Il Consigliere
← Parole di FamigliaCapitolo 16. Come risvegliare un sentimento

Parte seconda. Che cosa vuole la gente · Capitolo 16. Come risvegliare un sentimento

Come risvegliare un sentimento

Una volta io e il Don andammo in un piccolo albergo dove il padrone aveva appena finito i lavori. Il padrone ci portava su e giù per i corridoi e parlava di soldi. Quanto erano costate le finestre nuove. Come avevano aspettato gli operai per sei mesi. Come aveva litigato con l’impresa per le piastrelle. Io aspettavo il momento di infilare una parola sul bucato.

Il Don ascoltava in silenzio. Poi si fermò a una finestra dell’atrio e chiese una cosa sola: «Chi è stato il primo a vedere tutto finito?».

Il padrone ammutolì. Poi sorrise. Lui. Una mattina presto, quando gli operai se n’erano già andati e gli ospiti non erano ancora arrivati. Era rimasto lì da solo, davanti a quella finestra, e per mezz’ora non era riuscito a muoversi. Poi parlammo di suo padre, che quell’albergo l’aveva costruito, del mare, del figlio che non lo voleva prendere. Del prezzo del bucato, neanche una parola. Il contratto lo firmò una settimana dopo.

Dopo chiesi al Don perché gli servisse saperlo. Il Don alzò le spalle: «A me non serviva. Lui aveva qualcosa da raccontare e nessuno che lo ascoltasse. Delle finestre gli parlavano tutti. Di quella mattina non gli aveva chiesto niente nessuno».

Il Don non indovinava al posto del padrone e non gli suggeriva le parole. Fece una domanda asciutta su un fatto e stette zitto. Tutto il resto il padrone lo tirò fuori da sé. Le cose sue uno se le ricorda meglio di quelle degli altri.

L’indovinello del cimitero

La stessa porta c’è chi la sa aprire anche dall’altra parte. Gambetta scrive di un uomo che in Sicilia avevano giudicato troppo curioso. Gli telefonarono e, senza preamboli, gli chiesero se per caso sapesse dove si trovava la chiesa della Madonna del Riposo. Lui rispose cortesemente di no. E poi scoprì, in preda al panico, che quella chiesa sta nel cimitero della città. Il «riposo» del nome era quello eterno.

Nessuno l’aveva minacciato. Non una parola sulla morte. La minaccia se l’era disegnata da solo, e si era spaventato più che per qualsiasi frase diretta.

Lo stesso Gambetta riporta anche degli oggetti. Un cuore di metallo, di quelli che si regalano alla chiesa per grazia ricevuta, negli anni Ottanta fu fatto trovare almeno due volte. Tutte e due le volte il cuore era bucato dai proiettili. Salvatore Catania, a cui lo lasciarono davanti alla porta sul retro, sopravvisse e lo raccontò. Pasquale Gramaglia fu ucciso pochi giorni dopo.

Gambetta spiega perché segnali così sono comodi. Fanno più paura, e chi li manda rischia meno. Niente voce, niente calligrafia, nessuno che intercetti, nessuna traccia. Un segnale oscuro lascia un vuoto. E uno lo riempie da sé con la cosa più spaventosa che ha.

Un teschio arriva prima delle parole

All’inizio del Novecento gli abitanti della Little Italy di New York ricevevano lettere che chiedevano soldi. Dash descrive come le richieste venivano rinforzate con dei disegni. Teschi, rivoltelle, coltelli che gocciolavano sangue, cuori trafitti. E una mano alzata, disegnata con un inchiostro nero e denso. Proprio da quella mano un giornalista del New York Herald battezzò gli estorsori «Mano Nera».

Secondo me, lì il disegno lavorava più in fretta del testo. Uno che una lettera la decifrava a fatica, il teschio lo capiva subito. Un’immagine non chiede di essere letta fino in fondo. Va dritta dove abita la paura.

Vivere con la cosa

Le immagini possono essere anche pacifiche, e allora vendono. All’inizio degli anni Ottanta degli psicologi americani andavano porta a porta a proporre la televisione via cavo. Ad alcuni si raccontava semplicemente perché era buona. Ad altri si chiedeva di immaginarsi mentre la guardavano a casa loro. Poi contarono chi si era abbonato. Tra quelli che avevano solo ascoltato, più o meno uno su cinque. Tra quelli che avevano immaginato, quasi uno su due. Chi ha vissuto una volta con una cosa nella fantasia, l’ha già comprata a metà.

Un sentimento per tutta la strada

Saviano racconta di una sera che a San Cipriano si ricordano ancora. Lui era piccolo, allora, ma i cugini giurano di aver visto tutto coi loro occhi. Verso le sei di sera una decina di macchine del clan Schiavone girarono piano per le strade, davanti alle case dei rivali. Gli uomini stavano seduti sulle portiere, coi mitra, a viso scoperto. Si fermavano e gridavano ai rivali, con parole molto più crude, di scendere e uscire in strada se avevano il coraggio. Nessuno li fermò. Le saracinesche di negozi e bar si abbassarono. Quel coprifuoco, scrive Saviano, durò due giorni. La gente non usciva nemmeno per il pane.

Gridavano ai rivali. Ma a prendersi paura fu tutta la strada. Un sentimento svegliato davanti ai testimoni tocca a tutti i testimoni.

La regola funziona anche nel verso buono. Una volta, a un banchetto, i nostri uomini rovinarono una tovaglia al padrone del ristorante. Il Don gli diede i soldi lì in sala, davanti agli ospiti, anche se poteva farlo il giorno dopo. Quaranta persone videro che la Famiglia paga per i suoi errori. Quell’anno non abbiamo avuto pubblicità migliore.

Tirando le somme

Se vuoi farlo onestamente, si fa così. Chiedi a uno di che cosa va fiero, e stai zitto. Disegnagli solo quello che ci sarà davvero: così l’immagine la completa da sé e non resta deluso.

Adesso, come capire che a essere svegliato sei tu. Se all’improvviso vedi in modo vivissimo quanto sarai felice con quella cosa, e il venditore sta zitto e sorride, controlla chi ti ha disegnato quell’immagine. E se invece di parlarti chiaro ti fanno un indovinello, ricorda: a spaventarti non è chi telefona, ma quello che ci hai aggiunto tu. Chiedi chiaro e tondo che cosa intendevano. Un indovinello raramente regge a una domanda diretta.

5 min di lettura

PDF da stampare · 500 ★

Per chi legge su carta: il libro impaginato per la stampa è nel bot Telegram «Il Consigliere». Il testo sul sito è lo stesso, e gratis.

Parlane nel retrobottega →

Parole di Famiglia

Segnalibri

    Ancora nessun segnalibro. Il pulsante ❙ nella barra in alto segna il punto in cui ti sei fermato.

    Parte prima. Come si ascolta

    Capitolo 1. Con che cosa arriva

    1. Con che cosa arriva

    Capitolo 2. In sintonia col mestiere, non coi gesti

    1. In sintonia col mestiere, non coi gesti

    Capitolo 3. Uno di noi

    1. Uno di noi

    Capitolo 4. Di che cosa ha paura chi parla

    1. Di che cosa ha paura chi parla

    Capitolo 5. L'addestramento della recluta

    1. L’addestramento della recluta

    Capitolo 6. Parole e mani

    1. Parole e mani

    Capitolo 7. L'abito fa il monaco

    1. L’abito fa il monaco

    Capitolo 8. Come ragiona l'altro

    1. Come ragiona l’altro

    Capitolo 9. Il prezzo di un complimento

    1. Il prezzo di un complimento

    Capitolo 10. I valori degli altri

    1. I valori degli altri

    Capitolo 11. Come rovinare una conoscenza

    1. Come rovinare una conoscenza

    Capitolo 12. La fiducia come grimaldello

    1. La fiducia come grimaldello
    2. Codice d’onore

    Parte seconda. Che cosa vuole la gente

    Capitolo 13. Perché la gente paga

    1. Perché la gente paga

    Capitolo 14. Prima il cuore, poi i conti

    1. Prima il cuore, poi i conti

    Capitolo 15. Il vocabolario dei sentimenti

    1. Il vocabolario dei sentimenti

    Capitolo 16. Come risvegliare un sentimento

    1. Come risvegliare un sentimento

    Capitolo 17. Vendere col cuore

    1. Vendere col cuore
    2. Codice d’onore

    Parte terza. Come si dice di sì

    Capitolo 18. Il dolore e la soluzione

    1. Il dolore e la soluzione

    Capitolo 19. La scala dell'attenzione

    1. La scala dell’attenzione

    Capitolo 20. Come mostrare la merce

    1. Come mostrare la merce

    Capitolo 21. Vendere col nome

    1. Vendere col nome

    Capitolo 22. La prima latta

    1. La prima latta

    Capitolo 23. L'affare giusto

    1. L’affare giusto

    Capitolo 24. Il quadro senza il passo

    1. Il quadro senza il passo

    Capitolo 25. Spiccioli di tasca

    1. Spiccioli di tasca

    Capitolo 26. Ingresso libero

    1. Ingresso libero

    Capitolo 27. È la cornice che decide

    1. È la cornice che decide

    Capitolo 28. In che cosa crede

    1. In che cosa crede

    Capitolo 29. Chi crede di essere

    1. Chi crede di essere

    Capitolo 30. Come si cambia idea

    1. Come si cambia idea

    Capitolo 31. I pensieri degli altri nella tua testa

    1. I pensieri degli altri nella tua testa
    2. Codice d’onore

    Parte quarta. Parlare in Famiglia

    Capitolo 32. Come parlare al capo

    1. Come parlare al capo

    Capitolo 33. Come si dà un ordine

    1. Come si dà un ordine

    Capitolo 34. Incontri e carte

    1. Incontri e carte

    Capitolo 35. Come riconoscere un bugiardo

    1. Come riconoscere un bugiardo

    Capitolo 36. Cosa non dire ad alta voce

    1. Cosa non dire ad alta voce
    2. Codice d’onore

    Impostazioni di lettura

    Dimensione del testo
    Tema
    Larghezza della colonna
    Seconda lingua

    Le pagine del lettore non si stampano. Il PDF impaginato per la stampa è nel bot Telegram «Il Consigliere».