Quando si ha paura
A una delle cene in compagnia di Sonny Black, Pistone conobbe un tale di nome John. John aspettava la sentenza per uno schema piramidale che lui e suo fratello avevano steso per tutto il paese. E raccontava volentieri la sua esperienza. Pistone riferisce il suo «schema di lavoro».
Ti trovi un pollo ricco con dei soldi liberi. Gli dici che hai degli agganci con certe fabbriche di vestiti: producono più del previsto e svendono le eccedenze per niente. Il pollo è pronto a mettere cinquemila? Promettigli cinquecento di guadagno la prima settimana. Il guadagno è grasso, e così davanti a te si mette in fila una coda di nuovi investitori pronti a mettere di più. Paghi gli interessi, la parte grossa del capitale te la tieni, e quando ne hai raccolto abbastanza, diceva John, saluti gli investitori con la manina e sparisci coi loro soldi.
E aggiunse quella che secondo me è la cosa più preziosa di tutta la storia. Lo schema, a sentir lui, funziona meglio di tutto con i medici e gli altri professionisti qualificati: cercano sempre dove mettere i soldi in più. Le sue ultime vittime erano stati alcuni chiropratici.
Le vertebre le sapevano rimettere a posto. I conti no.
Il dieci per cento a settimana
Cinquecento dollari su cinquemila in una settimana fanno il dieci per cento. A settimana. Con la regola del settantadue, a quel tasso i soldi raddoppiano in circa sette settimane, e in un anno si moltiplicano per centinaia. Nessun affare onesto al mondo guadagna così. Né il frantoio, né la lavanderia, né la fabbrica, né la banca.
E allora perché gente sveglia, dei medici, ci mette i soldi? Non per stupidità. Il primo pagamento arriva. Cinquecento dollari in mano sono una prova più forte di qualsiasi calcolo. La testa dice: così non può essere. La tasca dice: eppure eccoli qua. Arriva il secondo pagamento, i dubbi spariscono del tutto, e il medico porta altri diecimila, e già che c’è si porta dietro un collega.
Paura e avidità hanno un punto debole in comune: tutte e due fanno male i conti con le probabilità. Sopravvalutiamo le piccole probabilità di una grossa vincita: per questo compriamo i biglietti della lotteria. E sottovalutiamo le grosse probabilità di una perdita silenziosa: per questo crediamo che proprio il nostro gestore non sparirà.
Rendimenti astronomici
Gambetta racconta come, all’inizio degli anni Settanta, in Sicilia crescesse il contrabbando di tabacco. Il carico di un’intera nave costava una fortuna, e i mafiosi, sfruttando la loro reputazione di garanti, raccoglievano capitale dove potevano: dalle loro famiglie, da altri mafiosi, dai clienti, dai compaesani. Quelli sapevano una cosa sola: avevano a che fare con gente rispettata. In quegli stessi anni, scrive Gambetta, anche alla gente comune offrivano rendimenti astronomici per investire in una non meglio precisata rete informale.
E a un piccolo delinquente, Stefano Calzetta, proposero di mettere dieci milioni di lire nel contrabbando. La condizione: il carico del motoscafo sarebbe stato intestato a lui.
Rileggilo. Lo pagavano con un rendimento perché si prendesse il rischio: se intercettavano il motoscafo, il carico risultava suo, e in galera ci andava lui. Un rendimento alto è quasi sempre il prezzo di un rischio che non ti fanno vedere. A volte rischi che ti rubino tutto. A volte che mettano dentro te.
Deve andarmi bene
E c’è una terza paura: la paura di perdere l’occasione, quando la sfortuna dura da troppo.
La sera del 18 agosto 1913, al casinò di Monte Carlo, la pallina della roulette cadde sul nero ventisei volte di fila. La serie si allungava, e i giocatori puntavano sempre di più contro il nero: il rosso doveva per forza uscire. La ruota, si capisce, non doveva niente a nessuno. Un lancio non si ricorda del precedente. Mai. I giocatori persero milioni di franchi.
Lefty Ruggiero, il mentore di Pistone, in questo errore ci visse tutta la vita. Pistone lo scrive senza giri di parole: giocava male, non gli andava mai bene, e fermarsi non sapeva. Come a ogni giocatore malato, gli sembrava che la vincita fosse dietro l’angolo. Una volta in Florida, lui e Pistone fecero una scommessa su sei corse di fila: bisognava indovinare il vincitore di ognuna. Le prime cinque le vinsero puntando sugli outsider, e restava la sesta, con circa trentamila in palio. A quel punto Lefty si spaventò e puntò sul favorito, «per sicurezza». Il favorito perse.
Eccola, la paura allo stato puro. Cinque volte Lefty aveva rischiato quando non aveva niente da perdere, e la sesta, quando c’era qualcosa da perdere, diventò prudente. Proprio quando la prudenza non aveva senso. I giocatori esperti lo chiamano «giocare con la paura», ed è il modo sicuro per perdere, per quanto tu sappia di cavalli.
Nei Soprano, che è una serie, cioè finzione, c’è il padrone di un negozio di articoli sportivi. Si siede a giocare a poker con Tony Soprano e i suoi, perde, si risiede per rifarsi, e alla fine gli cede il negozio per saldare il debito. Gli sceneggiatori non si sono inventati niente. Hanno solo mostrato che cosa fa un uomo che cerca di rifarsi di una perdita.
Dove non mettere i soldi
Da tutto questo mi sono ricavato qualche regola, e Don Vincenzo, credo, le avrebbe approvate.
Non mettere soldi in quello che promette più di quanto possa dare onestamente qualsiasi affare che conosci. Ti promettono molte volte quello che dà la banca? Chiedi quale rischio non ti fanno vedere.
Non mettere soldi in quello che non sai spiegare al vicino in due minuti. Non capisci nemmeno tu da dove arriveranno i soldi? Molto probabilmente dal prossimo investitore.
Non credere al primo pagamento. La piramide paga sempre i primi. È la sua pubblicità.
Non cercare di rifarti. I soldi persi non tornano perché rischi ancora di più.
Il Don, tra parentesi, una volta rifiutò di entrare nell’«affare sicuro» di un vecchio amico del quartiere: quello prometteva il trenta per cento in tre mesi. L’amico ci rimase male. Sei mesi dopo venne a chiedergli dei soldi in prestito, perché aveva perso tutto, e il Don glieli diede, ma non in prestito: glieli regalò. «Costa meno di quanto sarebbe costato investirci. E almeno so dove sono andati a finire.»
