La fiducia come grimaldello
Nel 1913 un medico di Palermo aprì uno studio a Caltanissetta. Passarono alcuni mesi e non si presentò nemmeno un paziente. Tornò a Palermo e si lamentò con un amico, un alto funzionario. Il funzionario andò da un macellaio di sua conoscenza. Il macellaio scrisse su un pezzo di carta: «il dottor... è mio amico». Firmò e disse di portarlo a un altro macellaio, a Caltanissetta. Il medico lo portò. Da quel giorno, come annotò uno studioso citato da Gambetta, le sue difficoltà finirono.
Cinque parole e una firma. Il biglietto non chiedeva niente e non minacciava nessuno. Passava la fiducia del macellaio al medico, di mano in mano. Chi fossero quei macellai, la fonte non lo precisa. Ma il loro «amico» in città pesava più di una laurea.
La fiducia è proprio questo: una chiave. Il guaio è che la chiave non chiede di chi è la mano che la tiene.
L’autorità degli altri
Un agente dell’FBI a Los Angeles lavorava dentro una banda che teneva a libro paga dei funzionari con le mazzette, organizzava bische e trafficava droga. Per darsi più peso, chiamò Donnie Brasco come uomo della mafia e inviato di un boss importante. Il boss lo faceva un altro agente.
L’incontro fu organizzato in una suite del Desert Inn, a Las Vegas. Se ne presentarono quattro, vestiti all’ultima moda. Pistone cominciò con la disciplina: a uno fece togliere i piedi dal tavolino, a un altro ordinò di sedersi composto. Poi li interrogò uno per uno: come ti chiami, di che cosa ti occupi. «Gli tiravo fuori apposta più dettagli, facendomi scudo delle pretese del mio “boss”». Droga, case d’appuntamento, lo sceriffo a libro paga. Chi parlava troppo in fretta, lui lo frenava: «Alt, alt, più piano». Per il boss, in teoria. In pratica, perché finisse tutto sul nastro.
Qui le chiavi sono due. La prima è la garanzia di un altro: un agente di casa aveva portato Donnie, e a Donnie avevano creduto. La seconda è l’autorità di un altro. Chi viene messo nella parte di chi chiede porta tutto da sé, pur di essere accettato. Il truffatore fa lo stesso. Solo che il suo boss non è un agente, è il vuoto.
Il salvatore
Tony Mirra si vide al ristorante con un debitore. Quello aprì bocca e Mirra lo zittì: «Alt. Niente nomi, o ti scanno qui seduta stante». Poi invitò il ragazzo a fare due passi. Con Mirra poteva voler dire un coltello in un vicolo.
Pistone si offrì di uscire lui col debitore. In strada gli disse: «Ti ho appena salvato la pelle». Gli fece promettere i soldi per l’indomani e gli disse di rientrare come se le avesse prese di santa ragione. Il debitore rientrò di corsa balbettando. Mirra gli diede appuntamento per il giorno dopo.
Lo scopo era pulito: evitare un morto. Il metodo, scuro. Chi è stato salvato si sente in debito. E chi è in debito dà più di quanto gli si chiede.
Di chi è la firma
Una volta il Don fece la stessa cosa del macellaio. Il fornaio, nipote di Lucia, voleva portare il pane negli alberghi. Lì non lo conosceva nessuno. Il Don garantì per lui con due direttori, e il pane lo presero. Sei mesi dopo il fornaio rimase a letto la mattina di un grande banchetto. La penale la pagò il Don, di tasca sua, e al fornaio davanti alla gente non disse niente.
Gli chiesi perché pagare. «Non hanno creduto a lui. Hanno creduto a me». La garanzia è una chiave che hai dato a un altro. La porta la aprirà lui. Ma di quello che succede dietro, risponderai tu.
Quando all’improvviso ti senti tranquillo
Adesso guarda le scene con Pistone con gli occhi di quelli che venivano aperti come serrature. I quattro nella suite chiedevano udienza davanti all’autorità di un altro. Il debitore era stato salvato dalla minaccia di un altro. E per Donnie aveva garantito uno di loro, uno di cui si fidavano. E a ciascuno di loro, quella sera, veniva facile. Facile parlare, facile credere, facile lasciarsi andare.
Al posto loro, fermati proprio lì. Non quando hai paura, ma quando dopo tre ore che conosci uno hai già voglia di raccontargli quello che non racconti ai tuoi.
Pistone sapeva anche quanto costa una chiave così. Louise, la donna di Lefty, lo invitò al funerale della madre. La morta lui non la conosceva, ma l’invito lo lusingò. Pioveva a dirotto. Pistone pensava che stava dividendo un dolore così intimo con una donna che lo prendeva per un uomo completamente diverso. «Fregare i cattivi è una cosa, sono le regole del gioco». Con la gente normale è peggio: «A volte queste persone si affezionano a te, e tu capisci che soffriranno molto quando verrà fuori la verità».
Il grimaldello non ripara la serratura che ha aperto. I banditi le regole del gioco le conoscevano. Louise no. A soffrire per la verità, come capiva lo stesso Pistone, sarebbero state persone come lei, non quelli che l’operazione l’avevano messa in piedi. Vale la pena ricordarselo ogni volta che apri una persona per affari: chi resterà con la porta aperta quando tu te ne sarai andato.
La chiave senza scasso
Un gruppo di psicologi britannici guidato da Laurence Alison ha analizzato le registrazioni degli interrogatori di persone sospettate di terrorismo. A ottenere più informazioni non erano quelli che premevano, ma quelli che ascoltavano, rispettavano e lasciavano una scelta. Anche con chi era venuto deciso a tacere.
Il Don la metteva più semplice: «Con l’inganno puoi prendere una volta. Con la fiducia, vent’anni. Fai il conto di che cosa ti conviene».
Tirando le somme
La tua fiducia prestala come il macellaio la sua firma: solo per chi sei pronto a pagare.
E quando la serratura da aprire sei tu, non guardare la chiave, guarda la mano. Chi ha garantito per lui? Davanti a chi ti sei ritrovato all’improvviso a chiedere? Da chi ti hanno salvato? Se in una sera sola tornano due risposte su tre, non hai trovato un amico. Stanno lavorando su di te.
