Prima il cuore, poi i conti
In Florida un padre e un figlio si impegnarono a vendere cocaina a Donnie e al suo socio Tony Rossi. Promisero una purezza intorno all’ottanta per cento e lasciarono un campione. Il campione finì nel laboratorio dello sceriffo. «La cocaina era pura al quindici per cento, sì e no». All’incontro successivo i venditori giurarono di aver scambiato le bustine. E poi passarono allo stile alto: «Lo giuro con tutto il cuore, non me l’aspettavo».
Donnie rispose: «Per fare affari bisogna ragionare con la testa, non col cuore. E guardare le tasche». L’affare non si fece.
Bella frase. Sulle tasche ha ragione su tutta la linea. Sul cuore, solo a metà. Adesso ti spiego.
L’uomo senza cuore
Il neurologo americano Antonio Damasio ha descritto un paziente che chiamò Elliot. A Elliot avevano tolto un tumore nella parte frontale del cervello. Memoria, parola e calcolo gli erano rimasti. I test d’intelligenza li superava meglio di tanti altri. Ma la vita gli andò a rotoli.
Elliot poteva passare mezza giornata a sistemare le carte senza decidere se metterle in ordine di data o d’importanza. Scegliere un ristorante diventava una riunione di consiglio. Menu, posti, rumore, prezzi, e nessuna decisione. Poi vennero un socio dubbio, il lavoro perso, il divorzio. Dei suoi guai raccontava con voce piatta, come del tempo che fa da un’altra parte.
Damasio concluse che l’operazione aveva tagliato Elliot fuori dalle emozioni. Senza di esse, secondo la sua ipotesi, la ragione non decide. Passa in rassegna, come un contabile a cui nessuno ha detto quale colonna conta di più.
Poi i colleghi di Damasio, guidati da Antoine Bechara, fecero un esperimento con le carte. La gente pescava carte da quattro mazzi. Due mazzi davano vincite grosse e perdite ancora più grosse. Gli altri due pagavano poco, ma alla fine si andava in attivo. Nel 1997 riferirono che, prima ancora che il giocatore sapesse spiegare che cosa non andava nei mazzi cattivi, davanti a quelli gli sudavano le mani, e la mano andava sempre più spesso verso i buoni. La loro lettura fu questa: il corpo fa i conti più in fretta della testa. La lettura fu contestata. Nel 2004 Tiago Maia e James McClelland interrogarono i giocatori più a fondo, e venne fuori che dei mazzi la gente sapeva più di quanto credessero i primi sperimentatori. Chi arrivi prima, il corpo o la testa, se ne discute ancora. È rimasta un’altra cosa. A quelli che avevano il cervello danneggiato come Elliot le mani non sudavano. Continuavano a pescare dai mazzi cattivi anche quando ormai sapevano che erano cattivi.
Quindi Donnie, a quanto pare, ha sbagliato parola. Senza emozione decidere è difficile, Elliot lo dimostra. Chi dei due arrivi per primo, lo decidano gli scienziati. A me basta sapere che servono tutti e due. Il cuore dice «di là». La testa controlla se di là c’è il pavimento.
Un cuore senza memoria
Il guaio è che il cuore ha la memoria corta per le perdite. Pistone frequentò a lungo una banda di Brooklyn dove si parlava di soldi dalla mattina alla sera. «Una persona normale non riuscirebbe a pensare ai soldi così spesso». Metà delle loro trovate finiva in niente, se non in galera. «Ma non ne traevano nessuna lezione. I fallimenti si dimenticavano in fretta e si inventavano nuovi piani, ancora più sconsiderati».
La banda non era stupida. Solo, non teneva un quaderno. La speranza ogni mattina ricominciava da una pagina bianca, e ogni nuovo affaruccio si vendeva da capo.
C’è anche un lato più buio. Giovanni Brusca tenne prigioniero per ventisei mesi un ragazzino, il figlio di un pentito. Ordinò di ucciderlo quando aveva quattordici anni. Quando già collaborava con la giustizia, ne parlò più o meno così: in quel momento non aveva fatto in tempo a pensarci. Di mesi ne aveva avuti ventisei. Come giustificazione non vale niente. Ma come descrizione, ricordatela. La decisione è arrivata prima del pensiero, e il pensiero si è presentato dopo, per spiegarla. Succede spesso anche a gente molto più pacifica.
Il bottone
Avevamo una cliente, la moglie del farmacista, che per dieci anni ci aveva portato le camicie del marito. Un giorno le restituirono una giacca con un bottone che non era il suo. Una sciocchezza. Il bottone fu ricucito in cinque minuti, senza farle pagare niente, con tante scuse. Lei passò a quelli di fianco.
Dopo un anno tornò. Io, giovane e furbo, le chiesi se da loro costava meno. Non capì nemmeno la domanda. Il prezzo non se lo ricordava. Si ricordava che quelli di fianco le avevano perso il colletto di una camicia della festa e per mezz’ora le avevano voluto dimostrare che l’aveva portata senza. «Da voi un bottone», disse. «Da loro, la colpa è mia».
Il Don poi mi spiegò che lei non contava i soldi, ma i torti. Un torto da noi contro uno da loro, e da noi almeno l’avevano riconosciuto. La testa poi trova le ragioni: qui le macchie vengono via meglio, e la strada è più corta. Ma a decidere non è stata la testa.
Tirando le somme
Vuoi giocare pulito? Dai alla gente un’emozione vera e subito dai alla testa qualcosa da controllare. Una scadenza, un campione, una garanzia, un nome a cui andare a lamentarsi. Emozione senza controllo è la banda di Brooklyn. Controllo senza emozione è Elliot davanti al menu. Ti servono tutti e due.
Adesso vediamo come lo fanno a te. Ti dicono che la scadenza è oggi e dopo non si potrà più annullare. Vuol dire che a qualcuno serve che tu non faccia in tempo a chiedere consiglio a nessuno. Il secondo segnale: il venditore preso in castagna su un’incongruenza passa di colpo dalle cifre ai giuramenti. La risposta è una sola, quella della Florida. Il campione, in laboratorio. Gli occhi, sulle tasche. E la decisione che non si può annullare, a domani.
