Come hanno rotto la macchina
Negli anni Cinquanta dell’Ottocento, in America, una caldaia a vapore saltava in aria quasi ogni quattro giorni. Le caldaie stavano nelle fabbriche, nei mulini, sui battelli, e ognuna era una piccola bomba con il manometro. Nel 1865, sul Mississippi, esplosero le caldaie del battello Sultana e morirono più di milleottocento persone. Di disastri così, uno peggiore non c’è stato fino a oggi.
Vietare il vapore? Nessuno lo propose. Il vapore faceva girare tutto il paese. Si propose un’altra cosa. Dei giovanotti di Hartford, che con le macchine a vapore ci lavoravano, discussero per anni nel loro circolo di un’idea, e nel 1866 fondarono una compagnia. Assicurava le caldaie e le controllava pure. La logica era semplice. All’assicuratore non conviene pagare un’esplosione, quindi manda l’ispettore. Al padrone non conviene che gli neghino l’assicurazione, quindi ripara quello che l’ispettore ha trovato.
Le caldaie continuarono a saltare. Ma meno spesso. E poi ancora meno.
Comincio un libro sui soldi da una caldaia perché è così che li devi guardare. Soldi, banche, borse, assicurazioni, obbligazioni non sono una morale e non sono un complotto. Sono macchine. La gente le ha inventate per i suoi bisogni, e come ogni macchina nuova prima scoppiano, poi le aggiustano, ci mettono il manometro e assumono gli ispettori. Chi capisce come è fatta la macchina campa più a lungo di chi maledice il vapore.
La macchina smontata pezzo per pezzo
Ecco l’ultima esplosione. Te la ricordi di sicuro.
All’inizio degli anni Duemila le banche americane davano mutui quasi a chiunque, perché le case aumentavano di prezzo di continuo, e sembrava che, se il debitore non pagava, la casa si potesse sempre rivendere a un prezzo più alto. I prestiti li mettevano in pacchi, i pacchi li tagliavano a strati, gli strati con dei bei rating li vendevano agli investitori di mezzo mondo, e molti lungo la catena prendevano la commissione e passavano il rischio più avanti. Chi concedeva il prestito spesso lo teneva in mano così poco che non faceva in tempo a spaventarsi. A spaventarsi toccò ad altri: alle banche e ai fondi dove quegli strati alla fine si erano posati, e per giunta comprati con soldi presi a prestito.
La prima crepa si aprì nell’estate del 2007. Cominciarono ad affondare due fondi della banca Bear Stearns, pieni zeppi di quelle carte. Merrill Lynch, che a quei fondi prestava soldi, si prese la garanzia, ottocentocinquanta milioni di dollari, e provò a venderla all’asta. Si trovarono compratori per cento milioni. Il resto, si scoprì, non lo voleva nessuno, a nessun prezzo. A metà luglio Bear Stearns ammise che i due fondi avevano perso quasi tutto.
Guarda bene che cosa si è rotto. Le case erano ancora in piedi, anche se una parte dei debitori aveva già smesso di pagare, e quel marcio era vero. Ma è crollato più di quanto era marcito. Ieri la carta valeva un dollaro, oggi niente, perché nessuno sapeva quanto marcio ci fosse dentro, e non la prendevano neanche per quello che valeva. Sono arrivati due guai insieme: i prestiti cattivi hanno tagliato i pagamenti, e la paura ha ammazzato il mercato stesso. La macchina andava finché ci credevano. Hanno smesso, e si è fermata. In meno di un anno è crollata Bear Stearns, poi Lehman Brothers, poi tutto il resto. Come è andata lo vedremo per bene quando arriveremo alle case e ai quartieri.
Adesso conta una cosa sola. Il mutuo, la cartolarizzazione, i rating sono invenzioni normali, come la caldaia a vapore. Non sono scoppiate per una causa sola, ma una si vede subito: gli hanno tolto il manometro. I debitori li controllavano alla bell’e meglio, perché chi dava il prestito lo rivendeva in fretta. Il rischio intanto non spariva. Se ne andava più in là e si accumulava da chi l’aveva comprato a debito. E a fare l’ispettore non ci teneva nessuno, finché la commissione arrivava. Perché mai?
L’invenzione che hanno copiato tutti
Le invenzioni finanziarie hanno un brutto difetto: non le puoi brevettare. Uno schema che funziona lo copia chiunque veda che ci si guadagna, e di solito lo copia peggio.
Un esempio dal nostro mondo. Nella New York dei primi del Novecento certi estorsori cominciarono a firmare le lettere ai bottegai con le parole «Mano Nera». Dickie scrive che a quell’idea, evidentemente, aveva dato una mano l’onnipresente stampa. Il nome arrivò a Chicago, San Francisco e New Orleans, e per un certo periodo si sentiva più spesso della parola «mafia».
Poi cominciò quello che nell’economia legale si chiama diluizione del marchio: le lettere della «Mano Nera» non le scrivevano più solo i gangster. Le mandavano vicini invidiosi, concorrenti, operai disperati e semplici burloni. Firmava chi voleva. Nel 1905 un giornale di San Francisco riferì che l’«organizzazione» aveva trentamila affiliati e sezioni in una decina di città. Petrosino, il miglior detective italiano di New York, ci rideva sopra. Nessuna organizzazione. C’era un’etichetta, e la prendeva chiunque. Però le esplosioni e le aggressioni della «Mano Nera» tra il 1903 e il 1907 diventarono quattro volte tante.
In Sicilia, nota Dickie, svalutare così il marchio era impensabile. Lì le cosche tenevano stretto il monopolio dell’intimidazione. Uno di fuori si metteva a spaventare la gente a nome loro? Non ci perdevano molto tempo. Ne viene fuori una scelta che ogni finanziere conosce. Tieni l’invenzione sotto controllo, e la qualità resta, ma sei diventato un monopolista. La lasci andare, e gira per il mondo, e metà delle copie sono fatte alla carlona.
Le carte ipotecarie prima del 2008 le sfornava chiunque vedesse quanto ci guadagnavano i vicini. Molti copiatori non avevano altro che un modulo e tanta voglia.
Quando la macchina si inceppa
Un’ultima cosa sulle macchine finanziarie: la funzione non la cancelli.
Saviano descrive la camorra che ha messo i soldi negli affari legali a Napoli e perfino ad Aberdeen, in Scozia, e le indagini ci hanno trovato una regola. Quando gli affari legali sono in crisi, per quelli illegali è festa. Finiti i contanti, si stampavano banconote false. Serviva capitale in fretta, si vendevano titoli falsi, spacciati per titoli di Stato. Ad Aberdeen, scrive Saviano, un sistema così lo chiamano «scratch». Come il dj: trattieni il disco col dito per un secondo, lo lasci, e riparte più veloce.
Ricordatelo quando qualcuno ti propone di abolire le banche, vietare il credito o chiudere la Borsa. La gente ha bisogno lo stesso di prendere a prestito, di custodire, di assicurarsi e di dividere il rischio. Rompi la macchina onesta o vietala, e al suo posto arriva il falso. E il falso ispettori non ne ha.
Don Vincenzo questo lo capiva meglio di tanti economisti. Quando nella seconda lavanderia misero una caldaia a vapore, il venditore propose anche un’assicurazione con un controllo annuale. Il Don disse sì al controllo prima ancora che all’assicurazione. Strano? No. Ogni primavera arrivava un uomo della compagnia con la giacca grigia, girava mezza giornata intorno alla caldaia, brontolava per le guarnizioni e se ne andava. Lo pagavamo per guastarci l’umore. Il Don li chiamava i soldi meglio spesi dell’anno. Senza scherzi. La caldaia ha lavorato trentun anni e non è mai scoppiata, e l’assicurazione non è servita nemmeno una volta. Un giorno dissi che allora avevamo pagato per niente. Il Don mi guardò come si guarda uno che arriva asciutto sotto un acquazzone e se la prende con l’ombrello. Asciutti ci teneva la giacca grigia, non la polizza. La polizza serve per il giorno in cui la giacca si lascia sfuggire qualcosa.
Tirando le somme
Se ti offrono una macchina senza ispettore, chiediti: chi paga quando salta?
