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Parte prima. Come funzionano i soldi · Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

Banche e timbri

A Palermo, negli anni Ottanta dell’Ottocento, il Banco di Sicilia lo dirigeva il marchese Emanuele Notarbartolo, ex sindaco della città, un uomo di principi e, come si direbbe oggi, politicamente scomodo. Combatteva, secondo Dickie, una battaglia senza speranza. La banca serviva «i suoi»: con quei soldi si finanziavano gli amici e si compravano i voti. Grosse somme finivano in prestiti a persone inventate: bambini, guardiani, barcaioli e perfino morti. I prestiti, si capisce, non li restituiva nessuno. I morti in genere pagano male. I guardiani non molto meglio.

Due terzi del consiglio della banca erano politici. Nel 1889 Notarbartolo mandò in segreto al governo una relazione sugli affari della banca e mise una condizione: o appoggiate le mie riforme o me ne vado. I documenti li rubarono direttamente dall’ufficio del ministro e qualche settimana dopo li presentarono al consiglio della banca, mentre il direttore era fuori. Il consiglio gli votò la sfiducia. I sospetti caddero su un consigliere, Raffaele Palizzolo, che si portava dietro legami con le cosche mafiose. Il governo ci pensò qualche mese e scelse il consiglio. A Notarbartolo chiesero di andarsene. Se ne andò.

E poi cominciò quello per cui l’avevano tolto di mezzo. Il nuovo direttore dava prestiti a dei prestanome perché comprassero le azioni della compagnia di navigazione della famiglia Florio, e quelle stesse azioni la banca le accettava in garanzia. Chi prendeva davvero i soldi rimase sconosciuto, e a prenderli c’erano, tra gli altri, il direttore della banca in persona e Ignazio Florio. Uno schema delizioso. Se le azioni salivano, il debitore tirava fuori il suo nome, chiedeva di vendere i titoli e si prendeva il guadagno. Se scendevano, alla banca restavano azioni svalutate e nessuno a cui chiedere conto. I debitori anonimi, tira le somme Dickie, vincevano sempre, e il Banco di Sicilia perdeva sempre.

Nel 1893 Notarbartolo fu ammazzato. Palizzolo poi lo processarono, ma questa è un’altra lunga storia. A noi basta la banca.

Che cos’è una banca

Una banca sono i soldi degli altri in mano alla gente sua. I depositanti portano soldi che per adesso non gli servono, e la banca li presta a chi ne ha bisogno adesso, e campa sulla differenza degli interessi. Finché i debitori restituiscono e i depositanti non arrivano tutti insieme, va tutto benissimo.

Adesso guarda che cosa hanno rotto a Palermo. Tre cose su cui sta in piedi qualunque banca.

La prima: a chi si presta. La banca vive del fatto che controlla il debitore meglio di come lo controllerebbe il depositante da solo. Hai dato a «uno dei tuoi» senza guardare? Quello non è credito. È un regalo pagato da altri.

La seconda: su che cosa si presta. La garanzia la prendi per avere qualcosa da vendere se va male. E se in garanzia ci sono azioni il cui prezzo lo tengono su coi soldi della stessa banca? Allora la garanzia vale esattamente quanto la fiducia che la banca continuerà a comprarle.

La terza: chi risponde. Se il guadagno se lo prende il debitore e la perdita resta alla banca, il debitore punterà sulla cosa più rischiosa. Gli economisti lo chiamano rischio morale. I siciliani la chiamavano la bella vita.

Una banca per fantasmi

Le prime banche d’Italia non sono nate dall’avidità, ma dal bisogno. Nel 1472 a Siena aprì il Monte dei Paschi, un monte di pietà dove ai poveri davano piccoli prestiti su pegno, perché non andassero dagli usurai. Banca commerciale diventò solo nel Seicento, e ancora oggi passa per la più antica banca in attività del mondo. La banca è cominciata dove a uno servivano soldi e non c’era nessuno a darglieli.

Cinquecento anni dopo Saviano ha visto che cosa succede quando la banca il debitore non lo vede. Nell’hinterland di Napoli lavorano fabbriche tessili clandestine che cuciono per le migliori case di moda italiane. Le case di moda pagano solo il lavoro finito e solo dopo il controllo. Ma alle fabbriche i soldi servono prima: comprare la stoffa, pagare la gente, trasportare la merce. Il credito glielo dà la camorra, in contanti, a un interesse basso, dal due al quattro. In banca le fabbriche non ci vanno. Ufficialmente non esistono, scrive Saviano, e i fantasmi dal direttore di banca non ci vanno a chiedere udienza.

Vedi? La funzione della banca non è sparita. Dove la banca legale non riesce a vedere il debitore, arriva chi lo vede. E il suo interesse non è per forza da strozzino. Ti spennano in un altro modo. Quando riscuotono.

La corsa agli sportelli

La banca sta in piedi sulla fiducia, e la fiducia si rompe prima dei soldi.

Critchley, in una nota, racconta una storia del 1906. A Little Italy rapirono il figlio quattordicenne di un banchiere privato, John Bozzuffi, e chiesero ventimila dollari di riscatto. Girò voce che il rapimento fosse una messinscena, e i depositanti per poco non si precipitarono a ritirare i soldi dalla banca di Bozzuffi. Nessuno aveva ancora dimostrato niente, ma i depositanti ragionarono così: un banchiere che le messinscene se le organizza da sé, una messinscena la farà anche coi loro soldi. Dieci anni dopo Bozzuffi fu condannato per un grosso furto. Insomma, i depositanti non si erano sbagliati poi tanto.

Per crollare una banca non ha bisogno di fallire: basta che i depositanti credano che possa fallire e arrivino tutti insieme. Soldi in cassa per tutti non ce ne sono mai: sono stati prestati. Ne parleremo per bene quando arriveremo alla banca delle banche.

Un uomo nostro alla firma

E l’ultima debolezza. La più semplice.

Pistone ricorda come Lefty si vantava di avere accesso agli assegni di una banchetta qualunque in un angolo dimenticato di New York. «Il vicepresidente è uno dei nostri. Se qualcuno chiama, lui dà l’okay per incassare». Il piano era semplice: comprare un sacco di merce con assegni che la banca avrebbe confermato, vendere la merce e sparire.

La banca può controllare, firmare e rispettare le regole quanto vuole, ma tutto questo si rompe in un punto solo, se lì ci siede «uno dei nostri». Al Banco di Sicilia punti così ne avevano messi insieme due terzi del consiglio. Nella banchetta di periferia è bastato un vicepresidente.

Don Vincenzo la banca la sceglieva a modo suo. I soldi delle lavanderie li teneva in una banca noiosa dall’altra parte della città, il cui direttore una volta gli aveva negato un prestito perché il Don non aveva portato le carte giuste. Lì per lì il Don si arrabbiò. Una settimana dopo ci trasferì tutti i conti. Gli chiesi perché. «Se l’ha negato a me», disse il Don, «lo negherà anche a chi vorrà farsi prestare i miei soldi senza carte». Una banca che non si lascia convincere, per lui, era la miglior raccomandazione.

Tirando le somme

Quando scegli una banca, chiedi tre cose: a chi presta, su che cosa e chi paga le perdite. Se i guadagni se li prendono alcuni e le perdite le pagano altri, la mangiatoia è solo questione di tempo.

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Soldi di Famiglia

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    Parte prima. Come funzionano i soldi

    Capitolo 1. L'invenzione della protezione

    1. Come hanno rotto la macchina
    2. Una protezione onesta

    Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

    1. Una ditta col timbro
    2. Le piramidi dei re

    Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

    1. Chi gestisce i soldi
    2. Banche e timbri

    Capitolo 4. Vendere una quota della Famiglia

    1. Il voto e la quota
    2. Andare in Borsa

    Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

    1. Come funziona un mercato
    2. I giocatori al tavolo

    Parte seconda. Il rischio

    Capitolo 9. L'allibratore vince sempre

    1. Calcolare le probabilità
    2. Code grasse e cigni neri

    Capitolo 11. L'aritmetica del contabile

    1. L’aritmetica del contabile

    Capitolo 12. Paura e avidità

    1. La testa degli altri
    2. Quando si ha paura

    Capitolo 13. Non tenere tutto nella stessa cantina

    1. Le uova e il paniere
    2. Azioni contro obbligazioni

    Capitolo 14. Un mercato che non si compra facilmente

    1. Il prezzo sa tutto
    2. Il passo dell’ubriaco
    3. Codice d’onore

    Parte terza. La partita grossa

    Capitolo 15. Chi lo sa prima

    1. Chi lo sa prima

    Capitolo 18. A chi affidare i soldi della Famiglia

    1. Il consulente coi soldi degli altri
    2. La pensione del soldato

    Capitolo 19. Un accordo sul raccolto

    1. Forward e future
    2. Grano e petrolio

    Capitolo 20. Il diritto, non l'obbligo

    1. Call e put
    2. Quanto vale un diritto

    Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

    1. Soldi per i secoli
    2. Come scegliere e quando entrare

    Capitolo 22. Le trappole nella testa del giocatore

    1. Troppo sicuro di sé
    2. La magia e i soldi già spesi

    Capitolo 23. I vecchi Don del mercato

    1. I vecchi Don del mercato
    2. Codice d’onore

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