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Parte terza. Come si dice di sì · Capitolo 30. Come si cambia idea

Come si cambia idea

Anna, quella che poi ha mandato avanti la seconda lavanderia, una volta volle una lavatrice nuova. Il Don era contrario. Da vent’anni diceva che le macchine nuove masticano la biancheria, e lo sapeva tutto il quartiere. Discutere con lui era inutile. Ci avevo provato.

Anna non discusse. Disse: «Le credo. Mi spieghi solo come la mastica, di preciso. Poi devo insegnarlo alle ragazze». Il Don cominciò a spiegare. Il cestello, i giri, il tessuto. Al terzo minuto si zittì e restò un bel pezzo a guardare fuori dalla finestra. Poi disse: «Prendine una. Se ti mastica anche una sola tovaglia, te la scalo dalla tua parte». Non ne masticò nessuna. Dopo due anni di quelle macchine ne avevamo quattro.

Gli scienziati hanno verificato quello che aveva fatto Anna. Nel 2013 Philip Fernbach e i suoi colleghi hanno trovato degli americani con idee politiche rigide. Gli chiedevano di spiegare passo per passo come funziona una misura che loro difendevano o attaccavano con passione. Spiegando, la gente si accorgeva di saperne meno di quanto credesse, e le loro idee si ammorbidivano. Quelli a cui chiedevano solo di elencare le proprie ragioni, invece, non si ammorbidivano per niente.

Fa’ caso a come ha chiesto Anna. «Le credo»: non attaccava. Chi viene attaccato si difende. Chi viene pregato di insegnare comincia a pensare. E ha chiesto a quattr’occhi, e la decisione l’ha lasciata al Don. La stessa domanda, quel «come», si può fare davanti a testimoni, perché uno si impappini e ceda per vergogna. Se la fanno così a te, rispondi il giorno dopo e senza pubblico.

Che lo dica lui

Lo psicologo americano William Miller lavorava con gente che beveva troppo. Si accorse di una cosa semplice. Se ti metti a convincerlo, uno discute e difende la bottiglia. Se lasci che sia lui a dire perché deve cambiare, comincia a muoversi. Da qui è nato un metodo intero.

Uno degli autisti del Don si mise a bere. Il Don non gli fece la predica. Gli chiese soltanto: «Che cosa diresti a tuo figlio, se si mettesse al volante così?». L’autista parlò mezz’ora. Il Don stette zitto. Di bere non smise. E un discorso solo non bastò: sei mesi dopo si mise lo stesso alla guida ubriaco e strisciò il camion contro il cancello. Il Don lo chiamò di nuovo, gli fece la stessa domanda e di nuovo stette zitto. Dopo la seconda volta, per quel che ne so, ubriaco non ha più guidato.

Capita che la domanda non la faccia l’altro, ma la vita. Peppino Impastato era cresciuto a Cinisi, in una famiglia di mafia. Aveva quindici anni quando suo zio acquisito, marito di una sorella di suo padre e boss di Cinisi, saltò in aria con una bomba nella macchina. Peppino chiese a un altro zio che cosa avesse sentito il morto. La risposta, scrive Dickie, cioè che era successo tutto in un batter d’occhio, non tranquillizzò affatto il ragazzo. Nel 1966 Peppino, nel titolo di un suo articolo, chiamò la mafia una montagna di letame, solo con una parola più cruda, e lo cacciarono di casa.

Nessuno l’aveva convinto. Il suo mondo semplicemente non era riuscito a rispondere a una domanda semplice. Quindi una domanda onesta non tapparla con una bugia. È il modo migliore per tenerti una convinzione che andava cambiata da un pezzo.

Correggere conviene

Forse ti hanno detto che correggere la gente non serve: a contraddirla diventa solo più testarda. Questo «effetto boomerang» ha fatto rumore nel 2010. Poi Thomas Wood e Ethan Porter hanno ripetuto gli esperimenti su più di diecimila persone e non l’hanno quasi trovato. Il più delle volte la correzione sposta uno un pochino verso la verità. Non di molto e non subito, ma lo sposta.

C’è anche una strada traversa. Lo psicologo israeliano Boaz Hameiri e i suoi colleghi mostravano a israeliani con idee rigide sul conflitto con i palestinesi dei filmati che non li contraddicevano, ma portavano la loro stessa posizione fino all’assurdo: il conflitto ci serve per restare uniti e moralmente superiori. Una parte degli spettatori, dopo, diventava più morbida e più disposta al compromesso. Solo che lo specchio deformante funziona quando l’altro ride insieme a te. Se sente che ridono di lui, si trincera ancora più a fondo.

Cambiare parte, non fede

C’è un cambiamento che a un cambiamento somiglia soltanto. Dickie riporta il ragionamento di Tommaso Buscetta: non era stato lui a lasciare Cosa nostra, era Cosa nostra ad avere abbandonato lui. Dopo Capaci con lo stesso argomento si giustificavano anche altri pentiti: erano gli assassini ad aver tradito i «valori tradizionali». Dickie ne dubita, perché nella mafia «il tradimento e la crudeltà sono sempre andati perfettamente d’accordo con il codice d’onore».

L’uomo ha cambiato parte. Ma la convinzione sull’«onore» è rimasta: il traditore, per lui, è l’organizzazione. In ufficio dal capo ci si stacca spesso così. Non perché si è capito qualcosa di sé. Ma perché il capo «ha tradito gli ideali». Un anno dopo diranno lo stesso del nuovo. Quindi, quando uno annuncia di essere cambiato, fatti una domanda sola: ha cambiato fede o soltanto parte?

Togliere la parola

Don Peppe Diana, prete di Casal di Principe, a Natale distribuiva volantini con il testo «Per amore del mio popolo non tacerò». La camorra si chiamava «famiglia». Lui separò i due significati di questa parola. La famiglia del clan, dove la legge è la dedizione assoluta. E la famiglia cristiana, dove la legge è l’amore. Pretese che in chiesa non facessero da padrini persone dalla vita poco pulita.

Saviano scrive come un fatto che don Peppe dissuase Mario De Falco, fratello del boss, dal fare carriera nel Sistema. Da dove si sappia, Saviano non lo precisa. In compenso scrive chi se ne servì: il boss in persona, Nunzio De Falco. Era sospettato di aver ordinato l’omicidio del prete, e questa storia la tirava fuori come alibi. Saviano lo dice chiaro: quel successo del prete, uno dei più importanti della sua vita, De Falco l’aveva usato come proprio alibi. Nel 2003 De Falco ha preso l’ergastolo come mandante dell’omicidio.

Il prete ha tolto la parola al clan. E il clan ha tolto al prete la sua vittoria migliore e se l’è messa addosso.

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    Parte prima. Come si ascolta

    Capitolo 1. Con che cosa arriva

    1. Con che cosa arriva

    Capitolo 2. In sintonia col mestiere, non coi gesti

    1. In sintonia col mestiere, non coi gesti

    Capitolo 3. Uno di noi

    1. Uno di noi

    Capitolo 4. Di che cosa ha paura chi parla

    1. Di che cosa ha paura chi parla

    Capitolo 5. L'addestramento della recluta

    1. L’addestramento della recluta

    Capitolo 6. Parole e mani

    1. Parole e mani

    Capitolo 7. L'abito fa il monaco

    1. L’abito fa il monaco

    Capitolo 8. Come ragiona l'altro

    1. Come ragiona l’altro

    Capitolo 9. Il prezzo di un complimento

    1. Il prezzo di un complimento

    Capitolo 10. I valori degli altri

    1. I valori degli altri

    Capitolo 11. Come rovinare una conoscenza

    1. Come rovinare una conoscenza

    Capitolo 12. La fiducia come grimaldello

    1. La fiducia come grimaldello
    2. Codice d’onore

    Parte seconda. Che cosa vuole la gente

    Capitolo 13. Perché la gente paga

    1. Perché la gente paga

    Capitolo 14. Prima il cuore, poi i conti

    1. Prima il cuore, poi i conti

    Capitolo 15. Il vocabolario dei sentimenti

    1. Il vocabolario dei sentimenti

    Capitolo 16. Come risvegliare un sentimento

    1. Come risvegliare un sentimento

    Capitolo 17. Vendere col cuore

    1. Vendere col cuore
    2. Codice d’onore

    Parte terza. Come si dice di sì

    Capitolo 18. Il dolore e la soluzione

    1. Il dolore e la soluzione

    Capitolo 19. La scala dell'attenzione

    1. La scala dell’attenzione

    Capitolo 20. Come mostrare la merce

    1. Come mostrare la merce

    Capitolo 21. Vendere col nome

    1. Vendere col nome

    Capitolo 22. La prima latta

    1. La prima latta

    Capitolo 23. L'affare giusto

    1. L’affare giusto

    Capitolo 24. Il quadro senza il passo

    1. Il quadro senza il passo

    Capitolo 25. Spiccioli di tasca

    1. Spiccioli di tasca

    Capitolo 26. Ingresso libero

    1. Ingresso libero

    Capitolo 27. È la cornice che decide

    1. È la cornice che decide

    Capitolo 28. In che cosa crede

    1. In che cosa crede

    Capitolo 29. Chi crede di essere

    1. Chi crede di essere

    Capitolo 30. Come si cambia idea

    1. Come si cambia idea

    Capitolo 31. I pensieri degli altri nella tua testa

    1. I pensieri degli altri nella tua testa
    2. Codice d’onore

    Parte quarta. Parlare in Famiglia

    Capitolo 32. Come parlare al capo

    1. Come parlare al capo

    Capitolo 33. Come si dà un ordine

    1. Come si dà un ordine

    Capitolo 34. Incontri e carte

    1. Incontri e carte

    Capitolo 35. Come riconoscere un bugiardo

    1. Come riconoscere un bugiardo

    Capitolo 36. Cosa non dire ad alta voce

    1. Cosa non dire ad alta voce
    2. Codice d’onore

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