Gli anni di magra
Nel 1893 Giuseppe Morello, il futuro «capo dei capi» di New York, era un immigrato povero arrivato da poco da Corleone. Col tempismo non era stato fortunato. L’America stava scivolando nella crisi più pesante che avesse mai conosciuto fino ad allora, il panico del 1893, che Dash, per le conseguenze, paragona alla Grande depressione. L’oro perdeva valore, le azioni crollavano, migliaia di imprese fallirono, almeno cinquecento banche saltarono. A dicembre a New York era senza lavoro almeno un quarto di quelli che potevano lavorare.
Morello e il patrigno Terranova, in due, avevano due mogli e sette figli. L’inglese non lo parlava nessuno. Per età poteva lavorare solo uno dei ragazzi. I risparmi e quello che avrebbero ricavato vendendo tutto sarebbero durati poco. Quando fu chiaro che l’economia non si sarebbe ripresa presto, Morello se ne andò a sud, in Louisiana: lì ai campi di cotone e alle piantagioni di zucchero mancavano le braccia. Il futuro padrone dei soldi falsi di New York cominciò come bracciante nella piantagione di un altro.
Gli anni di magra arrivano per tutti. Se sei pronto, non te lo chiedono. Se arriveranno o no, non è la domanda. La domanda è un’altra: che cosa avrai in tasca quando busseranno.
Il colpo grosso e due settimane da signori
Pistone viveva tra ladri e mafiosi e si era scelto una copertura che non dava sospetti. Si comportava, scrive, come un ladro qualunque, che vive come i suoi nuovi amici: fai il colpo grosso, fai il signore per due o tre settimane, poi torni a rubare.
Una vita senza scorta non si potrebbe descrivere meglio. Il reddito c’è, a volte grosso. Ma se ne va subito in macchina, vestiti, ristoranti e debiti, e al colpo dopo ci arrivi con le tasche vuote. Lefty, il maestro di Pistone, guadagnava tanto. Eppure doveva al suo caporegime centosessantamila. Tutto l’incasso lo dava in conto debito, e lui viveva di quello che riusciva a nascondere. Pistone mette le mani avanti: nella mafia tutti facevano sempre finta di essere al verde, e nessuno sapeva quanto avesse davvero Lefty. Ma il debito era vero.
Chi vive da un colpo all’altro gli anni di magra non li conosce. Conosce le settimane di magra. Un giorno si allungano e diventano anni.
Quanto dura il brutto periodo
La cosa più pericolosa degli anni di magra è che durano molto più di quanto sembri.
Nel settembre del 1929 l’indice americano Dow Jones era a un’altezza da record, intorno a trecentottanta. Nel luglio del 1932 era a quarantuno. Meno ottantanove per cento. L’indice in sé tornò all’altezza di prima solo nel novembre del 1954, venticinque anni dopo. I dividendi e il calo dei prezzi accorciavano quel tempo per chi teneva duro e non vendeva. Ma anche con quelli c’è stato da aspettare a lungo.
L’indice giapponese Nikkei toccò il picco l’ultimo giorno di contrattazioni del 1989, e il record successivo lo fece solo nel febbraio del 2024, trentaquattro anni dopo. Un’intera generazione di risparmiatori giapponesi ha lavorato tutta la vita e i suoi soldi non li ha più rivisti.
Vuol dire che le azioni non vanno comprate? No. Vuol dire che la scorta per gli anni di magra non si calcola su un anno o due. E chi si indebita puntando sulla crescita futura scommette che gli anni di magra, finché lui è vivo, non arriveranno. Possono arrivare.
Tagliare dall’alto
Che cosa fare quando gli anni di magra sono arrivati? Io conosco un vecchio consiglio di Don Vincenzo, e poi l’ho ritrovato in bocca alle persone più diverse: taglia le spese dall’alto, non dal basso.
Abbiamo avuto un anno così. Di magra. Uno sciopero al porto aveva scombinato tutte le consegne, i ristoranti tagliavano gli ordini, e in cassa i soldi si erano dimezzati. Il Don prima di tutto dimezzò la sua quota. Poi la mia. Poi ridusse l’orario di una delle lavanderie. Licenziato? Nessuno.
Allora pensavo: nobiltà d’animo. Poi capii: calcolo. Le stiratrici che avevamo tenuto nell’anno brutto sono rimaste con noi vent’anni. Le lavanderie che quell’anno avevano licenziato metà della gente, poi per due anni hanno dovuto cercare e formare i nuovi. E soprattutto la gente aveva visto che il Don si era tagliato per primo, e nessuno brontolò quando tagliarono le ore a loro. Se il capitano mangia quello che mangiano i marinai, a bordo l’ammutinamento non c’è.
Prepararsi prima
Un’ultima cosa. Agli anni di magra ci si prepara in quelli grassi.
Il Don aveva un foglietto, che aveva scritto in un anno molto buono, quando tutto andava a meraviglia. C’era scritto che cosa avrebbe fatto se l’incasso fosse sceso di un quarto, della metà, di tre quarti. Che cosa avrebbe venduto, a che cosa avrebbe rinunciato, a chi avrebbe chiesto che cosa, che cosa non avrebbe sacrificato per niente al mondo. Il foglietto stava nel cassetto della scrivania, accanto alla busta di cui ti ho già raccontato.
«Quando arriva il guaio», mi spiegò, «sarò più stupido di adesso. La paura rende stupida la gente. Che le decisioni le prenda per me l’uomo intelligente che ha scritto questo foglietto in un anno buono.» L’anno di magra arrivò. Il Don tirò fuori il foglietto e fece quasi tutto quello che c’era scritto, cancellò solo una riga, «vendere la seconda pressa», perché la pressa si era rivelata più necessaria di quanto pensasse nell’anno buono.
Tirando le somme
La scorta calcolala non sull’inverno più corto che ricordi, ma sul più lungo di cui hai sentito parlare. E non indebitarti su una crescita che deve arrivare per forza: lei non deve niente a nessuno.
