Code grasse e cigni neri
Quando nel 1910 misero dentro Morello, il padrone di East Harlem diventò Giosuè Gallucci, «il re di Little Italy». Teneva il lotto, il ghiaccio, il carbone, prestava a strozzo ed era amico dei politici del municipio. Di nemici se ne fece tanti che, come scrive Dash, dieci delle sue guardie del corpo morirono mentre lo proteggevano. Lui sopravvisse a una mezza dozzina di attentati, e due volte fu ferito gravemente dalle pallottole.
Immagina: è il 1914, e ti stai chiedendo se Gallucci lo ammazzeranno. Le statistiche sono splendide: ci hanno provato sei volte, hanno mancato sei volte. La conclusione viene da sé. Quell’uomo è invulnerabile.
Il diciassette maggio 1915 Gallucci e suo figlio erano seduti nel caffè sulla 109ª Strada che lui aveva comprato al figlio. Entrarono degli sconosciuti e aprirono il fuoco. Il figlio si buttò a fare da scudo al padre. Morirono tutti e due.
Sei colpi mancati non dicevano niente sul settimo. Dicevano solo che fino a quel momento avevano sparato male.
La dispersione
Abbiamo parlato della media. Adesso di quello che le sta intorno.
Lefty l’allibratore, in media, chiudeva in attivo. Ma in una settimana raccoglieva puntate per cinquantaduemila e ne pagava diciassettemila e cinquecento, e in un’altra ne perdeva tredicimila. Questa è la dispersione. Gli studiosi dicono varianza. La media ti dice dove arrivi se giochi molte volte. La dispersione, quanto ti sbatterà per la strada. Se ti sbatte troppo forte, alla media non ci arrivi vivo.
Da qui la prima regola del rischio. Guarda non solo quanto guadagni in media, ma anche quanto puoi perdere nella giornata cattiva. E la scorta tienila proprio per la giornata cattiva, non per quella media.
Quando crolla tutto insieme
La seconda regola è più importante. Nei tempi tranquilli i rischi sembrano indipendenti. Arriva la disgrazia, e si scopre che sono legati.
Saviano scrive delle mogli dei camorristi napoletani. Ognuna sa che il marito può finire dentro, e conta sul fatto che il clan passerà alla famiglia un assegno mensile, pagherà gli avvocati, darà ai figli di che vivere. Ma loro, scrive Saviano, per sicurezza vanno a lavorare come badanti e aspettano per ore nelle sale colloqui delle carceri: per avere di che pagare l’avvocato e sfamare i figli, se il clan va a fondo e smette con le mensilità.
Quando smette di pagare un clan? Quando lo smantellano. Cioè quando arrestano i mariti a mazzi. L’assicurazione contro l’arresto, emessa dalla stessa organizzazione che è finita in manette, sparisce esattamente nel momento in cui serve. Di correlazione le mogli dei camorristi ne capivano più di certi banchieri.
Nel 1907 l’America fu travolta da un panico finanziario. Dash scrive che nella sola Little Italy fallirono venticinque banche, e dodicimila clienti persero tutti i risparmi. Venticinque piccole banche stavano nelle stesse strade, servivano la stessa gente e investivano nella stessa terra. Nei tempi tranquilli ognuna poteva saltare per conto suo. Nel panico saltarono tutte insieme. E per la stessa ragione.
Il mondo legale l’ha imparato con i Lloyd’s di Londra. L’ha imparato a caro prezzo. Per secoli i suoi sottoscrittori avevano risposto delle polizze con tutto quello che avevano, e si erano arricchiti. Nel 1989-1991 i Lloyd’s persero più che mai nella loro storia: più di due miliardi di sterline l’anno. Persero soprattutto perché piovvero le cause per le malattie da amianto su vecchie polizze emesse decenni prima. Le cause arrivarono tutte in una volta. Più di millecinquecento sottoscrittori furono dichiarati falliti.
Le code
E la terza regola, la più sgradevole. Il raro capita molto più spesso di quanto promettano le belle formule.
Gli studiosi disegnano il rischio come una campana: la maggior parte dei giorni passano normali, quelli cattivi capitano di rado, e quelli pessimi così di rado che ci si può non pensare. Il guaio è che nella finanza, nelle guerre e nella mafia la campana ha le code grasse. I giorni pessimi arrivano molto più spesso di quanto la campana ammetta.
Il diciannove ottobre 1987 il mercato americano in un solo giorno perse il ventidue e mezzo per cento. A credere alle formule della campana, un giorno così praticamente non poteva capitare.
Undici anni dopo il fondo Long-Term Capital Management, nel cui consiglio sedevano due premi Nobel per l’economia, guadagnava benissimo: il venti, il quarantatré, il quarantuno per cento l’anno nei primi tre anni. I modelli del fondo davano per certo che la differenza di prezzo fra obbligazioni simili si sarebbe richiusa. All’inizio del 1998 il fondo aveva quasi cinque miliardi di dollari propri e ne aveva presi in prestito più di centoventi miliardi. Poi la Russia dichiarò default. La differenza non si richiuse, si allargò. In meno di quattro mesi il fondo perse più di quattro miliardi e mezzo. La Federal Reserve Bank di New York dovette radunare quattordici banche perché il suo crollo non si tirasse dietro il mercato.
Due premi Nobel. E delle code grasse il modello non aveva mai sentito parlare.
L’ammazzasentenze
Anche noi abbiamo la nostra storia di un modello che non sapeva della coda.
Alla fine degli anni Ottanta Cosa nostra era fermamente convinta che le condanne del maxiprocesso di Palermo, in cui erano stati condannati centinaia di mafiosi, sarebbero state comunque annullate. Dickie scrive che dentro l’organizzazione si era radicata l’idea che il giudice di Cassazione Corrado Carnevale, che i giornali avevano soprannominato «l’ammazzasentenze» perché aveva l’abitudine di annullare le condanne per vizi di forma, fosse la garanzia che alla fine tutto si sarebbe sistemato. L’esperienza passata lo confermava: lui annullava. Totò Riina per anni aveva promesso ai suoi che a Roma si sarebbe aggiustato tutto.
Il trenta gennaio 1992 la Cassazione confermò le condanne. A presiedere l’udienza non era Carnevale, ma Arnaldo Valente. Non fu una punizione per il giudice. Semplicemente il presidente della Cassazione, non senza l’influenza di Falcone, che allora lavorava al ministero della Giustizia, aveva deciso che processi del genere li avrebbero presieduti a rotazione, invece di affidarli per abitudine sempre allo stesso giudice. L’abitudine su cui si era puntato tutto finì con una riga nel regolamento del tribunale. Riina perse la faccia, e Dickie fa discendere da lì tutto quello che venne dopo, fino alla guerra della mafia contro lo Stato. Se la copertura si regge su un uomo solo e su un’abitudine sola, non è una copertura. È una scommessa che vinceva, finché non ha perso.
Quanto tenere di scorta
Ti ricordi che Don Vincenzo teneva una scorta d’olio per tre settimane esatte? Non a caso. Il ritardo più lungo nelle consegne, a sua memoria, era stato di tre settimane. Una volta gli dissi: allora sei protetto da qualunque ritardo.
Il Don scosse la testa. «Sono protetto da qualunque ritardo che ho visto», disse. «Da quello che non ho visto mi protegge un’altra cosa.» E mi mostrò una busta nel cassetto della scrivania. Ogni anno ci metteva da parte dei soldi per il caso in cui l’olio non fosse arrivato per niente e si dovesse comprarlo dagli altri a peso d’oro, pur di non lasciare a piedi i ristoranti. Finché lui fu vivo, la busta non venne aperta neanche una volta. Il Don la considerava la prova migliore che la busta serviva.
Tirando le somme
Arriva la disgrazia, e i rischi che sembravano indipendenti si scoprono legati. Per questo chi ti assicura non deve stare sulla tua stessa barca.
