Come si dà un ordine
Prima del giorno del Ringraziamento Lefty chiamò Donnie in Florida. L’ordine era corto: andare a prendere quattro persone, prenotare due stanze vicine con uscita sulla piscina, noleggiare una macchina grande. «Quattro persone. Non fare domande». Un paio d’ore dopo chiamò Sonny Black e aggiunse: dare retta a uno solo e non badare a spese, Sonny avrebbe restituito tutto dopo. Donnie provò a capire di che si trattava. Risposta: «Lo saprai domani».
Come forma, è un buon ordine. C’è che cosa fare: le stanze, la macchina. A chi dare retta: a uno solo, non a tutti e quattro. Chi paga: Sonny. Manca solo lo scopo. Lo nascondevano perché si stava preparando un delitto.
In un affare normale nascondere lo scopo fa danno. Chi sa il perché trova da solo il come. Chi si è sentito dire soltanto il che cosa farà esattamente quello che gli hanno detto, anche se le circostanze cambiano.
Obiettivo, scadenza, persona
Il Don gli ordini li dava così. Una volta l’albergo sul lungomare cominciò a lamentarsi: la biancheria arriva in ritardo, il direttore si arrabbia. Il Don chiamò la capoturno e le disse: «Tra un mese il direttore deve smettere di telefonarmi la mattina. Come, decidi tu. Se ti serve gente, dimmelo». Lo scopo, la scadenza, e il modo a carico di chi esegue. Lei spostò la consegna a quell’albergo sul primo giro del mattino, e in tre settimane le telefonate finirono.
Un buon ordine è corto, chiaro e fattibile. Corto, perché quello lungo si dimentica. Chiaro, perché quello confuso ognuno lo esegue a modo suo. Fattibile, perché quello impossibile insegna alla gente che gli ordini si possono anche non eseguire.
E sappi che cosa vuoi da uno prima di aprire bocca. Metà degli ordini cattivi nasce da un capo che pensa ad alta voce. Il sottoposto se ne va con tre compiti diversi e fa quello che gli viene più comodo.
Meno ordini, meglio è
Il capo che dà ordini di continuo abitua la gente ad aspettare l’ordine. Smettono di pensare. Poi lui si lamenta che intorno ha solo esecutori.
Il Don in una settimana dava due o tre ordini. Il resto del tempo chiedeva: «Come va con l’albergo sul lungomare?», «Che succede con la pressa?». La gente diceva da sé che cosa aveva intenzione di fare. Lui annuiva o faceva una domanda. L’ordine era l’ultimo mezzo, non il primo.
L’ordine tramite un intermediario
La mafia ha un suo modo di dare ordini, e vale la pena conoscerlo, se non altro per riconoscerlo.
Lefty volò in Florida, al club che l’agente Tony Rossi gestiva sotto copertura, e passò a parlare di soldi. Donnie fece per aprire bocca, ma Lefty lo fermò: «Alt, Donnie, ne parlate fuori». Donnie e Rossi uscivano in cortile, si mettevano d’accordo, Donnie rientrava e riferiva le cifre a Lefty. Così, facendo la spola, si accordarono sul pagamento.
Rossi rimase sorpreso. Donnie gli spiegò: «Lefty pensa che non lo possono incastrare per estorsione o associazione, se lui al discorso non partecipa. Tutti i bravi ragazzi la pensano così».
Il più anziano detta le condizioni, il più giovane le riferisce, e il più anziano non partecipa a niente che poi si possa citare. Dalla legge, questo, non l’ha protetto: Lefty in galera ci è finito lo stesso. Ma come modo di trattare senza perdere la faccia funziona anche in ufficio. Il capo che tratta di persona sulle piccolezze perde peso. Che tratti l’uomo di fiducia.
L’intermediario che non ordina niente
David Critchley, storico della mafia americana, scrive delle lettere trovate addosso a Giuseppe Morello quando lo arrestarono nel 1909. Dalle lettere si vede che Morello faceva da intermediario tra le vittime degli estorsori e gli estorsori stessi. Usava la sua influenza per sistemare la faccenda con una somma più bassa di quella richiesta, e la vittima restava in debito con lui. Critchley nota la comodità pratica di quel ruolo: teneva Morello a distanza dalla partecipazione diretta a un delitto grave. Lo pagavano non in soldi, ma in favori.
L’intermediario sembra un paciere, e il potere lo incassa sotto forma di debito. Lui di persona non dà un solo ordine che si possa provare. Ma fa’ caso: è proprio dalle lettere nel suo appartamento che si è capito il suo ruolo. Alle carte ci torneremo.
L’ordine sotto forma di richiesta
Bernardo Provenzano, che per tanti anni ha guidato la mafia siciliana da latitante, comunicava con i suoi uomini attraverso i pizzini. Le lettere intercettate sono scritte con garbo, perfino con affetto: benedizioni, auguri di buona salute, assicurazioni di essere a completa disposizione di chi le riceve. Dentro la mafia era noto per il detto «mangia e fai mangiare».
In bocca a chi ha la forza, un ordine vestito da richiesta funziona meglio di una minaccia. L’altro salva la faccia. E dire di no comunque non si può.
Funziona anche per un capo onesto. «Riesci a dare un’occhiata ai conti entro venerdì?» suona meglio di «guarda i conti entro venerdì». Solo, ricordati che la richiesta funziona finché dietro c’è il rispetto. Se il rispetto non c’è, una richiesta gentile è solo una richiesta, e ti risponderanno «non ci riesco».
Tirando le somme
Un ordine è lo scopo, la scadenza, a chi dare retta e chi paga. Il modo lascialo a chi esegue, e che cosa vuoi sappilo prima del discorso.
E dall’altra parte, impara a riconoscere quando ti comandano tramite un intermediario. Il capo che non parla mai chiaro, ma sempre «mi hanno chiesto di riferirti», ti lascia a rispondere delle sue parole. Chiedi conferma a lui in persona. E quando con grande gentilezza ti chiedono una cosa a cui non puoi dire di no, quello è un ordine. Eseguilo come un ordine, ma chiedi conto come per un ordine: chi ne risponde, se qualcosa va storto?
