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Parte prima. Come funzionano i soldi · Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

Come funziona un mercato

Nel gennaio del 1920 l’America proibì l’alcol. E Giuseppe Masseria, un piccolo truffatore con due condanne per furto che viveva in una stanza sopra un bar, si svegliò ricco. Senza aver fatto niente.

Nel suo territorio a Lower Manhattan, scrive Dash, per puro caso si trovava un pezzo di marciapiede di Kenmare Street che chiamavano la Borsa di strada. Lì, senza nessuna insegna, si ritrovavano da tutta New York quelli che commerciavano in alcol. Critchley precisa: i grossisti si incontravano lì per far combaciare domanda e offerta. Chi teneva il marciapiede si prendeva un pezzettino su ogni bottiglia venduta in città. Passarono pochi mesi e Masseria era già a capo di un sindacato potente. E nel 1921 veniva secondo solo al «capo dei capi» in persona.

La Borsa di strada di Kenmare Street non durò a lungo. Indovini perché? Nel 1922 lì intorno cominciarono a sparare, e intervenne la polizia.

La Borsa sul marciapiede

E a qualche isolato da lì, in Broad Street, si commerciava in un’altra Borsa di strada. Perfettamente legale. Per decenni i broker avevano venduto e comprato azioni direttamente sul marciapiede, all’aperto, con qualunque tempo. Gli impiegati stavano di sopra, alle finestre degli uffici, e passavano gli ordini ai trader a gesti, e i trader, per farsi riconoscere, portavano berretti e giacche dai colori sgargianti. Lo chiamavano «il mercato sul bordo del marciapiede».

Nel giugno del 1921, quando a Kenmare Street il commercio stava appena prendendo fuoco, i venditori di strada legali si trasferirono sotto un tetto: in un edificio costruito per loro in Trinity Place. Otto anni dopo il loro mercato si chiamava New York Curb Exchange. Trent’anni e qualcosa dopo, American Stock Exchange.

Due marciapiedi. Stessa città, stesso anno. Tutti e due facevano incontrare domanda e offerta. Uno andò sotto un tetto, si diede regole, soci e una camera di compensazione, e visse più di ottant’anni. L’altro lo sciolsero dopo una sparatoria. Colpa della merce? Della gente? No. Ha deciso tutto la macchina che sta dietro al mercato.

Che cosa tiene in piedi un mercato

Pensi che il mercato sia il posto dove si incontrano chi vende e chi compra? Non solo. Dietro c’è tutta una macchina. E la maggior parte nessuno la vede.

Servono regole. Chi può commerciare? Come si annuncia a che prezzo è andato un affare? Che cosa succede se qualcuno imbroglia? Nel 1792 ventiquattro broker di New York, secondo la tradizione, si riunirono sotto un platano a Wall Street e firmarono un breve accordo: commerciare tra loro e prendere dai clienti la stessa commissione, un quarto di punto percentuale. Da quel pezzo di carta è nata la Borsa di New York.

Serve il clearing: la camera di compensazione calcola chi deve quanto a chi e garantisce che soldi e titoli passino davvero di mano. Serve un registro, per segnare a chi appartiene ogni azione. Serve un depositario, per custodire quelle azioni. Servono le comunicazioni, perché tutti sappiano in fretta i prezzi. Nel 1867 a New York arrivò il ticker di Borsa: un apparecchio telegrafico che stampava le quotazioni su una striscia di carta stretta. Due anni dopo Edison ne fece uno suo, più veloce. Il nastro andò in pensione solo verso gli anni Sessanta del Novecento.

E nel 1968 il mercato per poco non soffocò sotto la carta. In tre anni alla Borsa di New York gli scambi erano più o meno triplicati, ma ogni operazione si faceva ancora con certificati di carta, e i certificati li portavano i fattorini. I back office non ce la facevano. I certificati si perdevano. La gente si licenziava. Per un periodo la Borsa il mercoledì chiudeva, perché gli uffici facessero in tempo a smaltire gli arretrati. La soluzione arrivò nel 1973: crearono un depositario centrale, e le azioni smisero di viaggiare. Tutti i titoli furono intestati a un unico intestatario fiduciario, e chi li possiede davvero lo si vede dalle registrazioni elettroniche. Hai azioni americane? Sulla carta, molto probabilmente, risultano anche loro a nome di quell’intestatario, non a nome tuo. Ed è normale. Funzionano così quasi tutti i grandi mercati.

Una camera di compensazione per i falsi

Le loro camere di compensazione le avevamo anche noi. Nel 1909 il Secret Service stava dando la caccia alla banda Morello, che stampava banconote false da due e da cinque dollari. E gli investigatori, scrive Critchley, spostarono l’attenzione sul magazzino all’ingrosso di Domenico Milone. Lo chiamavano la «camera di compensazione» dei falsi che la banda stampava nel paesino di Highland. Ognuno sapeva che cosa fare: uno incideva, un altro stampava, un terzo distribuiva, e il magazzino metteva tutto insieme.

In che cosa era diversa da quella legale? In una cosa sola. Quella legale garantisce l’affare. Quella illegale, la prova. Quello che hai messo per iscritto e raccolto in un posto solo, prima o poi finisce in mano agli inquirenti.

Il biglietto d’ingresso

E c’è un’altra cosa che tiene in piedi qualunque mercato. Per entrare bisogna pagare.

Dash descrive come a inizio secolo nei mercati di New York spadroneggiassero i trust. Il trust del pollame, una ventina abbondante di grossisti messi insieme in un cartello, prendeva dieci dollari da ogni agente di commercio per ogni vagone di pollame che entrava in città per ferrovia. Lavorava solo con chi era iscritto al sindacato. A chi si lamentava aggiungeva il sei per cento su tutti gli acquisti. Anche se la merce non valeva niente. E il mercato delle lavanderie di Manhattan lo tenevano tre grosse società: si erano messe d’accordo per non prendere meno di un dollaro e mezzo a fagotto di biancheria.

Anche la Borsa legale fa pagare l’ingresso: vuoi un posto, l’iscrizione, una licenza? Paghi, e ci aggiungi la commissione. Il punto è che cosa ti vendono per quei soldi. La Borsa ti vende regole, sorveglia i pagamenti e non lascia che ti imbroglino. Il trust ti promette di non toccarti. E basta.

Quando lo raccontai a Don Vincenzo, sul dollaro e mezzo a fagotto rise fino alle lacrime. Una volta avevano invitato anche lui in un’«associazione dei proprietari di lavanderie», dove ci si accordava su un prezzo minimo. Andò a una riunione, bevve un caffè e non ci tornò più. «Se il prezzo lo fa l’associazione», disse, «al cliente io a che servo? Andrà da quello più vicino.» Tre anni dopo l’associazione si sfasciò: tutti abbassavano il prezzo di nascosto. E il Don vendeva al suo prezzo a chi veniva da lui, perché da lui si lavava bene. Se il prezzo lo tiene un accordo e non la merce, non chiamarlo mercato. È la fila davanti al più accomodante.

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Soldi di Famiglia

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    Parte prima. Come funzionano i soldi

    Capitolo 1. L'invenzione della protezione

    1. Come hanno rotto la macchina
    2. Una protezione onesta

    Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

    1. Una ditta col timbro
    2. Le piramidi dei re

    Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

    1. Chi gestisce i soldi
    2. Banche e timbri

    Capitolo 4. Vendere una quota della Famiglia

    1. Il voto e la quota
    2. Andare in Borsa

    Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

    1. Come funziona un mercato
    2. I giocatori al tavolo

    Parte seconda. Il rischio

    Capitolo 9. L'allibratore vince sempre

    1. Calcolare le probabilità
    2. Code grasse e cigni neri

    Capitolo 11. L'aritmetica del contabile

    1. L’aritmetica del contabile

    Capitolo 12. Paura e avidità

    1. La testa degli altri
    2. Quando si ha paura

    Capitolo 13. Non tenere tutto nella stessa cantina

    1. Le uova e il paniere
    2. Azioni contro obbligazioni

    Capitolo 14. Un mercato che non si compra facilmente

    1. Il prezzo sa tutto
    2. Il passo dell’ubriaco
    3. Codice d’onore

    Parte terza. La partita grossa

    Capitolo 15. Chi lo sa prima

    1. Chi lo sa prima

    Capitolo 18. A chi affidare i soldi della Famiglia

    1. Il consulente coi soldi degli altri
    2. La pensione del soldato

    Capitolo 19. Un accordo sul raccolto

    1. Forward e future
    2. Grano e petrolio

    Capitolo 20. Il diritto, non l'obbligo

    1. Call e put
    2. Quanto vale un diritto

    Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

    1. Soldi per i secoli
    2. Come scegliere e quando entrare

    Capitolo 22. Le trappole nella testa del giocatore

    1. Troppo sicuro di sé
    2. La magia e i soldi già spesi

    Capitolo 23. I vecchi Don del mercato

    1. I vecchi Don del mercato
    2. Codice d’onore

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