
Parte quarta. Parlare in Famiglia · Capitolo 36. Cosa non dire ad alta voce
Codice d’onore
- Davanti al capo taci finché non ti chiamano. Se chiede, rispondi corto: la risposta lunga suona come una giustificazione.
- Davanti alla gente tu e il capo siete una cosa sola. Per litigare c’è la cucina.
- Appoggiarlo davanti agli estranei non vuol dire dargli ragione nel merito.
- L’opinione del capo si corregge in cucina. La cifra sbagliata subito, ma che quella giusta la dica lui.
- Fatti dire i confini dell’ordine. Se no lo eseguono alla lettera, e le urla te le prendi tu.
- L’inchino troppo basso è paura. Il rispetto si dimostra coi fatti.
- Un ordine: scopo, scadenza, a chi dare retta, chi paga. Il modo lascialo a chi esegue.
- Chi comanda sempre si alleva gente che aspetta ordini.
- Le piccole trattative lasciale all’uomo di fiducia.
- La richiesta di chi è rispettato pesa più di un ordine.
- Meno gente nella stanza, più onesto il discorso.
- Le regole di un incontro dicono di che cosa lì si ha paura.
- Scrivi cifre, scadenze e promesse. Il resto tienilo in testa.
- Un codice che si nota si tradisce da solo.
- I segni della bugia sulla faccia valgono quanto una moneta lanciata. Verifica coi fatti e coi dettagli.
- Il racconto cambia dopo due settimane? Va’ a controllare il fatto. È uguale parola per parola? Vacci lo stesso.
- Chi non può mentire mente tacendo. Chiedi che cosa ha taciuto.
- Si chiacchiera non dove c’è pericolo, ma dove c’è rabbia.
- Un codice non vale niente se non sai chi siede a tavola.
- Il pizzino è sicuro finché nessuno lo legge ad alta voce.
- La parola più forte è quella che non hai detto.
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