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Parte terza. La partita grossa · Capitolo 19. Un accordo sul raccolto

Grano e petrolio

Negli anni Settanta dell’Ottocento un nobile toscano, Leopoldo Franchetti, girò la Sicilia e ci scrisse sopra un libro che ancora oggi è considerato una delle migliori descrizioni della mafia. Gambetta ne riprende la storia dei mugnai di Palermo.

I mugnai si erano messi insieme in una società. Oggi la chiameremmo cartello. Ognuno pagava una quota. E si impegnava a non fare concorrenza agli altri. Il prezzo della farina lo tenevano su regolando quanto macinare: a turno riducevano la produzione, e chi aveva il turno di macinare meno riceveva un compenso dagli altri. I mugnai potevano assumere solo uomini di un’altra società, carrettieri e garzoni che all’occorrenza facevano anche da braccio armato per il capo mafia del posto. Tutte e due le società, come scrive Franchetti, stavano sotto la protezione di mafiosi influenti.

Nei dettagli Franchetti non entra. Ma Gambetta ne tira una conclusione che a me pare brillante. Per mettersi d’accordo così, i mugnai dovevano fidarsi moltissimo l’uno dell’altro. A ciascuno conviene che gli altri macinino meno e lui di più, e venda caro. Ed era proprio il capo a controllare che tutti pagassero le quote, che chi aveva il turno di produrre meno non facesse il furbo e che lui stesso non venisse fregato sul compenso. La mafia vendeva al cartello quello che gli mancava di più: la certezza che nessuno avrebbe barato.

Il cartello del petrolio

Ottant’anni e passa dopo il libro di Franchetti, nel 1960, alcuni dei maggiori paesi esportatori di petrolio crearono un’organizzazione che sarebbe diventata il cartello più famoso del mondo. I suoi membri si accordano sulle quote: quanto petrolio estrae ciascun paese, perché il prezzo resti dove deve stare. Nel 1973, durante la guerra in Medio Oriente, gli esportatori arabi dichiararono l’embargo contro i paesi che avevano appoggiato Israele. In pochi mesi il petrolio costò parecchie volte tanto.

E da lì comincia esattamente quello che Gambetta aveva descritto per i mugnai. A ogni paese conviene che gli altri rispettino le quote, mentre lui estrae di più e vende caro. Per questo le quote si violano di continuo. Il cartello tiene solo finché ha il suo «capo»: il produttore più grosso, pronto a tagliare lui l’estrazione per salvare il prezzo o, al contrario, a farlo crollare per punire chi sgarra. Il paragone, certo, zoppica. Capi con braccio armato i paesi non ne hanno, hanno solo interessi. Ma si accordano con la stessa logica.

Il giusto prezzo

Che succede quando il prezzo del pane si prova a fissarlo invece che a trovarlo?

Nell’ottobre del 1943, con gli Alleati già sbarcati in Sicilia, a Palermo, scrive Dickie, rubarono tutta la scorta delle tessere annonarie. Tutta. Almeno venticinquemila finirono nel giro illegale. Gli Alleati obbligarono a consegnare il grano a prezzi fissi, ma sia i piccoli contadini sia i grandi proprietari quelle consegne le evitavano. Per questo, osserva Dickie asciutto, i borsari neri godevano di una popolarità enorme.

Fissi il prezzo sotto quello a cui la gente è disposta a comprare, e la merce se ne va dove il prezzo è più onesto. Prima in un vicolo. Poi al mercato nero. E poi da chi il mercato nero lo tiene in mano. Il prezzo «giusto» del grano non lo fissi per decreto. Lo puoi solo trovare. In Borsa, dove si incontrano tutti i compratori e tutti i venditori. O in un vicolo, dove si incontra solo chi non ha paura.

Ecco a che servono le Borse delle merci. Il prezzo del grano di Chicago nessuno lo fissa dall’alto. Ogni giorno lo contrattano migliaia di agricoltori, mugnai, commercianti e speculatori, che votano coi soldi su quanto varrà il grano fra un mese, fra sei mesi, fra un anno. Meglio di così non lo indovina nessuno. Eppure la Borsa sbaglia di continuo.

L’intermediario fra il grano e la farina

Gambetta racconta un’altra storia, da un paese siciliano di fine Ottocento che gli studiosi hanno chiamato Camporano. Le strade erano pericolose, e i contadini avevano paura di portare il grano al mulino lontano. Un uomo del posto, Mariano Ardena, mise insieme una scorta armata che, a pagamento, accompagnava i contadini col grano. L’affare andò. Nel 1900 era diventato uno scambio: i contadini, per una cifra modesta, consegnavano il grano in paese e ricevevano la farina senza muoversi.

Ardena guadagnava sulla differenza fra il grano qui e la farina là: sul fatto che trasportava, custodiva e proteggeva. È il margine dell’intermediario. Ci vive qualunque intermediario, dal bottegaio di paese alla grande compagnia commerciale mondiale. Il grano non lo coltiva e la farina non la macina. Campa del pericolo che aspetta il grano fra il campo e il mulino.

I commercianti di grano hanno una parola simile, ma vuol dire un’altra cosa. La base è di quanto il grano qui e ora, nel tuo silo, costa meno o più del future sullo stesso grano con la scadenza giusta. L’agricoltore ha venduto il future in anticipo, e non ha più paura che scenda il prezzo di Borsa. Ma della base ha paura come prima. Se nella sua zona il grano cala più che a Chicago, la differenza la paga lui. È quello che chiamano rischio di base. La Borsa ti assicura contro il mare, ma non contro la tua baia.

Il futuro non lo conosce nessuno

E adesso: perché a indovinare i prezzi delle materie prime ci si mettono solo i coraggiosi.

Nell’estate del 1972 l’Unione Sovietica, zitta zitta, attraverso alcune compagnie commerciali americane, mise sotto contratto circa quattrocentoquaranta milioni di bushel di grano americano, per circa settecento milioni di dollari. Ci si servì di un credito che il governo americano aveva concesso per tre anni, e lo si usò tutto in circa un mese. Il governo americano, per giunta, dava un sussidio agli esportatori. Quanto avessero comprato in tutto, il mercato non lo sapeva. Lo scoprì quando era tardi. Nel 1973 i generi alimentari nel mondo rincararono almeno di un terzo. Gli americani chiamarono questa storia la «grande rapina del grano». Il compratore aveva saputo del suo cattivo raccolto prima del mercato. E aveva battuto il mondo intero.

E il venti aprile 2020 successe quello che tutti credevano impossibile. Il petrolio americano, nei contratti con consegna a maggio, chiuse la giornata a meno trentasette dollari e sessantatré centesimi al barile. Meno. I venditori pagavano i compratori perché si portassero via il petrolio. La pandemia aveva fermato il mondo, e il petrolio non serviva più a nessuno. I depositi nella città dove il contratto prevedeva la consegna erano quasi pieni. Chi aveva in mano il contratto e non aveva dove mettere il petrolio era pronto a pagare pur di liberarsene.

Il Don e il prezzo dell’olio

Don Vincenzo in quarant’anni non ha mai provato a indovinare quanto sarebbe costato l’olio fra un anno. Una volta gli portai un calcolo secondo cui i prezzi sarebbero saliti, e gli proposi di comprare di più. Il Don lesse e mi chiese: «E se gli spagnoli fanno un raccolto mai visto e l’olio spagnolo cala?» Non lo sapevo. «Nemmeno io», disse. «Per questo non tiro a indovinare. Tengo una scorta per tre settimane, un contratto per cinque anni e i soldi nella busta. Il resto lo indovini chi è pagato per farlo.»

Tirando le somme

Il prezzo non si fissa per decreto e non si indovina; ci si può solo preparare. Ma nemmeno la Borsa ti prepara fino in fondo: dal prezzo di Chicago sei coperto, dalla differenza col tuo paese no.

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Soldi di Famiglia

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    Parte prima. Come funzionano i soldi

    Capitolo 1. L'invenzione della protezione

    1. Come hanno rotto la macchina
    2. Una protezione onesta

    Capitolo 2. Le prime Famiglie con lo statuto

    1. Una ditta col timbro
    2. Le piramidi dei re

    Capitolo 3. Il capo che ruba al Don

    1. Chi gestisce i soldi
    2. Banche e timbri

    Capitolo 4. Vendere una quota della Famiglia

    1. Il voto e la quota
    2. Andare in Borsa

    Capitolo 6. Chi manda avanti il mercato

    1. Come funziona un mercato
    2. I giocatori al tavolo

    Parte seconda. Il rischio

    Capitolo 9. L'allibratore vince sempre

    1. Calcolare le probabilità
    2. Code grasse e cigni neri

    Capitolo 11. L'aritmetica del contabile

    1. L’aritmetica del contabile

    Capitolo 12. Paura e avidità

    1. La testa degli altri
    2. Quando si ha paura

    Capitolo 13. Non tenere tutto nella stessa cantina

    1. Le uova e il paniere
    2. Azioni contro obbligazioni

    Capitolo 14. Un mercato che non si compra facilmente

    1. Il prezzo sa tutto
    2. Il passo dell’ubriaco
    3. Codice d’onore

    Parte terza. La partita grossa

    Capitolo 15. Chi lo sa prima

    1. Chi lo sa prima

    Capitolo 18. A chi affidare i soldi della Famiglia

    1. Il consulente coi soldi degli altri
    2. La pensione del soldato

    Capitolo 19. Un accordo sul raccolto

    1. Forward e future
    2. Grano e petrolio

    Capitolo 20. Il diritto, non l'obbligo

    1. Call e put
    2. Quanto vale un diritto

    Capitolo 21. Un fondo di Famiglia per cent'anni

    1. Soldi per i secoli
    2. Come scegliere e quando entrare

    Capitolo 22. Le trappole nella testa del giocatore

    1. Troppo sicuro di sé
    2. La magia e i soldi già spesi

    Capitolo 23. I vecchi Don del mercato

    1. I vecchi Don del mercato
    2. Codice d’onore

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