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Parte seconda. Il rischio · Capitolo 10. Il tassametro

Quanto vale il dollaro di domani

Lefty Ruggiero ci teneva tanto che Tony Conte, l’agente dell’FBI che lui credeva suo socio in affari, si comprasse un bar. Per darsi un tono. Pistone riporta il suo ragionamento quasi parola per parola. Guarda, dice Lefty, a New York una bettola costa cinquantamila, ma te la puoi prendere con sette e mezzo, e il resto lo paghi un po’ alla volta con i guadagni. Qui invece un bar normale con la cucina costa sui quindicimila. Ne dai due, il resto lo paghi strada facendo. Ci metti dentro le tue macchinette, e l’incasso è tutto tuo.

Tony rispose che qui a tutti gli affari andavano bene e nessuno avrebbe venduto il suo locale. L’affare saltò. Ma Lefty, senza saperlo, aveva tenuto una lezione di finanza. Vediamola.

Il prezzo è il futuro

Che cosa compra chi paga un bar cinquantamila? Le sedie? Il bancone? No. Compra il guadagno che il bar porterà negli anni a venire. Qualunque affare, qualunque azione, qualunque casa vale esattamente quanto valgono oggi i soldi che porterà domani.

E quanto valgono oggi? Meno. Il dollaro che arriverà fra un anno oggi vale meno di un dollaro: se lo avessi adesso, lo metteresti in banca e fra un anno lo ritroveresti con gli interessi. Per questo, per sapere quanto vale oggi un pagamento futuro, bisogna ridurlo di un interesse per ogni anno di attesa. Si chiama attualizzazione, e quello che ne viene fuori si chiama valore attuale.

Il conto è facile. Al dieci per cento l’anno, cento dollari che arriveranno fra un anno oggi valgono circa novantuno. Aspetti due anni, circa ottantatré. Dieci, meno di quaranta. Più il pagamento è lontano e più il tasso è alto, meno vale oggi.

Ci si è arrivati molto tempo fa. Già nel 1202 Leonardo Pisano, noto come Fibonacci, nel suo Liber abaci spiegava come confrontare soldi che arrivano in momenti diversi. Gli storici della finanza lo considerano uno dei primi a fare conti del genere. I mercanti di Pisa e di Genova volevano sapere che cosa conveniva di più: prendere cento adesso o centoventi fra due anni. La risposta, come oggi, dipendeva dal tasso.

Il venditore che fa credito

Torniamo a Lefty. «Sette e mezzo subito, il resto con i guadagni.» Che cosa succede qui?

Il venditore del bar accetta di ricevere gran parte del prezzo non adesso, ma un giorno, da quello che guadagnerà il compratore. In sostanza, presta i soldi al compratore. E se è furbo chiederà più di cinquantamila: quarantaduemila e cinquecento fra qualche anno oggi valgono meno di quarantaduemila e cinquecento oggi. E se il compratore fallisce, il venditore rischia di non vedere niente. Pagare «con i guadagni» vuol dire pagare con quello che potrebbe anche non esserci.

Lefty a questo non ci pensava. Vedeva una cosa sola: puoi diventare padrone di un bar con sette e mezzo. Così ragiona chiunque compra a rate. Guarda l’anticipo e non conta quanto costa davvero tutto il resto.

Diciassette anni

Il valore attuale ha anche un’altra faccia, che non è fatta di soldi.

Nel 1910 Morello fu condannato a venticinque anni. Tenendo conto dello sconto per buona condotta, scrive Dash, poteva uscire non prima del quattro dicembre 1926, cioè fra diciassette anni circa. Una condanna così, scriveva Morello alla moglie, è capace di far impazzire un uomo.

La libertà che arriverà fra diciassette anni, per un uomo, non vale quasi niente. Il suo «valore attuale» è irrisorio. In compenso la possibilità di accorciare la pena subito vale una montagna di soldi. Per questo la famiglia mise insieme cinquantamila dollari per l’avvocato dell’appello di cui abbiamo già parlato. Per quello che è vicino la gente paga sempre molto più che per quello che è lontano. I banchieri lo chiamano tasso di attualizzazione. Per i detenuti è altissimo.

Il debito senza fine

E adesso la cosa più strana che si sono inventati nelle obbligazioni. Il debito che non si deve restituire.

A metà del Settecento il governo britannico riunì i suoi debiti sparsi in un unico tipo di titoli e li chiamò consols. Rimborsarli non serviva: una scadenza non l’avevano. Il governo prometteva di pagare gli interessi per sempre — prima il tre e mezzo, poi il tre per cento l’anno — e poteva ricomprarli quando voleva, ma non era obbligato. Li compravano, li vendevano, li lasciavano in eredità ai figli e ai nipoti. Gli ultimi consols il Tesoro britannico li ha ricomprati solo nel 2015. Gli interessi su quel debito sono stati pagati per più di duecentosessant’anni.

Anche l’eternità, si è scoperto, finisce.

Quanto vale la promessa di pagare tre sterline l’anno per sempre? Il conto è sorprendentemente semplice: dividi il pagamento per il tasso. Al tre per cento, cento sterline. Al sei, cinquanta. I tassi salgono, e l’obbligazione perpetua si deprezza. Scendono, e si apprezza. Allo stesso modo si comporta qualunque obbligazione a cedola fissa, se tutto il resto non cambia: i pagamenti promessi sono gli stessi, ma il rendimento che si pretende da loro è un altro. Nella perpetua si vede solo meglio. Ma non tutte le obbligazioni del mondo sono perpetue. La cedola può essere variabile e andare dietro ai tassi da sola. Può essere legata all’inflazione. Può darsi che il debitore abbia il diritto di rimborsare in anticipo. E può darsi che i tassi siano saliti, ma che nello stesso anno il debitore sia diventato più affidabile, e da lui si pretenda meno di prima. Allora rifai il conto. E non confondere il tasso della banca centrale con il rendimento che il mercato chiede a un titolo preciso: sono parenti, non gemelli.

Che tasso fra dieci anni

Un’ultima cosa. Il tasso non è uno solo. Prendi in prestito per una settimana e paghi una cifra, per un anno un’altra, per trent’anni un’altra ancora. Metti in fila i tassi per scadenza, e ti viene fuori una curva, e dalla sua forma si vede che cosa pensa il mercato del futuro. Di solito più la scadenza è lunga, più il tasso è alto: chi aspetta a lungo e rischia di più vuole di più. Se all’improvviso i soldi a breve costano più di quelli a lungo, spesso vuol dire che il mercato si aspetta tempi brutti, dopo i quali i tassi scenderanno.

Come il Don pagò in anticipo

Una volta il padrone del frantoio propose al Don: pagami l’olio di tutto l’anno in anticipo, in un’unica somma, e avrai uno sconto del cinque per cento. Io ero contento: il cinque per cento sono bei soldi.

Il Don prese la matita. L’olio lo ricevevamo in modo regolare, tutto l’anno. Quindi, se pagavamo tutto a gennaio, in media davamo i soldi sei mesi prima del solito. Il cinque per cento per sei mesi fa circa il dieci per cento l’anno. La banca allora ci dava il tre sul deposito. «Quindi per i nostri soldi il frantoio ci paga il triplo della banca», disse il Don. Poi ci pensò ancora e chiese: «E se il frantoio va a fuoco a marzo, chi mi ridà i soldi degli altri mesi?» Pagammo in anticipo sei mesi, non un anno. E chiedemmo al padrone del frantoio di assicurare il magazzino.

Tirando le somme

La rateizzazione è un credito, e gratis non è mai, anche quando degli interessi non si parla. E la regola «i tassi salgono, l’obbligazione si deprezza» tienila per i pagamenti fissi. Dove i pagamenti si muovono, rifai il conto.

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Soldi di Famiglia

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    Parte prima. Come funzionano i soldi

    Capitolo 1. L'invenzione della protezione

    1. Come hanno rotto la macchina
    2. Una protezione onesta

    Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

    1. Una ditta col timbro
    2. Le piramidi dei re

    Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

    1. Chi gestisce i soldi
    2. Banche e timbri

    Capitolo 4. Vendere una quota della Famiglia

    1. Il voto e la quota
    2. Andare in Borsa

    Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

    1. Come funziona un mercato
    2. I giocatori al tavolo

    Parte seconda. Il rischio

    Capitolo 9. L'allibratore vince sempre

    1. Calcolare le probabilità
    2. Code grasse e cigni neri

    Capitolo 11. L'aritmetica del contabile

    1. L’aritmetica del contabile

    Capitolo 12. Paura e avidità

    1. La testa degli altri
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    Capitolo 13. Non tenere tutto nella stessa cantina

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    Capitolo 14. Un mercato che non si compra facilmente

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    2. Il passo dell’ubriaco
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    2. La pensione del soldato

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    1. Forward e future
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    Capitolo 20. Il diritto, non l'obbligo

    1. Call e put
    2. Quanto vale un diritto

    Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

    1. Soldi per i secoli
    2. Come scegliere e quando entrare

    Capitolo 22. Le trappole nella testa del giocatore

    1. Troppo sicuro di sé
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    Capitolo 23. I vecchi Don del mercato

    1. I vecchi Don del mercato
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