Cosa non dire ad alta voce
Quando prese Donnie con sé, per prima cosa Lefty gli proibì di parlare di affari al telefono. «Mai parlare di affari al telefono apertamente: ci ascoltano. Parla per allusioni, gira intorno alle cose. Ma in modo che io capisca di che si tratta».
Lefty, come la maggior parte dei mafiosi, era sospettoso fino al ridicolo. Una volta, per strada, mostrò a Donnie il tetto di una scuola, dove spuntavano delle normalissime antenne della televisione. Disse che le avevano messe gli agenti, per sentire di che cosa parlavano i ragazzi.
E qualche anno dopo lo stesso Lefty, tornato da una riunione, raccontava a Donnie come lì avesse minacciato Tony Mirra. E lo ammise lui stesso: «Il club è pieno di microspie, ma io non sono stato zitto». Aveva detto che a Mirra avrebbe piantato un paio di pallottole e, a sentir lui, «ho detto pure il calibro».
Delle antenne sulla scuola Lefty aveva paura. Nel club pieno di microfoni, arrabbiato, aveva detto tutto. E la microspia più importante gli stava seduta accanto e ascoltava il suo racconto: Donnie in persona.
Si parla troppo dove ci si arrabbia
Ecco la prima lezione di questo capitolo. La prudenza finisce dove comincia il sentimento. La gente chiacchiera non dove è sicuro, ma dove è arrabbiata, ubriaca, offesa o felice. Puoi parlare per allusioni al telefono per anni e tradire tutto in cinque minuti di rabbia.
Per questo la regola non è «sta’ attento alle parole nei posti pericolosi», ma «sta’ attento alle parole quando ti parte la testa». Se sei arrabbiato, sugli affari taci. Se hai bevuto, sugli affari taci. Se sei molto contento, pure. L’uomo felice si vanta, e vantarsi è chiacchierare lo stesso.
Il codice a tavola
Pistone racconta come in Florida si misero d’accordo su un codice. Steve Maruca disse a Donnie: se ti serve un ferro, telefona e di’ «porta il carico». Sally, che era seduto lì accanto, propose il suo: «fuori fa freddo, copriti». Maruca non era d’accordo e se ne inventò un secondo: «sto comprando una macchina, vieni a vederla». Discutevano su quale fosse meglio.
Il codice lo stavano inventando per un agente dell’FBI, e doveva usarlo proprio lui. Nessun codice vale niente se non sai chi è seduto a tavola.
Il pizzino letto ad alta voce
Provenzano per tanti anni ha guidato l’organizzazione a colpi di pizzini, e per un pezzo ha funzionato. Ma Dickie racconta come è andata a finire. Uno dei suoi uomini, Antonino Rotolo, condannato all’ergastolo, era riuscito a ottenere di scontarlo a casa. Lì vicino c’era un garage abbandonato. Rotolo ci riuniva i suoi uomini e leggeva loro ad alta voce i pizzini di Provenzano. La polizia nel garage ci mise i microfoni.
I microfoni registrarono parecchio. Tra l’altro una confessione dello stesso Rotolo, mentre meditava una guerra con un rivale: se avessero cominciato a sparare, il primo a finirci sarebbe stato lui.
Il pizzino era sicuro finché non lo leggevano ad alta voce. La lettera più segreta la tradisce chi la racconta. Dickie riporta anche un’altra registrazione, dell’estate del 2000. I mafiosi si consigliavano l’un l’altro di non fare rumore e di non attirare l’attenzione, per mettere le mani sui soldi di un programma europeo. Il consiglio di «non fare rumore», detto davanti a un microfono, è stata la cosa più rumorosa che abbiano mai detto.
Parole nuove, orecchie vecchie
Saviano scrive che a Secondigliano, dopo la guerra tra i clan, la parola «faida» era quasi caduta in disuso. Al suo posto era arrivato «Vietnam». Perché, Saviano non lo dice. Io penso che non fosse solo moda: la vecchia parola risuonava troppo spesso nei verbali.
Ma i carabinieri hanno registrato anche «Vietnam». La parola nuova nasconde il senso al vicino. Chi ascolta per mesi non lo frega.
E capita che ad ascoltare non sia affatto quello di cui hai paura. Saviano riporta un’intercettazione del 1982. I clan del Casertano vendevano armi all’Argentina, che era in guerra con l’Inghilterra per le Falkland. Il giorno della tregua i servizi segreti britannici intercettarono una telefonata dall’Argentina a San Cipriano d’Aversa. Il senso, come lo riporta Saviano, era più o meno questo: la guerra è finita, e adesso che facciamo? Niente, ce ne sarà un’altra. Si nascondevano dalla polizia italiana. Li hanno registrati gli inglesi.
Le parole cambiano. Il vizio di chiacchierare no.
Dove non parlare
Il Don non era un mafioso ma un padrone di lavanderie, e delle microspie non aveva paura. Però aveva le sue regole, e io le rispetto da quarant’anni.
Non parlare di affari in casa davanti ai bambini. I bambini raccontano tutto, e sempre alla persona sbagliata.
Non parlare di affari in ascensore, in corridoio, in taxi, in fila. Non sai chi ti sta accanto. Una volta ho discusso un prezzo con il direttore di un albergo nell’ascensore dell’albergo. Dopo una settimana ci ha chiamato un concorrente e ha offerto il cinque per cento in meno. In ascensore con noi c’era il suo autista.
Non parlare di affari al bar. Il bar è un posto dove tutti ascoltano e fanno finta di bere.
Non dire alle spalle di nessuno niente che non gli ripeteresti in faccia. Quello che dici di uno gli arriva più in fretta di quello che dici a lui.
E il cestino della carta. Il Don strappava le brutte copie e le bruciava. Una volta una stiratrice trovò nella tasca di una giacca consegnata un foglietto con i prezzi di un’altra ditta. Il Don le disse di rimetterlo nella tasca e di restituire la giacca al proprietario insieme alla biancheria. «Le carte degli altri non si leggono», disse. «E le proprie non si lasciano in tasca».
Un’ultima cosa
Hai letto un libro sulle parole. Su come si ascolta, su come si capisce che cosa vuole uno, su come dice di sì e su come lo imbrogliano. Quasi tutti i capitoli parlavano di che cosa dire. Questo parla di che cosa non dire. Non l’ho messo per ultimo a caso.
La parola più forte in un discorso è quella che non hai detto. Un segreto che hai tenuto pesa più di qualsiasi lode. L’uomo di cui si sa che non va a raccontare riceve quello che non si compra: gli dicono la verità. Al Don per quarant’anni hanno detto la verità. Cuochi, direttori, fornitori, stiratrici. Non perché fosse buono, anche se lo era. Ma perché tutti sapevano: con lui la cosa finiva lì.
Questa è la lingua della Famiglia. Non i codici, non i soprannomi, non «porta il carico». La parola che si mantiene. E il silenzio che non si vende.
Tirando le somme
Sugli affari taci quando ti parte la testa: nella rabbia, nel vino, nella gioia. Non dire della gente quello che non le diresti in faccia.
E dall’altra parte, sii uno a cui si può dire. Non andare a raccontare. Non vantarti di quello che sai. Allora ti racconteranno quello che non raccontano a nessuno. Questo è tutto il segreto che conosco sul parlare. Puoi raccontarlo in giro. Hai il mio permesso.
