Il passo dell’ubriaco
Il ventinove marzo 1900, all’Università di Parigi, un giovane matematico, Louis Bachelier, discusse la tesi Teoria della speculazione. Aveva studiato i prezzi dei titoli di Stato francesi alla Borsa di Parigi. E arrivò a una conclusione che allora non interessò a nessuno: i prezzi cambiano a caso. Il movimento di domani non dipende da quello di ieri, così come il passo di un ubriaco non dipende da quello prima. L’ubriaco può arrivare dappertutto. Dove, nessuno lo sa in anticipo. Nemmeno lui.
Il relatore di Bachelier era il grande Henri Poincaré. Il lavoro lo giudicarono con un voto modesto, e un collega rispettato, si dice, brontolava che dentro c’era troppa finanza. Bachelier passò la vita a insegnare in provincia. Della tesi si ricordarono solo mezzo secolo dopo. Degli economisti americani ci inciamparono sopra e capirono: un francese, cinquant’anni prima di loro, aveva descritto quello a cui loro stavano appena arrivando.
Nessuno è profeta in patria, si sa. E nemmeno nella propria università.
La scimmia con le freccette
Se i prezzi camminano come un ubriaco, la conclusione è scomoda. Nessun esperto può indovinare con costanza quali azioni saliranno.
Nel 1973 un professore di Princeton, Burton Malkiel, ci scrisse un libro. E ci mise dentro una frase che poi è stata citata milioni di volte: una scimmia bendata che tira freccette sulla pagina finanziaria di un giornale può scegliere un portafoglio che vale quanto uno selezionato con cura dagli esperti.
Il Wall Street Journal decise di verificare. I redattori tiravano freccette sulla tabella delle quotazioni, i gestori professionisti sceglievano le azioni da soli, e dopo sei mesi si confrontavano i risultati. Doveva durare un mese. È andato avanti quattordici anni, centoquarantadue round. Gli esperti, in media, hanno vinto.
Ma Malkiel ha notato il trucco. Quando il giornale pubblicava le scelte degli esperti, i lettori correvano a comprare quelle azioni, e il prezzo saliva già per la pubblicazione stessa. Lui ha rifatto i conti con i prezzi del giorno prima dell’uscita dell’articolo. Il vantaggio degli esperti, dice, è sparito del tutto.
La scimmia, fai caso, la commissione non la prendeva.
Non vuol dire che i gestori bravi non esistano. Vuol dire che il bravo è difficile distinguerlo dal fortunato. E per questa difficoltà la commissione la paghi tu.
La profezia che si avvera da sola
Ma il passo dell’ubriaco non è tutta la verità sul mercato. A volte i prezzi non girovagano, corrono. Tutti dalla stessa parte. E corrono perché tutti ci hanno creduto.
Gambetta scrive una cosa interessante sulla reputazione. Una buona reputazione si sparge da sola da un cliente all’altro, in fretta e crescendo, come la calunnia nel Barbiere di Siviglia di Rossini. Ci sono mestieri in cui conta più che in altri. I medici, per esempio. E i banchieri: anche loro, osserva Gambetta, sono una specie di agenzia di protezione, solo che proteggono i soldi. Se la gente smette di credere che la banca sia solida, la banca per questo crolla.
Vedi come funziona? La profezia si avvera da sola. La banca è solida finché ci credono. Tutti decidono che non lo è, vanno a riprendersi i soldi, e lei crolla, dandogli ragione. Un’azione sale perché tutti credono che salirà, e comprano. Sale: allora avevano ragione. Comprano ancora. Finché un giorno i compratori finiscono. Allora il crollo darà ragione a chi ha venduto per primo.
Nel 1981 Robert Shiller mostrò che i prezzi delle azioni americane saltano molto più di quanto giustifichino le variazioni successive dei dividendi. Se la gente valutasse solo gli utili futuri delle aziende, i prezzi oscillerebbero molto più tranquilli. Quindi nei prezzi c’è qualcosa oltre il calcolo. Gli umori, la moda, la paura, quello che credono i vicini. La maggior parte del tempo il mercato va col passo dell’ubriaco. E ogni tanto si mette a correre insieme alla folla.
La tigre di carta
Anche da noi c’è una profezia che vive di vita propria. Critchley riferisce la conclusione di un ricercatore, Peter Reuter, che aveva studiato la mafia americana sui dati dei redditi reali. Reuter ipotizzava che la mafia fosse forse già una tigre di carta. Che incassasse con giudizio sulla sua reputazione. Ma che le forze che quella reputazione l’avevano creata un tempo non le mantenesse più.
È una conclusione discussa, e Critchley la presenta come uno dei punti di vista. Ma il meccanismo è chiaro. La reputazione, come il prezzo di un’azione, può restare a lungo sopra quello che c’è dietro. Finché ci credono. Il bottegaio paga perché pagano tutti e tutti credono che non pagare sia pericoloso. E quanta forza ci sia davvero dietro quella fede, nessuno va a controllarlo. Chi ha controllato e si è sbagliato, paga troppo caro.
Chi guadagna sull’inefficienza
E l’ultimo paradosso che devi sapere. Due economisti americani, Sanford Grossman e Joseph Stiglitz, nel 1980 mostrarono che se il mercato fosse perfettamente efficiente, a nessuno converrebbe raccogliere informazioni, visto che il prezzo sa già tutto. Ma se nessuno le raccoglie, il mercato non può essere efficiente. Quindi il mercato è sempre un po’ inefficiente. Giusto quanto basta perché si ripaghi la fatica di chi studia le aziende.
Da qui una conclusione onesta. Il mercato si può battere. Ma si paga con la fatica, con il sapere e con il rischio. E la maggior parte di quelli che promettono di farlo al posto tuo ti prendono semplicemente una commissione sulla fortuna.
Don Vincenzo una volta ascoltò un giovanotto della banca. Proponeva di mettere i soldi delle lavanderie in un fondo dove il gestore «sceglie le azioni migliori». Il Don chiese quanto prendeva il gestore. Il due per cento l’anno, rispose il giovanotto. «E quanto guadagna sopra il mercato?» L’anno scorso, il quattro. «E l’anno prima?» Meno uno. Il Don ringraziò con garbo. Poi disse a me: «Se dovessi pagare il due per cento a uno che un anno indovina e l’altro no, preferirei darlo a te. Tu almeno mi porti il caffè».
Tirando le somme
Vuoi più del mercato? Paga con la fatica, con il sapere e con il rischio. Non vuoi? Prenditi il mercato intero e non pagare per la fortuna degli altri.
