La banca delle banche
Una volta, al confine tra le province di Napoli e di Caserta, un contadino arava un campo che aveva comprato da poco. Il trattore continuava a incepparsi, come se quel giorno la terra si fosse indurita. All’improvviso da sotto l’aratro cominciarono a volare pezzetti di carta. Soldi. Migliaia, centinaia di migliaia di banconote. Il contadino saltò giù dal trattore e si mise a raccoglierle: pensava che qualcuno avesse nascosto lì il bottino di una banda.
Saviano spiega com’era andata davvero. I soldi erano tagliuzzati e sbiaditi, e a sotterrarli non era stato un bandito, ma la Banca d’Italia. Tonnellate di banconote fuori corso erano finite nei sacchi, e i sacchi, come tanti altri rifiuti che arrivavano da quelle parti, avevano chiuso il viaggio sottoterra. La lira l’avevano seppellita. E i soldi vecchi avvelenavano gli orti di cavolfiori.
Comincio da qui a parlarti delle banche centrali. Lì dentro c’è tutto il succo dei soldi. Un pezzo di carta che la banca centrale ha smesso di riconoscere è spazzatura. Un pezzo di carta che riconosce sono soldi. La differenza non sta nella carta. Sta nella promessa.
Il banchiere che stampò troppo
Le prime banconote d’Europa le emise nel 1661 il Banco di Stoccolma, che poco prima aveva fondato il mercante Johan Palmstruch. L’idea era splendida. In Svezia allora giravano enormi monete-lastre di rame, e ognuna pesava qualche chilo. Portarsele dietro era una tortura. Il pezzo di carta, invece, la banca prometteva di cambiarlo in rame in qualunque momento, e girare con quello era molto più comodo.
I guai arrivarono presto. Stampare carta è facile, e la banca ne stampò più di quanto rame avesse. La gente venne a cambiare, e il rame non bastò. Nel 1664 la banca si fermò, e poi la liquidarono. Palmstruch lo processarono e lo condannarono a morte, ma la pena gliela commutarono in prigione.
Se l’è cavata con poco.
E allora gli svedesi fecero quello che poi hanno ripetuto tutti. Nel 1668 crearono una banca nuova, ma questa volta sotto il controllo del parlamento. Funziona ancora oggi. È la Riksbank svedese, la banca centrale più vecchia del mondo. Il diritto di stampare soldi lo tolsero al banchiere privato e lo diedero a chi risponde al paese. Saggio.
Ti ricordi la Banca Romana dell’inizio del libro? L’avevano autorizzata a stampare soldi, e lei li stampava per i politici. Quando crollò, nel 1893, anche lì andò a finire con una banca nuova: la Banca d’Italia. Le banche centrali nascono quasi sempre sulle macerie di una banca privata che ha abusato del diritto di stampare.
La banca che finanziò una guerra
La Banca d’Inghilterra nacque in un altro modo. Dalla guerra. Nel 1694 il re Guglielmo III combatteva contro la Francia, e gli servivano soldi. Lo scozzese William Paterson propose: che i ricchi facciano una colletta e prestino alla Corona un milione e duecentomila sterline all’otto per cento, e in cambio abbiano il diritto di fondare una banca. Firmarono in milleduecentosessantotto, e i soldi furono raccolti in undici giorni. La nuova banca aprì in una sala presa in affitto da una delle corporazioni di Londra: diciassette impiegati e due portieri.
Guarda quell’affare con i nostri occhi. Il re è il debitore meno affidabile che ci sia, ne abbiamo già parlato. Ma stavolta a prestargli i soldi non erano state poche famiglie di banchieri, che lui poteva rovinare come Edoardo III aveva rovinato i fiorentini. A prestare era stata una grande società con il suo statuto, e alle sue spalle c’era il parlamento. Fregare un creditore così costava molto di più. Tutto il trucco è qui. Centocinquant’anni dopo la Banca d’Inghilterra era diventata la banca di tutte le altre banche del paese.
La banca delle banche
Ma che cosa fa, in fondo, una banca centrale? Tre cose.
La prima: stampa i soldi e sta attenta che non perdano valore. Ne stampi troppi, e i prezzi salgono, come a Weimar. Troppo pochi, e l’economia soffoca.
La seconda: fissa il prezzo dei soldi. Il tasso a cui la banca centrale presta alle banche normali è quello da cui partono tutti gli altri tassi del paese: sui depositi, sui prestiti, sui mutui. Alza il tasso, e i soldi costano di più, la gente si indebita e spende di meno, i prezzi si calmano. Lo abbassa, e succede il contrario.
E la terza, la più importante: è il prestatore di ultima istanza. Scoppia il panico, i correntisti corrono a tutte le banche insieme, e i soldi non ce li ha nessuno: sono stati prestati. Allora la banca centrale presta alle banche e prende in pegno quello che hanno di buono. Il panico si calma. È la banca delle banche.
Fino al 1907 una banca così in America non c’era. L’avevano messa in piedi due volte. La Prima Banca degli Stati Uniti funzionò dal 1791 al 1811, la Seconda dal 1816 al 1836. Tutte e due facevano una parte di quel lavoro, anche se all’attuale Federal Reserve non somigliavano, e a tutte e due il Congresso non rinnovò lo statuto. Poi il paese visse quasi ottant’anni senza banca centrale. Nel panico del 1907, di cui abbiamo già parlato, a salvare le banche del paese fu, in sostanza, un uomo solo: il finanziere John Pierpont Morgan, che riunì gli altri banchieri nella sua biblioteca. Il paese capì: non si può far dipendere tutto dalla buona voglia di un vecchio. Nel novembre del 1910 alcuni banchieri e un senatore partirono in segreto per l’isola di Jekyll, al largo della Georgia. Si spacciarono per cacciatori di anatre, si chiamavano tra loro solo per nome, e lì buttarono giù un piano. Il 23 dicembre 1913 il presidente Wilson firmò la legge sulla Federal Reserve.
Le anatre, c’è da credere, se la cavarono.
Indipendenza e capitale
Perché la banca centrale deve essere indipendente dal governo? Per lo stesso motivo per cui la cassa non la affidi a chi ci pesca dentro. Il governo ha sempre voglia di stampare soldi prima delle elezioni o per una guerra, e poi pagano tutti, quando salgono i prezzi. Per questo nella maggior parte dei paesi il capo della banca centrale è difficile da licenziare. Con i ministri non si consulta.
Una banca normale, la vigilanza la tiene con due guinzagli, e non bisogna confonderli. Il primo è il capitale, i soldi dei padroni. In cassaforte non sta in una mazzetta a parte: anche quello è stato prestato. In compenso è il primo a prendersi il colpo. I debitori non restituiscono una parte dei prestiti? Se ne va il capitale, e i correntisti restano con il loro. Il secondo guinzaglio è quello che si trasforma in soldi in fretta: contanti, riserve sul conto alla banca centrale, titoli che vendi in un giorno. I finanzieri la chiamano liquidità. È lei che paga quando i correntisti vengono a ritirare. Una banca con un buon capitale può non arrivare a domani, se ha prestato tutto a lungo termine. Una banca con la cassa piena può essere già morta, se i prestiti non tornano.
Nel 1974, dopo il crollo di una banca tedesca, i banchieri dei paesi più grandi crearono un comitato nella svizzera Basilea. Nel 1988 si misero d’accordo: il capitale di una banca deve essere almeno l’otto per cento degli attivi ponderati per il rischio. Un prestito allo Stato in quel conto pesa poco o niente, un prestito normale a un’impresa pesa per intero. L’otto per cento non è molto. Paragonarlo pari pari con il sottile cuscinetto di Fannie e Freddie non si può: lì il capitale e il rischio si contavano in un altro modo. Ma l’idea è la stessa: più rischi, più soldi tuoi devi metterci.
Il Don prestatore di ultima istanza
Ti ricordi l’anno in cui la grandine rovinò gli ulivi in Sicilia? Quella volta l’olio lo comprammo in tempo. Il padrone del frantoio, invece, rimase quasi senza raccolto e senza soldi per la stagione dopo: non aveva con che pagare gli operai, riparare il torchio, comprare il concime. La banca gli disse di no: anno cattivo, debitore cattivo.
Il Don gli prestò i soldi. Senza interessi. Da restituire in tre anni. Io mi stupii: noi l’olio lo vendiamo, mica facciamo prestiti. Il Don mi spiegò: «Se il frantoio muore, devo cercarne un altro, e per vent’anni dovrò insegnare a un altro uomo che olio voglio. Costa meno tenere in piedi questo.» Il debito tornò in due anni. E al raccolto cattivo successivo il padrone del frantoio avvertì il Don da solo, sei mesi prima, e tenne da parte per noi l’olio migliore.
La banca centrale fa lo stesso per tutto il paese: nel panico sostiene quelli senza i quali muore tutto il sistema. Ma solo quelli che sono malati per un po’, non quelli senza speranza.
Tirando le somme
Se da qualcuno dipende tutto il tuo affare, a volte conviene diventare tu il suo prestatore di ultima istanza. Solo, prima controlla che cosa gli manca: soldi fino a domani o un mestiere per dopodomani. La prima cosa si cura con un prestito. La seconda no.
