Il Consigliere
← Parole di FamigliaCapitolo 15. Il vocabolario dei sentimenti

Parte seconda. Che cosa vuole la gente · Capitolo 15. Il vocabolario dei sentimenti

Il vocabolario dei sentimenti

Sonny Black, il capo di Pistone, una volta chiese a Donnie di non raccontare tutto a Lefty. Si ricordava che Lefty l’aveva aiutato in galera. La spiegazione stava in due frasi: «È un bravo ragazzo, ma ha un carattere esplosivo. E di ogni cosa fa una tragedia».

Sonny gli psicologi non li aveva letti. Ma faceva quello che fa ogni capo che ci sa fare. Sapeva che cosa provava il suo uomo e quanto ci metteva a prendere fuoco. E in base a questo decideva che cosa dirgli e che cosa no.

Per farlo servono le parole. Uno che per tutto ha solo «bene», «male» e «mi fa incazzare» è come un imbianchino con tre barattoli di vernice. Il muro lo dipinge. Un ritratto, no.

Il colletto bruciato

Una volta una giovane stiratrice bruciò il colletto della camicia di un cliente fisso, un avvocato del lungomare. La capoturno si mise a strigliarla lì davanti alla pressa, in mezzo a tutti. La ragazza diventò bianca e si chiuse nel retro. Il Don proprio in quel momento faceva il giro del mattino. Si fermò, ascoltò e chiamò la ragazza da sé.

Non la sgridò. Le disse: compra una camicia uguale a spese della lavanderia, stirala tu e portagliela insieme a quella bruciata. Lei la portò. L’avvocato per molti anni ancora ci portò le camicie e chiedeva se c’era sempre «quella che mi ha portato la camicia nuova».

Alla capoturno il Don spiegò poi la differenza. Tu l’hai fatta vergognare. Bisognava farle sentire la colpa.

Non è un gioco di parole. La psicologa americana June Tangney ha studiato per anni che cosa distingue la vergogna dalla colpa. La vergogna colpisce la persona intera: «sono cattiva». La colpa colpisce l’azione: «ho fatto una cosa cattiva». Chi si vergogna vuole nascondersi, sparire, e a volte ringhiare. Chi si sente in colpa vuole rimediare. Davanti alla pressa la ragazza l’avevano svergognata, e lei era scappata nel retro. Con la camicia in mano, andava a rimediare.

Chi ha paura senza sapere di che cosa

La seconda differenza è più semplice, e la conosce qualunque medico. La paura sa qual è il suo oggetto: il cane, il fisco, il licenziamento. L’ansia l’oggetto non lo sa. Aspetta non si sa che cosa, e per questo non finisce mai.

Quando al porto cominciò lo sciopero, i ristoranti presero a telefonarci tre volte al giorno. Come siamo con l’olio? Quando arriva? E se non arriva? Consolarli non serviva a niente. Il Don fece portare in tutte le cucine un biglietto di una riga: in magazzino c’è olio per tre settimane. E una cifra, quanto ne spetta a ciascuno a settimana. Le telefonate smisero in due giorni. Lo sciopero durò altre due settimane.

Non promise che sarebbe andato tutto bene. Diede un oggetto all’ansia. Un oggetto si può misurare, e allora l’ansia diventa una paura normale, con cui si può già vivere.

C’era anche un secondo lato. I cuochi avevano paura di perdere l’olio molto più di quanto si rallegrassero quando lo ricevevano. Kahneman e Tversky lo hanno dimostrato con gli esperimenti. Proponi a uno di lanciare una moneta. Croce, lui paga cento. Testa, ne prende di più. La maggior parte non accetta finché la vincita non arriva più o meno a duecento. Una perdita pesa quasi il doppio di un guadagno.

Dirlo ad alta voce

L’ansia la cura la parola. È stato verificato anche in laboratorio. Nel 2007 Matthew Lieberman e i suoi colleghi mostravano a persone dentro uno scanner facce arrabbiate e spaventate. Quando la persona trovava la parola per quella faccia, «rabbia», «paura», l’amigdala si calmava. È la zona che risponde per prima a una minaccia. Dare un nome a un’emozione già la raffredda un po’.

Da qui una vecchia abitudine del Don. A un fornitore arrabbiato non diceva «si calmi», ma «Lei è arrabbiato, e al posto suo lo sarei anch’io». Sul momento uno resta spiazzato. Poi tira il fiato.

La risposta viene dopo

Mike Dash riporta il ritratto del «vero mafioso» lasciato da uno scrittore dell’Ottocento. Il vero mafioso, in quel ritratto, parla con misura, con misura ascolta e si mostra molto umile. Se qualcuno lo offende davanti ad altri, non risponde subito: uccide dopo.

Una ricetta cupa. Ma guarda il meccanismo. Chi prende fuoco subito fa vedere dove colpirlo. Chi tace costringe l’altro a indovinare. Diego Gambetta, che la mafia siciliana l’ha guardata con l’occhio dell’economista, scrive quasi la stessa cosa. In un ambiente dove tutti stanno all’erta, uno coglie ogni segnale, e un sopracciglio alzato fa più paura di qualsiasi minaccia. La forza di un segnale non dipende dal volume, ma da come è sintonizzato chi lo riceve.

Di questo «dopo» io ti consiglio una cosa sola: il discorso la mattina dopo. Una risposta rimandata a domattina è quasi sempre più intelligente.

Tirando le somme

Lavorare onestamente col vocabolario vuol dire questo. Uno ha sbagliato: dagli la colpa e il modo di rimediare, non la vergogna davanti ai testimoni. È in ansia: dagli una cifra invece di una consolazione. È arrabbiato: chiama la sua rabbia per nome, ad alta voce. E tieni a mente chi dei tuoi prende fuoco e chi cova sotto la cenere, come faceva Sonny.

E adesso vediamo come lo fanno a te. Ti svergognano davanti a tutti perché tu non discuta, ma ti nasconda. Ti rifilano un’ansia senza oggetto e poi ti vendono la medicina. Non ti dicono «otterrà», ma «perderà», perché sanno quanto pesa una perdita. Quando senti cose così, di’ fra te e te che cosa esattamente ti hanno appena svegliato dentro. Un’emozione chiamata per nome si indebolisce. E chi ti metteva fretta si vede subito.

5 min di lettura

PDF da stampare · 500 ★

Per chi legge su carta: il libro impaginato per la stampa è nel bot Telegram «Il Consigliere». Il testo sul sito è lo stesso, e gratis.

Parlane nel retrobottega →

Parole di Famiglia

Segnalibri

    Ancora nessun segnalibro. Il pulsante ❙ nella barra in alto segna il punto in cui ti sei fermato.

    Parte prima. Come si ascolta

    Capitolo 1. Con che cosa arriva

    1. Con che cosa arriva

    Capitolo 2. In sintonia col mestiere, non coi gesti

    1. In sintonia col mestiere, non coi gesti

    Capitolo 3. Uno di noi

    1. Uno di noi

    Capitolo 4. Di che cosa ha paura chi parla

    1. Di che cosa ha paura chi parla

    Capitolo 5. L'addestramento della recluta

    1. L’addestramento della recluta

    Capitolo 6. Parole e mani

    1. Parole e mani

    Capitolo 7. L'abito fa il monaco

    1. L’abito fa il monaco

    Capitolo 8. Come ragiona l'altro

    1. Come ragiona l’altro

    Capitolo 9. Il prezzo di un complimento

    1. Il prezzo di un complimento

    Capitolo 10. I valori degli altri

    1. I valori degli altri

    Capitolo 11. Come rovinare una conoscenza

    1. Come rovinare una conoscenza

    Capitolo 12. La fiducia come grimaldello

    1. La fiducia come grimaldello
    2. Codice d’onore

    Parte seconda. Che cosa vuole la gente

    Capitolo 13. Perché la gente paga

    1. Perché la gente paga

    Capitolo 14. Prima il cuore, poi i conti

    1. Prima il cuore, poi i conti

    Capitolo 15. Il vocabolario dei sentimenti

    1. Il vocabolario dei sentimenti

    Capitolo 16. Come risvegliare un sentimento

    1. Come risvegliare un sentimento

    Capitolo 17. Vendere col cuore

    1. Vendere col cuore
    2. Codice d’onore

    Parte terza. Come si dice di sì

    Capitolo 18. Il dolore e la soluzione

    1. Il dolore e la soluzione

    Capitolo 19. La scala dell'attenzione

    1. La scala dell’attenzione

    Capitolo 20. Come mostrare la merce

    1. Come mostrare la merce

    Capitolo 21. Vendere col nome

    1. Vendere col nome

    Capitolo 22. La prima latta

    1. La prima latta

    Capitolo 23. L'affare giusto

    1. L’affare giusto

    Capitolo 24. Il quadro senza il passo

    1. Il quadro senza il passo

    Capitolo 25. Spiccioli di tasca

    1. Spiccioli di tasca

    Capitolo 26. Ingresso libero

    1. Ingresso libero

    Capitolo 27. È la cornice che decide

    1. È la cornice che decide

    Capitolo 28. In che cosa crede

    1. In che cosa crede

    Capitolo 29. Chi crede di essere

    1. Chi crede di essere

    Capitolo 30. Come si cambia idea

    1. Come si cambia idea

    Capitolo 31. I pensieri degli altri nella tua testa

    1. I pensieri degli altri nella tua testa
    2. Codice d’onore

    Parte quarta. Parlare in Famiglia

    Capitolo 32. Come parlare al capo

    1. Come parlare al capo

    Capitolo 33. Come si dà un ordine

    1. Come si dà un ordine

    Capitolo 34. Incontri e carte

    1. Incontri e carte

    Capitolo 35. Come riconoscere un bugiardo

    1. Come riconoscere un bugiardo

    Capitolo 36. Cosa non dire ad alta voce

    1. Cosa non dire ad alta voce
    2. Codice d’onore

    Impostazioni di lettura

    Dimensione del testo
    Tema
    Larghezza della colonna
    Seconda lingua

    Le pagine del lettore non si stampano. Il PDF impaginato per la stampa è nel bot Telegram «Il Consigliere».