, e la sua società d’investimento per anni aveva mostrato ai clienti un rendimento stranamente regolare: intorno al dieci per cento l’anno, quasi senza mesi in perdita. Uno dei fondi legati a lui per diciassette anni di fila aveva reso più o meno il dieci e mezzo per cento l’anno, negli anni buoni e in quelli cattivi.
Il finanziere Harry Markopolos, dal 2000, scrisse più volte alla commissione di vigilanza che una cosa del genere non era possibile, e uno dei suoi memorandum si intitolava «Il più grande hedge fund del mondo è una truffa». Non lo ascoltarono. L’11 dicembre 2008 Madoff fu arrestato. I clienti, stando agli estratti conto, credevano di avere sui conti circa sessantacinque miliardi di dollari, ma quasi tutti quei soldi esistevano solo sulla carta. Era uno schema a piramide: ai clienti vecchi si pagava con i soldi dei nuovi. A Madoff diedero centocinquant’anni.
Che cosa ha tradito il baro? Non le perdite. La loro assenza. In un gioco vero arrivano le mani cattive, su un mercato vero capitano gli anni cattivi. Chi non li conosce per niente, molto probabilmente non sta giocando: le carte se le dà da solo.
Come riconoscere un baro
Non ti prometto che lo riconoscerai sempre. Madoff ha fregato gente esperta. Ma ci sono dei segnali che conosce qualunque vecchio giocatore che sia rimasto seduto ai tavoli degli altri abbastanza a lungo da imparare a guardare non le carte, ma le mani.
I risultati sono troppo regolari. I soldi non crescono col righello.
Non si capisce da dove viene il guadagno. Non sono capaci di spiegarti in due parole come si fanno i soldi, oppure te lo spiegano bene, ma in modo che non si può verificare? Stai attento.
I soldi li custodisce lo stesso che li gestisce. Da Madoff la società teneva i conti, controllava se stessa e mandava da sé gli estratti ai clienti. Un gestore onesto tiene i soldi dei clienti presso un depositario indipendente, e quello lo controlla un revisore indipendente.
Ti mettono fretta e ti adulano. «Non lo proponiamo a tutti.» Ti hanno detto che sei speciale? Controlla il portafoglio.
L’uomo che non perdeva mai
Una volta portarono da Don Vincenzo un uomo che invitava a investire i soldi delle lavanderie in un «affare sicuro». Mostrava le carte: ogni mese l’uno per cento preciso, tre anni di fila, senza saltarne uno. Io ero entusiasta. Il dodici per cento l’anno, e neanche un mese cattivo!
Il Don sfogliò a lungo le carte. Poi chiese: «E il mese in cui in città tutti avevano dei problemi, anche a Lei è venuto l’uno per cento preciso?» L’uomo rispose di sì, il sistema è sicuro. Il Don chiuse la cartella e lo accompagnò alla porta con garbo. «Sono quarant’anni che ho le lavanderie», mi disse poi. «E ogni anno almeno un mese è andato male. Se uno mesi così non ne ha, vuol dire che o mente, o mente.»
Un anno dopo quell’uomo sparì insieme ai soldi di parecchi bottegai della nostra strada.
Tirando le somme
I risultati regolari non bastano a provare un imbroglio. Ma se non ti sanno spiegare da dove viene il guadagno e non ti lasciano controllare dove stanno i soldi, alzati dal tavolo. Anche se per adesso stai vincendo.
