Come parlare al capo
Finora ti ho insegnato soprattutto a parlare con quelli di fuori: il cliente, il fornitore, lo sconosciuto. Anche i nostri, Anna, gli autisti, sono saltati fuori, ma così, per inciso. Adesso parliamo della scala stessa: chi sta sopra di te, chi sta sotto e come scendono gli ordini. Con questa gente parlare è più difficile. Il cliente può andarsene. Il capo mai, e nemmeno tu da lui.
Quando Lefty prese Donnie sotto la sua ala, per prima cosa gli spiegò le regole. Pistone le ha messe per iscritto. In compagnia di un capitano o del capo di una famiglia si doveva stare zitti e in disparte, se non ti invitavano nel discorso. E in una lite tra uno dei tuoi e un estraneo si doveva stare sempre dalla parte del tuo, «anche se ha torto».
La seconda metà è una regola di casta, e non te la consiglio. Ma la prima è oro colato. Stare zitto davanti a chi è più in alto, finché non ti chiamano, non è vigliaccheria. Vuol dire non togliergli la parola.
Parla quando ti interrogano
Gambetta, esaminando le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, nota lo stesso tratto nei siciliani: un uomo d’onore che fa troppe domande sembra sospettosamente curioso. E subito aggiunge l’altra metà: le risposte troppo lunghe rovinano la reputazione di uno come uomo coraggioso e padrone di sé.
Portalo in ufficio. Il capo chiede, e tu rispondi corto e al punto. Non raccontare come ci sei arrivato, se non te l’ha chiesto. Una risposta lunga suona come una giustificazione. E una giustificazione, come una colpa.
E non aprire bocca alla riunione di un altro finché non ti chiamano. Anche se sai la risposta. Soprattutto se la sai. Diglielo dopo, a quattr’occhi. Non si ricorderà la risposta, ma che gli hai lasciato il piacere di darla lui.
In pubblico una cosa, a quattr’occhi un’altra
Con il Don, in quarant’anni, ho avuto una sola vera lite. Una volta, davanti a un fornitore, ho corretto il Don: aveva detto il prezzo sbagliato dell’olio dell’anno prima, e io ho detto quello giusto. Il fornitore ha guardato il Don, poi me, e in quel momento ho capito che cosa avevo fatto. Il prezzo era giusto. Lo sbaglio era averlo corretto davanti a un estraneo.
Il Don davanti all’ospite non ha detto niente. La sera, in cucina, ha detto una cosa sola: «Davanti alla gente io e te siamo una cosa sola. Litigare con me puoi farlo qui, quanto vuoi». E non ci è più tornato sopra.
Da allora con il Don ho litigato spesso, e qualche volta ho vinto. Ma solo in cucina. In pubblico lo appoggiavo anche quando avevo intenzione di dimostrargli il contrario la sera stessa. Non è servilismo. È ordine: se gli estranei vedono due della stessa Famiglia che litigano, cominciano a trattare con ciascuno per conto suo.
Solo, distingui l’appoggio dall’essere d’accordo. E distingui un’opinione da una cifra. L’opinione del Don, chi prendere, a che cosa credere, come mandare avanti l’affare, poteva aspettare la cucina. Ma un prezzo sbagliato, quel giorno, la cucina non poteva aspettarla: il fornitore se lo sarebbe portato a casa e se lo sarebbe segnato. Lasciarlo passare non sarebbe stata fedeltà, ma complicità nell’errore.
Correggerlo bisognava. Ma non io, e non così. Potevo dire: «Don, è secondo il contratto dell’anno scorso? Vado a prendere il libro», e uscire a prenderlo. Il Don avrebbe visto la cifra da sé e l’avrebbe detta lui. Il prezzo giusto, e la faccia salva. Se non l’avesse vista, gli avrei mostrato la pagina prima che l’ospite si alzasse da tavola, non la sera. Ci sono arrivato un paio d’anni dopo. Al Don non l’ho mai detto: a quel giorno lui non è più tornato, e io nemmeno.
Quindi fa’ così. Quello che si può rimandare, rimandalo alla cucina. La cifra, la scadenza e la promessa che l’estraneo si porterà via correggili subito, ma in modo che a correggerle sia il capo stesso. E dargli ragione nel merito quando ha torto non serve proprio. Diglielo a quattr’occhi. Un capo che la verità la sente solo dai nemici non campa a lungo.
Fatti ripetere l’ordine
Per un certo periodo Pistone stava all’ingresso del bar di Tony Mirra e faceva pagare l’entrata. Una volta una compagnia di ragazzi con le fidanzate si rifiutò di pagare e pretese che chiamassero Mirra. Mirra arrivò e si mise a urlare contro Donnie: quei ragazzi non devono pagare. Donnie rispose: «Tony, eseguo un tuo ordine. Non mi hai detto che per gli amici l’ingresso è gratis». Mirra disse di farli passare.
Pistone un po’ recitava, un po’ si sfogava. Ma la lezione è vera. Se non ti sei fatto precisare i confini dell’ordine, da chi prendere e da chi no, fino a che ora, quanto si può spendere, e il capo non li ha detti, l’ordine verrà eseguito alla lettera. E la colpa sarà di tutti e due. Solo che le urla te le prendi tu.
Perciò chiedi conferma. Non «perché?», ma «ho capito bene: entro venerdì, tutta la partita, e se non ce la facciamo la chiamo giovedì?». Non è sfiducia. È un’assicurazione per tutti e due.
Non esagerare col rispetto
Dopo che nella famiglia Bonanno ammazzarono tre capitani, Donnie andò in Florida con uno degli uomini di Sonny Black ad annunciare alla gente dei morti che adesso a comandare era Sonny. Uno di quelli della Florida, Steve Maruca, un tempo un bandito temuto della vecchia scuola, era nervoso e strisciava: «Be’, e com’è la situazione?». E subito si affrettò a prendere le distanze dal suo vecchio capitano: «Ma io l’avrò visto tre volte». Gli risposero freddi e corti. E sulla sua opinione dissero così: «L’argomento è chiuso, e la tua opinione ti consiglio di tenertela per te».
Troppo rispetto suona come paura. E la paura, come una colpa. Più Maruca si giustificava, meno gli conveniva parlare. Il potere nuovo non ha bisogno dei tuoi giuramenti. Ha bisogno che tu faccia il lavoro.
Il rispetto per chi sta sopra di te è fare quello che hai promesso, arrivare in orario e non fargli perdere tempo. Non è inchinarsi più in basso degli altri.
Tirando le somme
Vai dal capo con una proposta, non solo con una domanda. Io ho fatto così per quarant’anni, e il Don di rado mi ha detto che ero venuto per niente.
E dall’altra parte, guarda come parlano a te. Il sottoposto che in pubblico è d’accordo su tutto e a quattr’occhi sta zitto non è fedele, è prudente. Il sottoposto che si inchina troppo in basso ha paura di qualcosa. Scopri di che cosa, prima che sia tardi.
